Chat with us, powered by LiveChat

IL MERCATO NERO: Quando l’originalità fa rima con intelligenza (recensione)

IL MERCATO NERO: Quando l’originalità fa rima con intelligenza (recensione)

IL MERCATO NERO “società drastica” (Seahorse recordings)
Il Mercato Nero è una nuova e originalissima band autrice di un disco  insolito che vi invito caldamente ad ascoltare.
La line-up è formata da tre musicisti noti nell’ambiente indie/alternativo italiano:il più conosciuto è senz’altro Egle Sommacal,da sempre chitarrista dei Massimo volume;ma i più attenti ricorderanno che gli altri due nomi (Manuel Fabbro-basso,voce e Matteo Dainese-batteria,elettronica,cori) hanno fatto parte con lo stesso Egle degli Ulan Bator in passato (oltre che  di innumerevoli altre formazioni indipendenti).
Detto questo,la musica del Mercato Nero non ricorda nessuna delle precedenti esperienze dei suoi componenti,in quanto è composta da un originalissimo parlato,un rap “che non è rap” (che dell’hip-hop eredita certe cadenze,ma non i contenuti) che va a sposarsi con un tessuto musicale estremamente variegato e ricercato.
Questo è evidente fin dal primo brano,”Passo falso”,in cui una musica carica di groove (lento e cadenzato) si sposa a testi che non celano una certa ironia (“questo è un altro passo falso dell’hip hop” recita il ritornello);”Miracoli” continua un po’ su questa linea,con una critica sociale evidente nel testo,mescolata a ricordi personali ed un tappeto sonoro che coniuga elettronica e parti strumentali riflessive (partecipa nei cori Martina Dainese).
“Esche vive” continua l’analisi della società,come spiega lo stesso testo (ed il titolo dell’album deriva proprio da qui:”analisi,società drastica/non ho capito cosa mangia,ma mastica/è spastica come tutta questa faccenda,io faccio ammenda/ma non c’è pillola che prenda”) ed è un brano più rock,anche se solcato sempre da tenui venature di elettronica analogica.
“Ineluttabilità” è un brano più introspettivo,anche se la lingua non si frena (“non preoccuparti di come ti comporti/anche se la sera caghi sopra i morti/qualcuno dice che sei una cicatrice/devi aver avuto una cattiva levatrice”);il sound è più meditativo,ma sempre carico di ritmo (e non mancano alcuni passaggi chitarristici psichedelici,come per esempio nei reverse introduttivi,ma anche in alcuni arpeggi).
“Saccopelista” è un brano solare e luminoso,adornato dalla tromba di Federico Mansutti,e ritorna anche l’ironia (irresistibile l’immaginario dialogo tra il protagonista ed un (im)probabile passante “sono un saccopelista/no,sei un sacco di merda”);”Tossico” invece presenta un riff di basso distorto che sa quasi di stoner,mentre le liriche tornano taglienti,ma con una causa,difatti è un brano contro la droga pesante (“non ho scheo per fare la vita da tossico(…)quasi quasi me ne vanto,perchè no?/questi menano se sentono poiché/dico loro e li coloro di marrone/(….) sei merda,anzi no la merda ha un valore”),argomento che Manuel affronta senza retorica e senza peli sulla lingua,ma con originalità:un messaggio diretto e sincero,ed è anche per questo che è uno dei miei brani preferiti dell’album.
“’Nduja” è un brano più ricercato e meditativo,dalle affascinanti trame sonore che svelano perfino insolite influenze ambient (le liriche sono sempre una critica alla società odierna,mischiate a ricordi personali);”Automobile” è un trip hop personale e moderno in cui l’elettronica torna in evidenza ( e ci sono perfino delle influenze pop nel ritornello,complici i ritornelli di Dainese).
Le ultime due tracce hanno in comune una metafora “luciferina” nel titolo,ma in realtà si tratta di due pezzi molto diversi:”Demoni” è un brano decisamente più aggressivo e rock,che riflette  con ampia capacità descrittiva su situazioni di ordinaria insofferenza urbana (“anche lei ha i suoi demoni/per toglier dalla testa ‘sti frastuoni non le bastano iniezioni/con intenzione lei si taglia a fondo la frustrazione/ingurgita calmanti in dose da elefanti”);per contro su “Inferno” torna la sezione ritmica sincopatissima e tesa (e non mancano solcature electro),mentre le parole vanno a ruota libera,scardinando certezze e falsi miti….Il finale è una lunga coda onirica e psichedelica,in cui delicati arpeggi e loop chitarristici si fondono talvolta ad increspature noise.
In realtà “Inferno” non è l’ultima traccia,o almeno non l’ultima elencata:difatti ecco arrivare subito dopo un lungo brano senza titolo,che svela il lato più sperimentale della band,tra avanguardia,elettronica e trame ipnotiche.
Riassumendo,posso tranquillamente confermare che Il Mercato Nero è una band estremamente originale e godibile:e penso lo stesso delle loro composizioni,in quanto risultano fresche e ricche di tante idee;inoltre,la caratteristica fondamentale del trio è quella di non somigliare ad altre realtà musicale,mischiando con gusto intelligenza e ricerca.
Ed in chiusura di copertina,la band afferma che “Il mercato nero sei tu insieme a:…”,elencando  di seguito la line-up:un invito esplicito a “fare parte” dello stesso gruppo,seppure da ascoltatori,che conferma le doti non comuni di questi musicisti.
Da ascoltare con estrema attenzione.

1476053_492802364167584_1019246790_n1398464_492802147500939_2144245160_o