Homelette, intervista 

Homelette, intervista 

1- Che cambiamenti avete notato dalla pubblicazione tra il primo ep ed il secondo, a livello
di pubblico, occasioni, ecc?

Per tirare le somme è ancora un po’ prestino forse. Di base noi abbiamo sempre riposto
entusiasmo e passione in questo progetto, da quando abbiamo deciso di darvi inizio, con
tutte le forze. E l’auspicio è sempre lo stesso: che i nostri sentimenti ed intenti raggiungano
tutte quelle persone che credono in noi, che ci stimolano, che ci stimano, acquistando il
merch o semplicemente venendo ai concerti. Questa è la più sincera forma di
ringraziamento da parte nostra.

2 – Descrivete, se volete, dettagliatamente le vostre influenze musicali

Entrambi abbiamo gusti abbastanza variegati.. Homelette rappresenta il lato più tenero e
romantico del nostro modo di immaginare la musica. Le principali influenze viaggiano tra
suoni nordici di Bon Iver, passando a Devendra Banhart, Andy Shauf e tutta la corrente folk
americana e inglese. Ma negli anni passati abbiamo sempre suonato/ascoltato anche roba
più potente, rispettivamente Math rock (Danilo con i The Pier) e hardcore (Marco con i
Folgore)..diciamo che ci piace suonare.

3- Danilo e Marco…come vi siete trovati?

Parliamo di anni fa. Ci siamo conosciuti perché abbiamo condiviso alcuni live in Puglia,
dalle nostre parti. All’epoca avevamo due gruppi, The Pier e Be the Man, con cui giravamo,
suonavamo e ci divertivamo un sacco. Conoscendoci sempre meglio, ci siamo resi conto che
per alcuni aspetti creativi avevamo idee condivise e affinità di ascolti. La scintilla è
scoppiata semplicemente in sala prove, mentre il gruppo di amici che stava provando faceva
pausa-sigaretta. Da quel momento abbiamo iniziato a vederci con più regolarità e poi ne è
nato Mornin’ Hollows, il nostro primo Ep pubblicato nel 2015 e, successivamente, Empty
Suitcase.

4- Che strumentazione utilizzate?

Tutto è sempre partito da due chitarre acustiche. Homelette è nato come progetto acustico.
Poi la voglia di sperimentare ci ha portato ad inserire pianoforte ed organetti. Ma null’altro
insomma. Empty Suitcase rappresenta una sorta di evoluzione del concetto acustico e
strettamente intimo che invece ruota attorno al nostro primo Ep.

5- Quando dovete scegliere un titolo, che logica seguite a livello emotivo? Provate a
descrivere questo processo

Il titolo nasce inevitabilmente da ciò che quella specifica canzone rappresenta o racconta.
Empty Suitcase è un titolo che riguarda la tematica del viaggio, inatteso e sorprendente,
nonchè il fil rouge di questo secondo Ep. Partire all’improvviso, capire in pochissimi istanti
cosa è strettamente necessario per la sopravvivenza, adeguarsi a ciò che accade intorno. La
valigia è vuota perché non si è avuto il tempo di riempirla. Abbiamo provato a sviluppare questo tema, analizzandone vari aspetti: dallo spaiamento iniziale per la perdita di una comfort zone, alla curiosità dell’ignoto per poi concludere con il pezzo più romantico Song for U., che invece è la traccia più malinconica e sentimentale, legata agli amori e agli affetti più importanti. In buona sostanza, immaginiamo, viaggiamo con la mente e scriviamo.

6- Come mai la scelta di produrre le cassette?

Le cassette sono l’elemento caratterizzante la nostra etichetta discografica, More Letters
Records. Dato che Cataldo, Massimo e Federico hanno sempre e da sempre creduto in noi,
di conseguenza abbiamo sposato l’idea che possa essere un gadget più particolare e più
caratterizzante. Sentire i nostri dischi su nastro è stata una emozione davvero unica.
All’interno delle stesse, ovviamente, c’è sempre il code per il download per adeguarsi ai
tempi!

7- Come vi muovete per quanto riguarda la promozione?

Ci siamo fatti aiutare da Orazio di Doppio Clic Promotions, dai ragazzi di Spore Soc. Coop.
e da Claude e Giuseppe di Exploding Bands, amici prima di tutto. Come tutte le persone che
ci sostengono.

8- Se doveste immaginare una collaborazione con un cantante mainstream, chi scegliereste e
perché.

Assolutissimamente Bon Iver, che dopo il disco nuovo è entrato a far parte dell’olimpo dei
musicisti. Non che prima non ne facesse parte eh.

9-Come mai la scelta del nome Homelette?

Vorremmo avere una motivazione super intrigante ma effettivamente non c’è. Ci piaceva il
suono, la pronuncia e l’idea di “casa”..dove effettivamente sono stati composti tutti i nostri
pezzi.

10- Cos’è per voi la psichedelia?

La follia di Mac deMarco.
Grazie per essere stati con noi.


SCONTO DISTROKID 7% SE TI ISCRIVI USANDO QUESTO LINK (clicca)
 

Comments are closed.

Open chat