INTERVISTA DOPPIA : IL VUOTO _ FAILOR : “Senseless Painful lives in tears”

INTERVISTA DOPPIA : IL VUOTO _ FAILOR : “Senseless Painful lives in tears”


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1) Salve Artisti, com’è nata l’idea di creare un doppio album con la vostra musica. Siete diversi, ma convogliate in questo progetto in maniera assolutamente sintonica. Ci spiegate com’è andata?

 M. (Failor): l’idea di collaborare è nata agli albori della mia conoscenza con Matteo. In particolare, dopo aver ascoltato Where Mountains Pierce the Nightsky, lo split del suo progetto black Chiral con la one man band Haate, di genere ambient black metal, chiacchierando con lui è venuto fuori che anche io avevo un gruppo ambient – i Failor, appunto. Da lì pian piano è nata l’idea di una collaborazione col suo altro progetto, Il Vuoto, e pian piano sono stati definiti i dettagli.

Anche la sintonia tra noi si è creata pian piano. Per esempio, siamo arrivati al tema “depressione” dello split discutendo tra noi. Noi Failor avevamo già una bozza di quella che poi sarebbe diventata A Week in Modern Life, ma a livello di temi e di struttura si è sviluppata in seguito allo scambio di messaggi tra me e Matteo. Alcuni particolari però sono venuti per caso, come per esempio il fatto che le tracce siano di lunghezza uguale. Sapevamo più o meno di voler fare due tracce lunghe poco meno di mezz’ora, ma il fatto che abbiano una durata uguale, precisa al secondo, è stata una piacevole coincidenza.

E. (Failor): Quando M. mi ha proposto la collaborazione con Il Vuoto ho accettato subito di buon grado, anche se facciamo generi diversi abbiamo delle atmosfere molto simili.

L’idea della nostra traccia è interamente frutto di M., diciamo che lui è il cervello del duo, il mio apporto è più del tipo “bell’idea, riempiamo tutto con del rumore totalmente a caso”!

Matteo (Il Vuoto): Quoto quanto detto in precedenza dall’amico M. e aggiungo che inizialmente doveva essere uno split album tra Failor e Chiral (il mio progetto principale). Quando venne il momento di iniziare davvero il lavoro, però, chiesi a M. se potevo collaborare come “Il Vuoto”. Come “Chiral” ero già impegnato in altre due uscite. Sono sicuro che a quel punto M. non fosse troppo contento della mia decisione (hahaha). Tuttavia il risultato è stato più che soddisfacente; per conto mio. E senza ombra di dubbio, le atmosfere cupe de “ll Vuoto” con le composizioni dei “Failor” calzano a pennello. Nevvero!?

2) Avete intenzione di creare altre collaborazioni di questo tipo, dopo questo esordio “comune”?

 M. (Failor): per ora di programmato non c’è nulla, anche se qualche tempo fa ho parlato con Matteo di una possibile collaborazione. Stavolta non si tratterebbe di uno split ma proprio di canzoni in cui suoniamo tutti insieme. Per ora però è solo un’idea, e probabilmente passerà del tempo prima che venga realizzata.

3) Come avete realizzato il materiale sonoro, raccontateci.

M. (Failor): non c’è molto da dire, in realtà. Abbiamo registrato tutto in maniera artigianale, nella nostra sala prove. Forse non sembra, visto che la qualità del nostro suono, per quanto non sia grandiosa, è superiore a quella di tanti album registrati in casa. Questo perché abbiamo registrato con mezzi adeguati – resto sempre perplesso leggendo chi afferma di fare volontariamente a meno di un metronomo! – e soprattutto direttamente in digitale, collegando gli strumenti al computer. In generale, anche se nessuno di noi due è un tecnico del suono, abbiamo cercato di essere il più professionali possibile, e io spero che questo venga fuori dall’ascolto della traccia.

Fa eccezione da questo solo l’intro, che abbiamo registrato in presa diretta con un macchinario industriale nella gelateria di cui sono proprietario – e se ai vostri lettori può sembrare bizzarro che un gelataio faccia ambient triste, probabilmente è perché non conoscono la clientela tipica di una gelateria! 

