Intervista ai Florence Elysée

   Domanda classica quanto necessaria: abbiamo provato sin dalle prime righe della recensione effettuata recentemente su Audiofollia ad interpretare il vostro nome, adesso abbiamo l’onore di avervi come ospiti, chi meglio di voi può spiegarci?
R  Sì, Firenze è stato il nostro primo vero live ed i Campi Elisi sono una sorta di fine, potremmo dire che Florence Elysée è il viaggio della vita. Chiaramente ci suonava anche molto bene.
D   Quali sono le vostre principali influenze, ce ne sono altre non nominate tra le varie recensioni, biografie, comunicati stampa, ecc? E magari qualche ascolto segreto.

R    Ascoltiamo soprattutto musica di artisti emergenti o poco più, diciamo tutto ciò che è ancora underground. Ci piace molto l’attuale scena di Glasgow: Fatherson, Vukovi, Chvrches oppure Dirty Projectors, Enter shikari, Bjork, gli anni ’90. Eh sì, variamo molto. Ultima sorprendente scoperta: Big Thief.
D    Voi e l’estero. Opportunità ricevute, idee di conquista oltreoceano?
R    Siamo consapevoli che molto probabilmente la nostra musica è azzeccata per l’estero. Ci stiamo organizzando per poter portare “Home” fuori dai nostri confini. Ci piace però ricordare nei nostri concerti che infondo “anche questa è musica italiana”.
D    Come vi promuovete a livello digitale? I più nerd sono curiosi di conoscere tutti i dettagli e pensieri circa tutte le piattaforme e come vi rapportate: da Bandcamp a Spotify, da Soundcloud a Youtube.
R    Crediamo che sia facile trovarci più o meno in tutte le principali piattaforme digitali, però, continuiamo ad amare gli album fisici.
D   Su Myspace ci siete? Domanda che può apparire buffa, ma…ve lo ricordate? Eravate attivi anche ai tempi e cosa è cambiato da allora secondo voi.
R   Certo che lo ricordiamo! In quel periodo non eravamo ancora Florence Elysée. Crediamo purtroppo che se è cambiato qualcosa da allora sia cambiato comunque in peggio. Abbiamo la sensazione che il pubblico o le persone in generale siano sempre più distratte e la musica non ricopra più una posizione importante nella vita quotidiana (per lo meno non come 20 anni fa, e soprattuto la musica live). Ma per questo non ci lamentiamo, infatti, a volte, anche noi siamo molto distratti. Abbiamo appena rifiutato due biglietti per i Radiohead a metà prezzo, pazzi? In realtà preferiamo spendere soldi per comprarci l’intera discografia dei Cosmetic o supportare le nostre band preferite qui: Be forest, Barely awake, Dardust, Any other, Urali….

D   Avete già spiegato nella canzone “home” tutto il senso del disco, perché non provate a rispiegarcelo, per i più distratti o quelli “de coccio”, più che altro in parole più ampie senza aver paura di essere prolissi e magari rilasciandoci qualche altro pensiero in più. Complimenti per Home, fa venire davvero la pelle d’oca.
R    Grazie davvero! Il disco è stato scritto in un momento di ricerca della serenità che probabilmente ancora stiamo cercando. Parliamo di vita. Crediamo che sia una situazione comune per chi ci pensa e non si accontenta. Da qui partono mille pensieri e idee, proseguendo la corsa continua verso qualcosa che neanche conosciamo.

Perché non cantare in italiano? Il perché di questa scelta.
R    Samuele: L’ultima volta che ho parlato di questo argomento è stato con Samuel Cooper dei The Dirt Radicals, australiano che da qualche anno vive a Pesaro. Mi disse: “Vi capisco, fate bene! Così vi rivolgete al mondo e suona anche meglio”, questo è anche il nostro pensiero. In ogni caso non è escluso che in futuro si possa fare un disco in italiano, siamo innamorati della poesia degli Amor Fou, ed ascoltarli ci ispira. In realtà siamo pronti per registrare il secondo album e tra le canzoni ce ne sono alcune che ora hanno testi in italiano; siamo indecisi se tradurli o meno.
   Siete tre polistrumentisti: come, quando, perché, cosa…vogliamo sapere tutto sulla vostra poliedricità musicale, conoscere come vi siete approcciati a vari strumenti, quale prediligente, le esigenze ed inclinazioni che vi hanno portato a questa fortunata inclinazione.
 R    Elisabetta trova continuamente nuovi strumenti impronunciabili da suonare, in casa non ha più spazio neanche per se stessa. Samuele e Giovanni invece suonano gli strumenti che tipicamente si trovano in una sala prove, quindi: oltre la batteria, chitarra, basso e tastiere; è soltanto esperienza sul campo. Formazione musicale e scolastica di tutti i componenti, perché anche ciò che si legge, studia o impara, influisce nelle liriche dei propri testi. Giovanni è completamente autodidatta in tutti gli strumenti che suona; è il più intraprendente, ha aperto una start up; è un pilota certificato di droni con la quale offre tutti i servizi che vuoi ( www.ekara.it ). Ma se glielo chiedi ti smonta e rimonta da cima a fondo l’automobile.

Elisabetta è la musicista professionista, laureata al conservatorio G.Rossini di Pesaro in viola da gamba, suona tutto tranne la batteria ed è anche geometra quando vuole. Samuele è l’elettronico che si costruisce i pedalini da solo, registra i dischi, edita i video che Giovanni riprende con i suoi droni e se glielo chiedi ti smonta e rimonta la bicicletta.
 D    Spiegazione della copertina in collegamento al significato dell’album.
La (secondo noi) bellissima grafica dell’album è stata ideata da Ilenia Pascucci Design.
Ha scelto di prendere come riferimento proprio il concetto di casa: “Home”.
L’omino sulla barca, nella tempesta, che rema.
Nel booklet interno ci sono illustrazioni che rappresentano le….. non lo diciamo.
Invece consigliamo agli amanti del cd fisico di comprarlo qui:

https://florenceelysee.bandcamp.com/album/home

Grazie a tutto lo staff di Audiofollia!

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