Universound – “Elefunk” (2018) – Recensione

Universound – “Elefunk” (2018) – Recensione

Ho ascoltato tutto il disco una volta, adesso si passa al consueto track by track.
Discovering Trappist-1 è una specie di intro, tra lo “space” e l’elettronico ed è solo un assaggio di questo bellissimo e ricchissimo disco.
Andiamo già sul sodo con Ego dove una chitarra funkeggiante si fonde ad una melodia fusion, una linea di jazz-guitar che si fonde alla voce, degna del miglior Pat Metheny.
Ma le vere sorprese si scoprono alla fine del brano, prima dei quasi sei minuti, dove un sassofono fa esplodere la traccia, insieme a tutti gli altri strumenti.
E non finiscono le trovate armoniche, ritmiche e i tecnicismi mai fine a sé stessi, con Elefunk , traccia omonima dell’album. Il funky è più dominante del solito, ma non solo, c’è anche del blues, rock, rhythm and blues e questo mood non si perde affatto neanche in High Funk (Monkeytown).
E dopo tutte le tracce in inglese, abbiamo finalmente un brano in italiano, bellissimo, con un intro di fiati ben intrecciati: Signorina.
Un testo degno del miglior cantautorato slow-jazz-blues all’italiana o una strizzata d’occhio ai brani della tradizione italiana anni 30-40, ma con un mood decisamente moderno. Un assolo di sassofono superlativo.
Sonorità decisamente vintage, con tanto di effetto “vinile”, ma che si evolvono in un groove più che moderno, è Thin Line Trips , ancora un altro testo in italiano, ma con qualche intervento in inglese. Canzone pazzesca, Let us take you home , degna delle miglior star internazionali alla Phil Collins, Elton John o Matt Bianco.
Bonustrack-Slang è un strano rifacimento hip-hop del brano “Thin Line Trips”, un “elefunk – rap”, davvero un esperimento molto singolare che sfrutta un proprio brano per creare il beat per un altro pezzo, con tanto di beat-box.
Complimenti Universound , con questo disco siamo a livelli stellari.

BIOGRAFIA BAND

Universound è un progetto formato da 5 elementi nel costante moto di ricerca dell’arrangiare in chiave Originale e personale il proprio materiale sonoro, abbracciando e scivolando tra stili e contaminazioni. Per quanto infuenti siano le diverse correnti musicali che l’hanno plasmato, è in grado di rendere questo sound uniforme, compatto e caratteristico portandolo poi all’interno di “Elefunk”, il loro disco di debutto. Dal vivo subentrano poi altre caratteristiche: improvvisazione, interplao e teatralità ne sono i punti cardine. Doti sviluppate da ogni componente durante il proprio percorso di studi di conservatorio – soprattutto in ambito jazzistico – poi e maturate e temprate dal palcoscenico. Soprattutto devoti al senso del groove e del ritmo incalzante, ritrovarsi ad un loro concerto vuol dire imbattersi in un live show di impronta principalmente funk dove non mancano poi mai accenni alle diverse infuenze musicali, ormai nel DNA della band. Un live esplosivo, coinvolgente e miscelato con groove e innovazione.

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