Chat with us, powered by LiveChat

In.Visible,tra eleganza ed introspezione dark

In.Visible,tra eleganza ed introspezione dark

IN.VISIBLE “have you ever been?”

Dietro il nome IN.VISIBLE si cela il musicista Andrea Morsero,che vanta già alcune esperienze come batterista e dj;”have you ever been” è il suo primo lavoro solista ed è prodotto da Lele Battista.

Si tratta di un lavoro molto variegato,con il cuore negli eighties più raffinati:ma non si tratta di roba già sentita,perchè il nostro rielabora le influenze in modo molto personale e all’interno del disco ci sono molte sorprese.

Prendiamo ad esempio “another time,another place”:le influenze darkeggianti sono in evidenza,ma calate in un contesto decisamente diverso,con un’attitudine catchy e decisamente R&R (come “modello musicale” mi viene in mente Peter Murphy dei Bauhaus,che all’estero fa un discorso simile,ma non identico naturalmente!);su tutto svetta la voce molto particolare e godile di Andrea,ma anche la musica sullo sfondo non è da meno,anzi!

“Leather” ha il cuore nella new wave anni ’80,ma non si rinuncia alle melodia,seppur “scura” (infatti il brano è anch’esso molto orecchiabile,e questa caratteristica si ritroverà in tutto il disco);”Invisible”continua un po’ su questi sentieri,ma con un tratto più “techno pop”se vogliamo,con l’inconfondibile voce del nostro in evidenza.

Anche l’introspezione è un tratto fondamentale del disco (questo traspare anche dai testi):”Fingers”,difatti,subito dopo,è un brano più meditativo ed ombroso,anche più elaborato e dall’atmosfera più riflessiva.

“The Magic” è una sorta di funk elettronico,che ricorda un po’ il “Duca bianco” (edizione anni ’80),ed è un brano molto divertente,con potenzialità da singolo di successo;”Stagen”,per contro,come atmosfera mi rimanda ai Kraftwerk più “umani”,forse perchè si tratta di uno strumentale avvolto nell’elettronica analogica dei synth,che svela anche inaspettate influenze quasi progressive in alcuni momenti.

“The deepest darkest side”,fedelmente al titolo,ripercorre atmosfere darkeggianti,ma con inedita eleganza;”Feel”,subito dopo,è un brano più pop,ma sempre eseguito con raffinatezza (ed abbellito da una tastiera molto “calda”-forse un fender rhodes,ma non sono sicuro),in cui i battiti elettronici stanno sullo sfondo come “tappeto”,senza essere troppo invasivi.

Ma il disco vive di diverse anime,e man mano che ci avviciniamo alla sua conclusione,arrivano altre sorprese:”Love gun” non è la cover dei Kiss,ma un brano dal cuore punk rock,in cui tutta l’atmosfera ha un’attitudine decisa e sfrontata (e si ricollega idealmente al primo brano dell’album),mentre “The second way” è una canzone più riflessiva,ma sempre dall’attitudine darkeggiante,con una melodia inedita ed irresistibilmente intrigante.

Chiude inaspettatamente l’album una ballata decisamente struggente ed ariosa,che si discosta dal resto del disco:”Under”,forse il brano che preferisco,un vero capolavoro di melodia e poesia,con un commovente pianoforte sullo sfondo (e non sono da meno le chitarre!).

Questo disco è davvero una bella sorpresa,che svela un cantautore rock davvero poliedrico ed interessante,darkeggiante ma allo stesso tempo con tanti spunti in più che molti colleghi della “scena” si sognano solamente:ne riparleremo!

have you ever been - front cover