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Gabriele Bellini ha risposto gentilmente ad alcune mie domande….Enjoy!!!

 

A cura di Francesco Lenzi

 

1/ Ciao Gabriele! Innanzitutto complimenti per la tua incredibile tecnica, che combina una varietà di stili non indifferente! Quindi parto con una domanda che può apparire scontata, ma interessante per i lettori che ancora non conoscono la tua musica….Com’è nata la tua passione per la sei corde?

La passione è nata per gioco, un po’ come in tutti i bambini. Devo riconoscere di essere stato fortunato e di aver trovato una famiglia che mai mi ha ostacolato in questo, anzi, ho sempre trovato il supporto più totale. La cosa mi ha così dato le motivazioni e quella sorta di “accettazione” che mi ha spinto ad intraprendere questa strada. Da lì è stato un susseguirsi di esperienze ed eventi. Sono un musicista autodidatta che ha studiato da solo, facendo errori, tornando indietro e ricominciando. Forse adesso è più facile perché basta un click per accedere a tante informazioni, ma quando ho cominciato io era decisamente più complicato ed ha messo a dura prova la mia pazienza e la mia volontà: farsi viaggi in auto per vedere un chitarrista che avevo solo ascoltato su disco per capire come potesse suonare determinate cose. E’ stato (e lo è ancora) un lungo viaggio fatto di grandi scoperte e grandi soddisfazioni.

2/ Il tuo nuovo cd è una sorta di “best of” di trent’anni di carriera. Ce ne vuoi parlare?

Per me era un passo dovuto. Parliamoci chiaramente, non sono una star, sono il signor nessuno, ma riesco a vivere di musica e nella musica. Faccio tutti i giorni ciò che amo e penso che le persone che mi circondano se ne accorgano. Sono 30 anni di carriera con molti alti e qualche basso, ma alla fine anche le cose apparentemente negative non hanno fatto altro che farmi crescere come musicista e come persona. Si parte dal 1984 con gli Hyaena, che restano ad oggi una delle band più apprezzate in quello che fu la scena metal degli anni ’80 italiana, un demo poi stampato su cd, un paio di vinili e poi una svolta progressive nei primi ’90, prima come band che faceva musica strumentale e poi un cd cantato. E’ stata una grande band ed ancora oggi ne leggo su riviste e libri e la cosa non mi può che riempire di onore. Poi da una costola degli Hyaena nacquero i Ritmenia Zoo che presentavano un rock elettronico, niente a che vedere con il passato se non la libertà di suonare quello che volevamo. Anche lì grosse soddisfazioni. Dopo mi sono dedicato a me stesso ad esplorare la musica fino ad arrivare ai Pulse-R, attualmente la mia band. Un gruppo di pazzi, talentuosi e creativi. Un vero spasso per uno come me!!

3/ Qual è il progetto musicale-tra i tanti a cui hai partecipato- al quale sei più legato?

Senza togliere niente a tutti gli altri gli Hyaena occupano un posto speciale nel mio cuore. Sono gli anni in cui tutto era più autentico e tutto sembrava essere possibile. Vivevamo tutto con estrema forza, nel bene e nel male. Era tutto grande e sembrava esserlo ai nostri occhi. Forse era davvero così visto che ancora oggi mi scrivono persone che hanno ancora il demo in cassetta e continuano a dire “certo spaccavate di brutto”! Alcuni di quei pezzi si possono ascoltare ancora nel CD ed è per me grande gioia!

4/ C’è qualche registrazione che avresti voluto includere su “30 years”,ma è rimasta fuori all’ultimo momento?

Ce ne sono molte. C’è un pezzo in particolare che non ha mai visto la luce…. anzi sono un paio di pezzi. Nel periodo degli Hyaena strumentale eravamo soliti suonare in libertà come dicevo prima e ci siamo ritrovati ad avere un paio di pezzi decisamente lunghi, uno dei quali sfiorava i 45 minuti. Pensarci adesso fa un po’ sorridere ed un po’ spaventa. Mi sarebbe piaciuto inserirlo, ma ovviamente non era fattibile a meno che non avessi pensato ad un doppio cd, magari lo inserirò nel cd per i prossimo 30 anni!

5/Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?

Il mio riferimento musicale sta nella musica stessa, nella sua capacità di dare emozione e di trasmetterti il messaggio. Ho vissuto in prima persona il prog, la dance, il punk, la new wave, il metal, la techno… quindi credo di non avere pregiudizi ed ho saputo apprezzare in tutto quello che di buono hanno saputo offrire ed ancora oggi offrono!

