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La creatura nel barattolo (racconto)

di Bruno Traven

Abbassò la maniglia della porta di ingresso quando sua madre lo chiamò.
Era di là nel salotto, e stava guardando la televisione. Vedeva i riflessi blu dell’apparecchio danzare fin sulle pareti del corridoio.
“Luca, dove stai andando?… Non avrai intenzione di uscire, vero?”
“Vado a buttare l’immondizia, mamma”, rispose Luca.
Prese il sacco nero accanto alla porta e stette un istante sulla soglia in attesa della risposta:
“Vai e torna”.
Voleva incontrare i suoi amici alla fiera del paese e doveva inventarsi qualcosa.
Gli venne un’idea, disse:
“Riporto a zia Teresa la moka che ci ha prestato”.
“Gliela porti domani… non c’è bisogno che esci adesso, di sera, per una moka”.
“Ma mamma, lo sai che zia Teresa ci tiene alla sua moka, e ci aveva chiesto di riportargliela il più presto possibile”, rincalzò lui.
Ci fu un attimo di silenzio, poi sua madre riprese:
“Va bene ma torna subito, se no le prendi, lo sai!”
“Va bene, mamma”, rispose.
Scese i gradini della scala esterna, aprì il cancello e buttò il sacco nel cassonetto.
Rientrò in casa, prese dal tavolo della cucina la vecchia moka e uscì di nuovo, chiudendo la porta dietro di sè.
Appoggiò la moka sul tavolo degli attrezzi e prese la bicicletta: sua zia avrebbe fatto il caffè un altro giorno.
Prese la bici e si diresse verso la periferia del paese.
In quella zona le case si diradavano fino a lasciare posto ad una campagna brulla e desolata.
Sul piazzale di cemento vedeva qualche bancarella e un paio di giostre: quella con i cavalli proprio all’inizio e un pò più avanti, sulla sinistra, quella del “calcinculo”.
Fece un paio di giri a piedi tenendo la bicicletta per il manubrio, c’era un sacco di gente e di bambini.
Cercò in mezzo alla folla i suoi amici Mauro e Giulio ma non gli riuscì di trovarli.
Stava per andarsene, quando vide di fianco alla baracca del tirassegno una piccola costruzione in legno che lo incuriosì per la lunga fila che vi sostava davanti.
Lesse l’insegna posta sopra l’ingresso: “Il barattolo magico – solo cinque euro”.
Una piccola finestra sulla sinistra era la cassa per l’acquisto dei biglietti.
Scese dalla bicicletta che appoggiò a un albero e prese dal portafogli i cinque euro.
Quando fu dentro la baracca, il buio era così fitto che stentava a vedere chi aveva intorno.
Avrebbe detto di essere solo, se qualcuno non lo avesse urtato.
Improvvisamente si accese una luce e illuminò un piccolo palco sopra il quale faceva bella mostra di sè un barattolo.
“Signori e signori, benvenuti!.. Prego, Signori… si avvicinino” risuonò una voce.
Luca si avvicinò al palco assieme ad altri e vide che il barattolo conteneva un liquido lattescente.
Stette assieme agli altri in attesa che succedesse qualcosa e che dal barattolo venisse fuori qualcosa, chissà una creatura, un clown, qualunque cosa ma non accadde nulla. Luca assieme ad altri stette appoggiato ad una specie di transenna a fissare la superficie del liquido, ancora per diversi minuti, ma nulla.
Il fluido rimaneva piatto e liscio senza la minima increspatura sulla superficie.
“Tra poco vedrete la più grande attrazione del mondo!” annunciò di nuovo la voce.
Ma non accadeva nulla e qualcuno del pubblico cominciò a dare segni di impazienza.
Qualcuno delle file dietro a Luca cominciò a sbraitare:
“Buffoni, ridateci i soldi del biglietto”.
Che fece andar via anche chi era indeciso.
In pochi minuti la sala si svuotò completamente.
In quel momento si aprì una porticina di fianco al palco e ne uscì un nano vestito con i colori sgargianti di un pagliaccio. Cominciò a dimenare le braccia in direzione dei pochi che erano rimasti ma stavano già per uscire. Cercò di convincere qualcuno ma con nessun risultato, dopo di che tornò verso il palco. Aveva gli occhi bassi e le spalle cascanti e dato che Luca in quel momento era preso da qualcosa che aveva visto comparire dal barattolo per poco non si urtarono.
“Ho visto due occhi fissarmi…”, esclamò Luca.
“Quali occhi?”, chiese il nano.
Luca indicò il barattolo.
“… di un essere lì nel barattolo… guardi anche lei…”
Il nano si diede una manata sulla fronte come se avesse ricordato solo ora qualcosa di importante, disse:
“Ah certo, che stupido… è la creatura!”, come se fosse la cosa più naturale.
Luca si avvicinò per guardare meglio il barattalo:
“Guardi ora mi ha strizzato l’occhio… non scherzo guardi… è una piccola donna!”
“Bella vero?”, chiese il nano con voce melliflua avvicinandosi a Luca.
“Sì molto bella…”, Luca fissava intensamente qualcosa nel barattolo.
“Ragazzo se ti interessa… è in vendita a cinquanta euro!”, disse il nano che cominciava ad avere qualche dubbio sull’integrità mentale di chi aveva di fronte.
Ma era così che succedeva con quel barattolo, anche se lui non vi aveva mai visto nulla.
Luca trasse dal portafoglio l’utima banconota da dieci euro e la porse al nano che non se lo fece ripetere due volte: l’afferrò e in un attimo. Chiuso il barattolo, qualunque cosa contenesse, l’aveva dato a sua volta nelle mani di Luca.
Poi gli diede una pacca sulla spalla dicendo:
“Caro ragazzo, hai fatto il più bell’affare della tua vita!” e scomparve dalla porticina da cui era entrato solo dieci minuti prima.
Uscì dalla baracca stringendo il barattolo e prese la bicicletta.

