La canzone d’autore rinasce con Massimo Donno

La canzone d’autore rinasce con Massimo Donno

MASSIMO DONNO”Amore e marchette(Ululati records)”

Massimo Donno è un cantautore salentino molto interessante:forse il suo nome è ancora sconosciuto ai più,ma la sua carriera vanta già un curriculum grandissimo e ricco di esperienze importanti.

Riassumeremo in breve la sua vasta biografia:inizialmente fa parte dell’Allegra Brigata Bodhran,un combo che coniuga folk d’autore e musica etnica(con i quali pubblica 3 lavori);partecipa da solista a numerose compilations(e anche come turnista su dischi altrui),oltre a cominciare ad esibirsi dal vivo,con spettacoli di vario genere(non solo concerti,ma anche monologhi teatrali)….inoltre,oltre alla passione per la musica(che Massimo svilupperà con tanti studi approfonditi sulla chitarra,in particolare quello sulla musica”Manouche”),Massimo è anche scrittore di racconti,alcuni dei quali sono già stati pubblicati con discreto successo.

Con queste premesse,è chiaro che Massimo Donno è un personaggio da non perdere e da ascoltare in maniera approfondita:difatti tutte le sue esperienze precedenti,hanno formato la particolarità del suo songwriting,che risulta quindi fresco e totalmente personale….e tutto questo si ritrova oggi in questo esordio solista chiamato”Amore e marchette”.

Fin dalla title-track,si ha la conferma di essere davanti ad un’artista con la A maiuscola,raffinato e dalle mille sfaccettature:su un ritmo jazzato,impreziosito dalla chitarra di Maurizio Geri,Massimo racconta in maniera originale le difficoltà di un musicista ai giorni nostri(“Amore,con ritornelli usati compro il pane/Stasera in prima fila non si ride/non è tanto d’accordo il titolare,su questo swing ha qualcosa da ridire”),con garbo ed ironia,ma senza scadere nel sarcasmo fine a sé stesso,ma anzi,al contrario,parlandone con poesia ed un pizzico di atmosfera retrò.

Jazzato è anche il mood di”Il bianco e il nero”,un brano che parla(metaforicamente)di come sia inutile incasellare in una”categoria”le cose o gli individui(“il bianco ti avvolge di giorno/tra la ruggine e l’ovvietà/di notte c’è il nero che spinge,che ti spettina e se ne va”).

La capacità di analisi di Donno è fenomenale;e anche quando si torna su argomenti”sociali”-come succede nella terza traccia”Valzer del lavoratore atipico”-è sempre con un songwriting personalissimo e riconoscibile che viene analizzata la materia(“questa gente voleva restare/ sulla terra io non avevo un lavoro/ora son ricco,d’animo s’intende/sono morto,ma ora ho più decoro”),come a volerci dire che non bisogna mai dare per scontato nulla e che bisogna sempre vedere le proprie esperienze di vita da più angolazioni.

Musicalmente siamo su di un territorio affascinante,che unisce il valzer umbratile della prima parte al finale orientaleggiante(in grande spolvero le chitarre)….

E l’acuta osservazione della gente si ritrova anche su”La colpa”,una ballata impreziosita dall’arpa celtica di Guido Sodo(e dai samples del film”amici miei”di Monicelli):uno spaccato”vitale” che racconta di come la gente-tutti,nessuno escluso,compresi noi stessi-a volte giudichi sbagliando(“è colpa del bianco e colpa del nero/dell’ospedale e del cimitero/colpa del pane e colpa del vino/colpa di quel sessantottino”);al contrario”Piccola storia”è una poesia con le sembianze di un folk-blues notturno(e quasi”progressivo”,complice il flauto di Gianluca Milanese in evidenza),in cui il protagonista è rapito dalla bellezza della luna(“tu sei l’anello tra l’azzurro e il vero/ed il profano ed il segreto ed il taciuto(…)la prova dell’esistenza di creature celestiali/e noi che stia

m volando senza ali/Tu chiamala follia”).