Matteo (Il Vuoto): “Tears-I-Cleansing-Touch” è nato a pezzi, per così dire, nell’arco di quasi dodici mesi di lavoro. Un anno in cui ho continuato aggiungere, togliere, modificare e sovra-incidere parti. Senza dubbio il brano è partito dal rumoroso intro, quasi noise, registrato “per errore” con una chitarra appena acquistata. Presa tra l’altro per provare accordature ribassate. Nel caso del brano era un B standard. E nel caso interessasse a qualcuno, la chitarra è una Epiphone Les Paul Studio. Ma tornando al punto. Stavo provando una serie di set-up, suonavo qualche riff, accordi o le solite cose che si suonano quando si prova una chitarra nuova. Nel frattempo registravo tutto, e nel riascoltarmi il riff zanzaroso mi piaceva. Quindi perché non costruirci qualcosa attorno!?

Dopodiché tutto si è evoluto e cresciuto prendendo una svolta sempre più lontano dal solo rumore dei primi minuti. Probabilmente l’influenza che ha avuto più peso nella produzione del pezzo è stata la scoperta dei “Godspeed You! Black Emperor”. Chiaramente nessuno, io nemmeno, può sentire qualcosa in comune tra Il Vuoto e i GYBE, comunque l’idea di inserire un lungo discorso (parlato) nel brano non è venuta per caso.

4) La vostra collaborazione è interamente virtuale o trova spazio anche nella vita reale?

M. (Failor): per ora io e Matteo abbiamo avuti contatti esclusivamente online. Però è stato bello lavorare insieme anche così, è nato un buon rapporto di stima. Quindi non nego che se un giorno capiterà di incontrarci anche nella “vita reale”, sarà un piacere.

E. (Failor): I Failor fortunatamente hanno una dimensione più “concreta”, siamo amici e abitiamo a due passi.

Sarebbe molto bello estendere questa concretezza anche con Matteo, è un grande musicista. Molto più competente di noi due messi insieme, aggiungerei! Amo i generi dei suoi vari progetti, ma tendo ad essere molto selettivo, poiché è facilissimo scadere nel banale/noioso quando si suona black, funeral o drone. Ascoltando Il Vuoto, Chiral e ||| non c’è mai quella sensazione di “già sentito”.

Matteo (Il Vuoto): purtroppo, come già detto dai miei esimi colleghi, la collaborazione è stata puramente virtuale. Nulla toglie che in un futuro si potrebbe organizzare qualcosa, suonare e incontrarsi anche di persona. Se non altro, anche solo una birra insieme sarebbe un idea.
Ma seriamente, lavorare più a stretto contatto con i ragazzi dei “Failor” mi piacerebbe molto perché il genere che propongono mi intriga, e non poco. Senza contare che l’ambient può essere “contaminato” con tantissimi altri generi. Ergo, tutti insieme si potrebbero sperimentare un sacco di soluzioni davvero interessanti.

5) Il vostro genere è descritto come “Funeral Doom Metal/Drone” e “dark space ambient”, voi che ne pensate?

 

Matteo (Il Vuoto): Sono sempre restio quando c’è da etichettare la musica. Sono un rompiballe, lo so. Ma molto spesso, la percezione di un genere musicale o di un altro varia a discrezione di chi ascolta e poi descrive. Quindi viziato dal proprio bagaglio culturale musicale. Poi vabbè, per non lavorare troppo di falegnameria mentale direi che “Funeral Doom Metal/Drone” è azzeccato. Ti dico però, in tutta sincerità, che un giorno mi piacerebbe poter essere in grado di creare qualcosa per cui la gente non debba per forza etichettare con un genere -una nicchia, un sottogenere o quello che vuoi- ma semplicemente dire: “Cazzo! sai questo disco è bello perché questo emozioni le sento mie!”

Voglio dire, non vorrei che la mia musica sia confinata a un certo tipo di pubblico solo perché etichettata, appunto, da un certo genere.

M. (Failor): secondo me per noi “dark space ambient” è perfetto! Sin dall’inizio, abbiamo voluto due cose per il nostro stile: che fosse spaziale e che fosse oscuro. Per quanto mi riguarda, il cosmo – ma anche la scienza in generale – è una delle mie passioni più grandi: non solo sono state al centro dei miei studi universitari, ma li ho anche coltivati come “artista”. La fantascienza è infatti il mio genere preferito, nel cinema e nella letteratura, e sono anche un aspirante scrittore di questo genere che – almeno sembra – di recente ha cominciato a raccogliere qualche piccolo frutto del proprio lavoro.