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Luca tornò a casa, lasciò la bicicletta sul vialetto e con il barattolo ben stretto in mano salì a due a due i gradini della scala.
Aprì la porta e sentì che il televisore nella sala era ancora acceso.
Forse sua madre si era addormentata.
Non dovette attendere molto per saperlo:
“Dove sei stato?… cosa ti avevo detto?”, chiese sua madre.
Dalla soglia della stanza vedeva la nuca immobile spuntare dal sofà.
Sullo schermo scorrevano le immagini di un vecchio film in bianco e nero degli anni 50′, che aveva già visto. Il protagonista interpretato da un timido Ernest Borgnine si disperava con la madre per non riuscire ad avere una relazione con una donna.
“Mamma… ti ho portato questo… è bellissimo…”
La madre non si spostò di un centimetro e Luca si mise di fianco alla madre, ora ne vedeva il profilo, gli occhi dei pezzi di vetro.
“Che cosa hai lì?”, chiese lei.
Ora Borgnine era entrato, con alcuni suoi amici, in una sala ballo e stava chiedendo ad una ragazza un ballo.
“Guarda… non ci crederai, non ci credo neppure io… ma c’è una creatura dentro…”, Luca tese il barattolo alla madre che lei scansò con un gesto sprezzante della mano.
“Che schifezza è, butta subito via quella cosa maleodorante!”
Luca guardò la tv e vide che Borgnine veniva rifiutato dalla ragazza, ed abbattuto si trascinava per il locale.
“Ma mamma, non è una cosa brutta”, ripetè lui.
“Non insistere… da domani per una settimana non puoi uscire con i tuoi amici, così impari a disobbedirmi, ed ora vai a letto”, gli occhi fissi sul programma alla tv.
“… ma non hai visto neppure neanche quello che c’è dentro al barattolo..”, provò di nuovo.
“Basta vai a letto!”
Uscì dal salotto e salì alla sua camera.

