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Intervista a Marco Germani

1) Come componi generalmente le tue canzoni?

Dipende dal progetto: a volte l’idea di base parte da un riff di chitarra, da un tappeto sonoro, da una cellula melodica, poi si sviluppa attraverso delle variazioni o dei rinforzi, talvolta parto da un testo e creo una base ritmico/armonica facendo improvvisare i cantanti che per loro natura sono più propensi a trovare melodie interessanti. Talvolta utilizzo solo rumoristica per creare un effetto background e ci faccio recitare, ma la cosa più importante è il risultato finale, la sensazione che provo, non sto mai troppo attento alla conduzione delle parti, tento di ottenere ciò che voglio a livello emotivo, poi ritorno sugli arrangiamenti in una fase successiva, magari modifico pure la struttura e mi faccio spesso aiutare dai cantanti che hanno una concezione più formale della canzone.

2)Come descriveresti il tuo progetto a coloro che non lo conoscono?

È una soundtrack da ascoltare di fila anche se suddivisa in dodici brani, un esperimento evocativo che ha a che fare più con la musica meditativa che con il mainstream. L’ascolto comunque non è complesso, perché ho tentato di dargli una forma commerciale, ci sono tanti featuring sorprendenti. È un album da ascolto molto cupo…

3)Parliamo del tuo album N.D.E… Dal comunicato stampa giunto in redazione abbiamo letto che “Tramite l’ascolto delle dodici tracce inedite si percepisce il senso di un viaggio, che preso alla lettera può essere l’esperienza del celebre tunnel che porta all’aldilà luminoso, ma che simbolicamente assume il significato di un percorso attraverso se stessi, dal buio alla luce, da un momento negativo della vita alla sua felice risoluzione, dalla disperazione alla speranza.” Quindi un viaggio “catartico” ma anche mentale…

È un lavoro molto interiore, basato sulle mie esperienze personali. Amo talmente la musica, che vedere gente che se ne frega di quello che stai suonando, dicendo e facendo su un palco, dopo che ci hai dedicato la vita con sacrifici e rinunce, che mi sono chiesto più volte se valesse la pena andare avanti in questa impresa. Poi ho pensato che nulla avrebbe avuto senso senza l’arte e la musica e che sarei morto dentro, allora mi sono convinto a procedere nella mia missione, ma ho voluto dedicare un album a questa sensazione, in modo da poterla condividere con chi la pensa come me. Ho scoperto che è un’ottima terapia.

4)Per favore nomina una tua canzone che sei certo che farà impazzire i tuoi eventuali nuovi fans…

Purtroppo non ne ho una in particolare, direi a chi piace il new age : Sekvu la Lumon con Rita Partini. A chi piace il metal Facin’ Death con Dario Sicilia, Stupid Bitch con Laura Ferro, Disguised Sleep con Alessandra Balliana. La title track Sindrome Di Morte Apparente, con La Vì e BKO, è un prodotto molto vario quindi ho feedback differenti in base alla propria personalità, visto che l’ascolto è free su Spotify e Soundcloud consiglierei di non fermarsi alla prima traccia, ma di ascoltarlo tutto almeno una volta.

5)Stai già lavorando a del nuovo materiale?

Per il momento no, sono molto impegnato con i miei progetti cover, ma ho in mente il seguito e credo che appena avrò un po’ di tempo mi ci metterò, credo si parlerà di una seduta di cura da una psicologa dopo il trauma dato dalla sindrome di morte apparente…

6)Tra tutte le nazioni e i festival, dove ti piacerebbe suonare un giorno?

Sicuramente in America e in Giappone, la gente là è differente, c’è una cultura dell’ascolto che qua è morta, uccisa dalle canzonette e dai locali, purtroppo non ho budget e un’agenza piena di impegni per partire, ma mi farei volentieri un paio di mesi semplicemente andando nei locali a fare jam, tanto conosco un migliaio di cover, non credo ci siano problemi a condividere un palco in quei luoghi, i musicisti sono più socievoli. Fortunatamente il rock è una lingua universale, ne ho piene le palle del panorama indie italiano, in cui ti guardano la marca delle scarpe e poi escono a fumarsi una canna mentre suoni…

7)Cosa pensi della scena musicale italiana?