Parlando invece di atmosfere oscure e negative, le amo molto nella musica e nell’arte in generale. Quando sono triste, mi confortano, mi fanno sentire meno solo, sapendo che qualcun altro prova lo stesso; ma anche quando sto mediamente bene le sento mie, ho un forte fascino verso tutto quello che è oscuro e fuori dalla norma di ciò che è considerato “perbene”. Per questo, per quanto riguarda me, attraverso la musica dei Failor cerco di esprimere sensazioni negative, senza però dover essere triste a tutti i costi. Almeno, spero che la gente non etichetti il nostro duo come “deprimente” in modo monotematico e basta, ma riesca a cogliere tutte le sfumature che io ed E. cerchiamo di dare alle nostre canzoni.

E. (Failor): Per me invece lo spazio ha connotazioni più “mistiche”, più che per la fantascienza (che comunque apprezzo) la mia fascinazione per il cosmo risiede nel sentirmi insignificante di fronte all’ignoto.

La definizione per ora è calzante ma spero che non diventi limitante, nei nuovi brani stiamo sperimentando di più, personalmente da amante dell’elettronica d’avanguardia (Xenakis, Parmegiani, Stockhausen) vorrei spingere più sulla manipolazione sonora pesante per dare quell’idea di orrore cosmico, oltre ad implementare influenze che esulino dal dark ambient o dal black metal.

La componente “dark” resterà sempre comunque, dubito ci sposteremo mai nella frangia chill/new age della musica ambient.

6) Visto che è una delle vostre influenze, qual è la vostra opinione su Burzum, sia dal punto di vista umano che artistico?

 

M. (Failor): al punto di vista musicale, io personalmente adoro Burzum. Non ho recuperato i suoi lavori più recenti, ma i suoi primi quattro sono tra i miei album black metal preferiti, in special modo Hvis lyset tar oss e Filosofem. Adoro entrambi sia per le parti più aggressive che per i finali a tinte ambient. Questi ultimi tra l’altro sono una delle mie influenze principali nei Failor proprio perché la mia passione per l’ambient è partita da lì, prima non mi ero mai avvicinato al genere. In effetti, anche se mi piacciono molti altri generi, di base rimango un fan del metal in ogni sua branca, quindi black, death, doom, ma anche generi melodici (e molto più lontani dal tipo di atmosfere dei Failor) come il progressive e il power.

Tornando a noi, comunque, se artisticamente ho grande stima di Varg Vikernes, umanamente non vale lo stesso, anzi. Personalmente, trovo gran parte delle sue idee aberranti, come molte delle sue azioni, a cominciare ovviamente dall’omicidio di Euronymous (molti fan di Burzum odiano i Mayhem e viceversa, io invece amo entrambe le band). In generale, il personaggio che si è costruito attorno è molto lontano dal mio modo di essere, anche se riesco ad apprezzare la sua musica (come del resto quella di tanti altri musicisti che trovo “discutibili”). Diciamo quindi che la mia stima è solo di carattere musicale.

E. (Failor): Non esprimo giudizi sulle vicende che hanno plasmato la sua fama, per me la moralità è quanto di più relativo possa esserci. Lo trovo un individuo interessante, uno che non si fa remore ad esprimere le sue idee, per quanto controverse possano essere. È un uomo con le palle il buon Varg.

Musicalmente parlando considero Filosofem un capolavoro incredibile, apprezzo molto Hvis lyset tar oss e i 3 dischi metal degli anni ’10. Mai digerito Burzum/Aske e Det som engang var, con buona pace dei metallari. Stendiamo un velo pietoso sui dischi new age per le sessioni di D&D. Le capacità di creare ambient di qualità le ha (Rundgang, Tomhet), spero le sfrutti in futuro.

Matteo (Il Vuoto): Mi fa morire dal ridere! I suoi video -avete presente quelli che posta ultimamente sul suo canale YT, vestito in mimetica dentro l’auto!?- stanno esattamente sul confine del comico/grottesco/mentalmente disturbato. Però si, mi fanno scompisciare!