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Sentì qualcosa colpire il vetro della finestra. Dapprima pensò stesse ancora sognando, poi risentì quel ticchettio e si alzò. Chi si divertiva a lanciare sassi alla finestra alle tre del mattino?
Guardò giù nel giardino e vide due sagome appiattirsi dietro ad un albero. Li riconobbe subito ed aprì la finestra.
“Ehi, lo sapete che ore sono?”
“Scusaci, non sapevamo come fare a parlare più con te, il pomeriggio non vieni più al bar…”, dichiarò Mauro.
“Ci chiedevamo cosa ti era successo…”, Luca riconobbe la voce e la sagoma di Giulio.
“Mia madre non vuole più, mi ha beccato mentre uscivo la sera, due giorni fa”
“Capisco, ma dove eri andato?”
“Alla fiera… dai salite su, basta attaccarsi ai pluviali e salire, dai è facile”
In un attimo furono nella sua stanza.
Raccontò loro la storia del barattolo.
“Ecco qui… vi presento una delle meraviglie del mondo”, aprì il barattolo mostrandone il contenuto ai suoi amici.
“Ma non vedo niente, sei sicuro che quel nano da cui l’hai comprato non ti abbia fregato?”, chiese Mauro sorridendo.
Intanto stava osservando anche Giulio:
“Aspetta mi pare di aver visto qualcosa… no non può essere… c’è un essere lì dentro!”, esclamò e bastò boco non cadesse a terra per lo spavento.
“Quale magia è questa… dov’è il trucco”, chiese Giulio.
“Non c’è nessun trucco, c’è una essere… una donna minuscola dentro questo barattolo… ” e richiuse il barattolo, dolcemente.
Non voleva che quell’essere prendesse freddo e potesse stare male.
“Dammi qua… fammi vedere secondo me non ce la racconti giusta” e cercò di afferrare il contenitore, ma Luca fu lesto a tenerselo ben stretto.
Ci si mise anche Mauro che essendo più grande era anche il più forte dei tre.
Scoppiò un parapiglia e il barattolo rischiò di finire a terra.
“Questo lo prendo io…” Luca sentì delle mani artigliargli la spalla e lui per reazione lasciò la presa.
Era sua madre, ora teneva ben salda in mano il barattolo.
“Ora ci penso io a questo barattolo”
“No mamma no”, cercò di prendere il braccio a sua madre, ma si era già fiondata verso il bagno.
Luca fece una corsa e afferrò il barattolo, riuscendo a sottrarlo dalle mani di lei e a una fine certa.
La sera poi quando sua madre andò a letto scese con il barattolo nel garage.
Gli era venuta un’idea: travasò con attenzione il liquido e la piccola creatura nella moka della zia. Lì sarebbe stata al sicuro, almeno fino al giorno dopo, quando avrebbe deciso cosa fare.
Il piccolo essere mentre lui aveva fatto quella delicata operazione con i due contenitori, lo salutò. A Luca sembrò avesse approvato la sua idea.

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“Hai fatto i compiti per domani?”, chiese sua madre dall’altra parte della tavola. Era mattina e stava facendo colazione quando diede un’occhiata al tavolo della cucina. Per poco no n gli prese un colpo: sul fuoco c’era la moka di sua zia.
“Noo, perchè? E si precipitò a togliere dal fuoco la moka, e nel farlo si scottò i polpastrelli della mano destra.
“Ahia” esclamò, togliendo la mano. Spense il fuoco e prese una presina.
“Cosa ti prende? Sei ancora strano, come ierisera?” disse sua madre.
“No signora, la strana è lei… questa volta!” una voce risuonò nella stanza.
Chi aveva parlato?
In quella casa c’erano solo loro due.
Si voltarono all’unisono verso la soglia della porta.
Una donna alta e bellissima, con capelli biondi era comparsa come dal nulla e li stava guardando.
Luca strabuzzò gli occhi, non non poteva essere la stessa donna, quella creatura che gli aveva strizzato gli occhi e che lui aveva salvato da sicura morte dallo sciacqone era lì davanti a lui, solo che era delle dimensioni di una vera e propria donna.
“Chi è lei se ne vada o chiamo i carabinieri!” esclamò sua madre che si era messa in piedi.
“Suo figlio mi ha salvato dalla maledizione… da una vita rinchiusa in quel barattolo…” fece un passo nella stanza e posò una mano sulla spalla di Luca, guardandolo dolcemente negli occhi.
“Ma se ne vada… brutta bagascia… allontanati da mio figlio… subito” intanto si era slanciata sulla donna e con una mano provò ad afferarle i capelli.
La donna con una mossa fulminea si tolse dalla presa, dicendo:
“Ed ora è giusto che contraccambi il favore!”.

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Il giorno dopo Luca tornò dalle parti della fiera, lo accomagnava una donna bellissima con i capelli biondi. Mauro e Giulio lo videro e li guardarono stupiti chiedendosi cosa era successo a uno come Luca che stava tutto il giorno con sua madre, per andare in giro con un tale pezzo di… Luca e la donna arrivarono alla baracca del “Barattolo magico”, solo lui entrò. La donna gli disse che preferiva aspettarlo fuori, quel luogo le faceva venire troppi brutti ricordi.
Quando il nano lo rivide con il barattolo in mano, mise subito le mani avanti:
“Mi spiace, ma non si accettano reclami sulla merce venduta!”
“Oh no, non si preoccupi… glielo regalo” e gli diede in mano il barattolo sigillato dal coperchio.
Il nano rimase stupito, e chiese:
“Cosa c’è? Non le piaceva quello che c’era dentro?!”
“No, anzi”, disse Luca e uscì.
Il nano rimase a guardarlo mentre usciva, poi aprì il coperchio e mise il barattolo sopra il palco.
Ma chissenefrega, pensò.
Tanto lui non aveva mai creduto ci fosse veramente qualcosa lì dentro.

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