Sinceramente mi delude un po’; per uno che ha vissuto da ragazzino gli anni ’90 con Timoria, Litfiba, Bluvertigo, Africa Unite, C.S.I. , Afterhours , Marlene Kuntz , Verdena, Negrita, Elio e le Storie Tese, Modena City Ramblers, Persiana Jones, Pornoriviste, Punkreas e tanti altri, mi chiedo in che cosa consista la scena attuale. Invecchiando si resta affezionati al passato, ma io ho avuto la fortuna di vivere un momento storico durante il quale si osava sfidare il “mainstream” sudando in sala prove e organizzando concerti a tutto spiano. Non c’era internet, la tv era blindata, (tranne qualche eroe come Red Ronnie con il suo Roxy Bar, che era un programma fighissimo!), non tutti avevamo un’auto e c’erano i genitori che vedevano i concerti rock come una cosa negativa (questo non è il mio caso per fortuna)… a 17 anni mi capitò una splendida occasione: suonare allo stadio di Vigevano per un mega concertone che come gruppo headliner aveva gli Statuto. Era stato organizzato dalla Cooperativa Portalupi (Frazione Sforzesca) e voleva essere un incentivo per l’aggregazione giovanile, io avevo un gruppetto metal con all’attivo quattro brani belli tirati, presenziai a tutte le riunioni e mi feci in quattro per fare promozione (che ai tempi consisteva nel distribuire volantini fotocopiati in bianco e nero a chiunque). Era l’unica cosa importante, non pensavo ad altro, ci inserirono in scaletta verso le 16 di pomeriggio, non potevamo pretendere di più perché eravamo proprio dei ragazzini sbarbati, non facemmo nemmeno il soundcheck, non c’era tempo, mi ricordo ancora il suono del ritorno del rullante che aveva quasi a un secondo di ritardo! Sembrava di suonare in un flipper, di “pali” ne prendemmo parecchi, ma eravamo gasati ai massimi livelli perché la gradinata dello stadio era piena di gente che era venuta a sentire il live! Ragazzi e ragazze di tutte le età e di tutte le scuole, applaudivano noi in pantacalza e canotta, mi esplose anche il preamplificatore e mi prestarono un ampli, dopo i nostri venti minuti di gloria, restammo lì ad aiutare le altre band per lo show, eravamo tutti amici, ragazzini pieni di ormoni che avevano realizzato un sogno. Questo non accadrà mai più: il mondo è cambiato e tutti devono sempre fare qualcosa al posto di venire a sentirti, è frustrante, e quando si manifestano, è per farsi vedere e cazzeggiano con lo smartphone. Io ho 41 anni e di live ne ho fatti tanti, ma penso ai miei allievi e al fatto che a sentirli ci sono i loro genitori e parenti, ma non i loro amici. Non c’è scena se ai giovani frega solo del risvoltino e della cannetta, bisogna educare le persone all’ascolto già da bambini!

8)Quali sono le tue considerazioni sul mercato musicale? E su internet?

Internet ha distrutto la vendita dei dischi quindi ha segato a zero la possibilità di vivere della propria musica, però ha permesso a tutti di poterci essere, anche se fare il fenomeno dietro a una telecamerina in cameretta non mi sembra il massimo per un musicista. I social hanno poi dato il colpo di grazia definitivo, ormai tutti sono competenti, sanno qualsiasi cosa e ti giudicano, se ti va bene, altrimenti non gliene frega nulla di te se non posti il gattino con sei zampe o il bambino che si vomita sui piedini, sono riusciti a far emergere il peggio di chiunque: posti un evento trenta volte e ti dicono che non lo hanno visto, dici che hai pestato una cacca e ti arrivano 300 like e faccine sorridenti… Io sono talmente disperato che alle volte butto lì delle polemiche e litigo con gente per poi mettere qualcosa di mio e sperare che mi dicano che fa schifo… Non ci riesco mai…Non credo nel successo nel web, penso che si debba andare in giro e conoscere le persone, però può essere utile come mezzo organizzativo (ci si può scambiare un sacco di materiale al volo e mettersi d’accordo per la realizzazione della serata). Il web è anche utile per scambiare opinioni, comprare pedalini usati, cercare informazioni, comprare biglietti dei concerti, ma non credo possa garantire il successo, la musica va vissuta sulla pelle, bisogna andare ai concerti e far suonare le band in tutti i locali e per le strade, solo così si fa la gavetta, ci si distingue e si emerge: the long way to rock and roll!