6/Come nascono i tuoi pezzi?

I pezzi sono il frutto di un lavoro che nasce in maniera inconscia, spontanea. Certo è necessario ripensarli ritornarci sopra più volte, ma senza mai perdere il riferimento di quella scintilla creativa che mi ha sempre mosso. A volte può essere un riff di chitarra, a volte può essere un groove che ho in testa, a volte può essere un film che ho visto. Ho un approccio piuttosto globale alla musica come dicevo prima e quindi spesso sono elementi poco legati alla musica a spingermi in una direzione. Vivo il mio quotidiano in maniera intensa e connessa alla musica, tra insegnamento e produzione musicale con la mia etichetta no profit Qua’ Rock Records ed è quindi questo continuo essere stimolato a farmi accendere la lampadina della creatività.

7/ La cosa che mi ha colpito di più del tuo modo di suonare, è quella capacità di coniugare una tecnica incredibile e raffinata,senza andare mai a discapito delle emozioni e del “cuore”….Sei d’accordo con questa definizione?

Ti ringrazio molto. In effetti posso dire di essere stato fortunato a crescere musicalmente in un periodo florido e ricco di musicalità più che di tecnica come quello della scena prog degli anni ’70. Questo mi ha sempre spinto nella direzione della musica più che della tecnica. Non che disdegni qualche sfuriata shreed, ma non sono mai stato troppo colpito da coloro che hanno puntato solo sull’aspetto tecnico e poco su quello compositivo. Per me la musica rimane un mezzo di comunicazione. Creo musica perché sento di avere qualcosa da dire, altrimenti mi dedicherei ad altro. E’ una mia esigenza, lo è sempre stata e fino a quando avrò emozioni farò musica.

8/ Cosa consiglieresti ad un chitarrista che vuole intraprendere il difficile cammino della produzione?

Questa è una domanda interessante perché spesso la produzione viene vista come un qualcosa di asettico. Ho una storia come chitarrista e come insegnante, poi nel 2010 abbiamo fondato questa associazione No Profit per organizzare eventi e supportare la scena locale e non. In 4 anni abbiamo organizzato più di 100 serate offrendo un palco ed una vetrina a chi meritava. Nel frattempo tutti mi chiedevano “a quando una etichetta discografica?”. Pensare ad una cosa del genere era un po’ una follia visto i tempi, ma il mio vedere positivo ed il mio credere in questa cosa mi ha spinto in questa direzione anche grazie a Giacomo Jac Salani che oltre ad essere il cantante dei Pulse-R è il fonico residente de “La Fucina Studio”, uno luogo davvero spettacolare dove puoi trovare macchine analogiche di alto livello ed una persona in grado di metterti a tuo agio e saperti aiutare nel tirare fuori il tuo meglio. Fatta questa doverosa premessa che sembra essere lontana dalla tua domanda ti dico che un chitarrista per diventare un buon produttore deve svestire innanzi tutto i panni del chitarrista. Si sa che i chitarristi sono delle “primedonne” è lo strumento stesso che ti spinge ad esserlo e quindi per essere un buon produttore devi innazi tutto avere la visione d’insieme della band e vederla come un unico su cui lavorare, cercando di esaltare i contrasti ed allo stesso tempo spianarli per creare un equilibrio proprio dove un equilibrio non può naturalmente esserci.

9/ Quali novità musicali bollono in pentola in casa Bellini attualmente?

Tantissime. Stiamo lavorando alle nuove produzioni per la Qua Rock Records. Stiamo lavorando il nuovo disco dei Pulse-R, stiamo lavorando in maniera forte anche a rendere visibile sul territorio le nostre iniziative. Inoltre a tutto questo continuo ad affiancare l’insegnamento, le clinic e tutto quel mondo in cui la musica è trasmissione di informazioni, terapia e benessere, perché la musica può aiutare a vivere meglio e stare bene con se stessi e quindi anche con gli altri!

10/ Grazie per tutto! Un saluto per i nostri lettori adesso….

Grazie prima di tutto per quello che fate e per lo spazio che mi avete concesso. Mi auguro che il mio entusiasmo possa stimolare qualche lettore a prendersi la briga di spulciare un po’ dei nostri lavori e dei miei lavori e magari entrare in contatto con quella che amo definire la famiglia Qua Rock! Stay rock!