A parte quello, musicalmente non l’ho mai apprezzato più di tanto. Sicuramente della prima ondata Black è quello che mi convince di più, ammesso e non concesso però, che il black metal tout-court mi ha sempre lasciato in buona parte indifferente.

7) Raccontateci-riassumeteci invece in pillole qualcosa sui vostri progetti solisti: passati, presenti, futuri.

 

M. (Failor):di progetti solisti non ne ho mai avuti. Forse nei prossimi anni, ma la cosa non è nemmeno in cantiere.

In compenso insieme a E. stiamo già pensando a un progetto parallelo rispetto ai Failor. Stavolta invece che sull’ambient saremo sul metal, anche se sarà sempre qualcosa in linea con le nostre atmosfere. Ancora non abbiamo le idee chiarissime, ma pensiamo che sarà qualcosa che mixa funeral doom, sludge, drone, black metal e altro, il tutto all’insegna del nichilismo più puro. Vedremo come si svilupperà, comunque, per ora non posso dire molto di più.

Inoltre, ovviamente siamo già attivi per il futuro dei Failor: attualmente è in fase di realizzazione il nostro primo album. Ce la stiamo prendendo con molta calma, ma spero che almeno per il prossimo anno vedrà la luce!

E. (Failor): Oltre ai Failor e al nostro nuovo side-project che, spero, riusciremo presto a concretizzare, faccio musica sperimentale con lo pseudonimo di Pioggia d’Ambra (che in realtà sarebbe il mio progetto principale). Alcuni stili/generi di riferimento per farsi un’idea di quello che faccio sono musica concreta ed elettroacustica, drone, dark ambient, noise, industrial, freak folk. Cerco di fare cose sempre diverse. Ora sto lavorando a brani in cui i testi giocheranno un ruolo fondamentale – finora ho spesso evitato di usare la voce per timidezza. Ma ci sono momenti in cui puoi solo vomitare tutto quello che hai dentro.

Ho da poco dato vita ad un altro progetto solista, Enfaisema (un gioco di parole scemo col mio nome – uso inoltre lo stesso pseudonimo per i miei disegni storti), che fungerà da contenitore per tutto ciò che esula dall’universo di Pioggia d’Ambra, sto già lavorando ad un disco malinconico pseudo-cantautorale.

Matteo (Il Vuoto): in passato ho suonato in una band pseudo prog-rock metal, durante gli anni delle superiori, che si è spenta poi suonando cover dei Goo Goo Dolls (!?) Ma penso nessuno freghi niente di questa storia, o no!?

Recentemente, a fine 2013, è nato il mio primo “vero” progetto musicale: Chiral (https://it-it.facebook.com/ChiralItaly/) . Dato che già i miei colleghi di split ve lo hanno presentato nelle domande precedenti mi limiterò a dirvi che è appena uscito il nuovo album ‘Gazing Light Eternity’ che tenta di mixare le atmosfere Cascadiane a momenti puramente post-rock e ambient. Ora in lavorazione ho qualcosa in acustico, non sono ancora sicuro al 100% che questo veda mai la luce, ma chi vivrà vedrà…

Oltre “Chiral” e “Il Vuoto” ho un altro mini-progetto, ||| (three parallel lines), nato quest’estate. Un demo all’attivo e che qualcuno ha definito come una “disonesta” fusione tra gli altri miei due progetti. Io, comunque, ho provato a portare un miscuglio -abbastanza rumoroso- di post black metal, ambient e noise. Non sarà la cosa più originale del mondo ma registrare quel demo è stato molto divertente e rilassante per la libertà creativa che mi sono “imposto”.

Concludendo, “Il Vuoto” sarà ancora (speranzosamente) sugli scaffali di tutti gli appassionati di Funeral Doom il prossimo anno con un nuovo, fastidioso full-length.

Infine -e adesso veramente- mi piacerebbe, prima o poi, svoltare tutto verso il post-rock. Non so se ciò accadrà con il monicker “Chiral” o con un progetto tutto nuovo. Ma un giorno arriverà questo momento.

Grazie per la vostra gradita presenza su Audiofollia.

Grazie a voi per l’interesse! Buon proseguimento.

failor il-vuoto


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