9)Cosa pensi del mondo dei talent show? C’è ancora futuro per la musica underground?

I talent sono il peggio in assoluto: hanno ucciso le band, la musica dal vivo e rincoglionito la gente. Te lo immagini uno come Axl Rose da giovane che si fa prendere il giro da uno che non sa nemmeno cantare? Lo ammazzerebbe in diretta! Invece vedi queste persone tristi, con un sogno nel cassetto, che cantano mezzo brano e poi vengono umiliate da questi che fanno i grossi. La musica underground si riprenderà solo quando le persone ricominceranno a rispettarla e chi organizza lo farà per uno scopo e non per soldi, bisogna smettere di volere che i propri figli siano tutti avvocati o ingegneri, ci vogliono dei nuovi Ozzy, Van Halen, Hendrix, Dylan, Michael Jackson, Queen, Red Hot, Beatles, Pink Floyd, Cobain, ecc… Gente che è vissuta in un camper per un sogno, che dormiva dentro al furgone, che si sporcava le mani, che non faceva la doccia perché non c’era. Non dei fighetti che si lisciano i capelli e profumano di lavanda, poi inciampano nel cavo jack della chitarra e non sanno nemmeno guardare in faccia la ragazza che gli sorride in prima fila! Ai ragazzi che vogliono imparare a suonare insegno che il successo te lo devi meritare: li porto a scaricare e montare la strumentazione, li tengo il venerdì sera in sala prove, li obbligo a bere una birra tra di loro, devono capire quanto bello è questo mondo, anche se non sei nessuno, e quanto sia un dono saper fare tanto rumore per dare fastidio ai benpensanti.

10)Grazie del tempo dedicatoci. Se vuoi aggiungere dell’altro, sei libero di farlo!

Grazie a te e scusa se sono stato lungo e un po’ pesante, ma io sono uno “vecchio stile” e non credo che il rock possa essere per gente superficiale, se qualcuno ha letto questa intervista e l’ha trovata divertente, mi piacerebbe ascoltasse il mio lavoro e mi dicesse che cosa ne pensa, personalmente stimo molto artisti dome Dave Grohl, Bruce Dickinson o Trent Reznor, che molte volte hanno denunciato un sistema che non permette ai giovani talenti di emergere, ma sono arrabbiatissimo più con i genitori (che hanno più o meno la mia età) e con il sistema scolastico, perché non mettono musica, arte e sport in primo piano e i media si comportano di conseguenza: se ci fosse più richiesta probabilmente si suonerebbe di più in giro, ci sarebbero trasmissioni diverse e il web sarebbe più orientato verso i giovani talenti. Io provo a fare il mio e ci credo, investo molto tempo della mia vita affinché si crei il “gruppo”, educo i ragazzi a fare squadra, ad avere un obiettivo in comune, a rispettarsi e spronarsi a vicenda e molte volte ho grandi soddisfazioni, vedo in loro quella scintilla magica che ha fatto di me un signor nessuno, ma con un amore enorme per il suono.  Non so fare un altro lavoro, ogni tanto penso che un mondo senza band e senza musica sarebbe un mondo molto triste e noioso, e senza i CD dei miei idoli la mia adolescenza sarebbe stata troppo frustrante! In bocca al lupo a tutti e grazie mille per lo spazio, mi avete reso un pochino più famoso ! 😉

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