Anche l’amore-quando arriva- è”preso in esame”con disincanto e col sorriso sulle labbra:ed è quello che accade su”Le vetrine”,in cui il protagonista è talmente “abbagliato” da confondersi addirittura tra le vetrine di un negozio(“poi tre braccia che mi alzano/parlando pian pianino/e qualcuno mi beffeggia mentre parlo al manichino”)…Il violino di Francesco Del Prete impreziosisce questo brano irresistibile,tra i miei preferiti del disco.

“Bologna A.D. 2012”ricorda il De Andrè più moderno,con la sua andatura cantautorale arricchita da spunti”etnici”e popolari,ed è una descrizione pungente di questa città e di ricordi che ha vissuto Massimo in prima persona lì;l’ironia è al centro dell’attenzione(“mi han detto che le idee son tutte utili/al più anche indispensabili/ma detto tra noi…qualcuno ha anche le idee del cazzo”),e sbuca pure un”campionamento”dal”Marchese del grillo”,con l’inconfondibile voce di Alberto Sordi(il mitico“Io so io e voi….”,avete capito 😉 ).

“Oltre”ritorna su armonie swingate dalla malinconica atmosfera(e un po’ gitane);un’analisi sull’”andare oltre”alla realtà che conosciamo,che sembra suggerirci come la”conoscenza”sia la chiave di tutto,e che oltrepassare il proprio orticello sia sempre un bene….il tutto narrato metaforicamente(“tra le finestre chiuse si vede comunque il mar/che senza occhi sviluppo l’immagine e il sogno/e senza gambe mi accorgo che ho pure imparato a volar”).

Il ricorrere ad immagini metaforiche avviene anche sull’ombrosa”Tango”,in cui la donna sfuggente e spietata descritta nella canzone non è altro che la “parola” stessa,che si ha l’illusione di avere solo per sé scrivendo,ma in un attimo la poesia è già volata via(“tango della malinconia/tango vorrei che fossi solo mia/tango,passione disumana/piango per te che sei…puttana”)…l’amore di Donno per atmosfere particolari e di altri tempi è esplicita in questo brano,musicalmente un tango scuro e notturno,in cui nel finale appare un sample della voce di Pierpaolo Pasolini…

Anche un argomento serio come la morte,viene”sezionato”con un po’ di ironia(“quando l’ultimo sospiro dal mio corpo partirà/spero venga dal mio naso,dalla bocca o chi lo sa(…)considerate che a far rumore di sfiato,non può essere certo il cuore”)su”De profundis”,in cui verrebbe proprio da dire che Massimo”seppellisce con un sorriso”tanti luoghi comuni.

E la voglia di ridere di sé stessi,per imparare a vivere meglio è la sintesi dolceamara anche della canzone finale,”Il mio compleanno”:musicalmente inizia come una ballata soffusa,per poi svilupparsi su tempi più swingati e”vintage”,sempre comunque molto morbidi e quasi sussurrati….

Massimo Donno è un grande cantautore ed artista che va assolutamente ascoltato e supportato;i suoi brani sono freschi e genuini,privi di leziosità eppure raffinati e scorrevolissimi…

Penso tranquillamente che questo”Amore e marchette” sia uno dei migliori dischi usciti in ambito cantautorale quest’anno e son sicuro che sentiremo parlare ancora di Massimo,e presto.

Per tutti gli amanti della canzone d’autore e della musica fatta in un certo modo(ovvero”da veri musicisti”),questo è un disco imprescindibile:procuratevelo ed ascoltate,non ne rimarrete delusi!

Questa è vera musica italiana di qualità….e se il futuro della musica cantautorale da noi prenderà questa direzione,non possiamo che esserne felici….e di sicuro Massimo Donno sarà presente all’appello!Supporto totale!

 

 

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