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L’intrigante concept dei Versozero

L’intrigante concept dei Versozero

VERSOZERO”Evolver”
Ci sono dei gruppi che sono impossibili da liquidare in poche righe;bisogna soffermarsi attentamente sulla loro musica,indagare,scoprire,tornarci,riascoltare,meditare….
(E chi segue assiduamente questo blog,e le mie umilissime recensioni,sa benissimo che quand’è possibile amo dilungarmi,per cercare di far capire l’anima di un disco,pezzo per pezzo).
Uno di questi gruppi è senz’altro quello dei Versozero,autori di un concept album molto complesso e sfaccettato:il lavoro è scaricabile gratuitamente dal loro sito.
Ed il concept in questione è una vera perla,un’analisi spietata e lucida sulla guerra e più in generale la società vista da diverse angolazioni(e sentimenti):musicalmente si tratta di un alternative rock dai connotati hard e dalla forte personalità originale.
Prima di “discernere”il contenuto del disco e sviscerarlo,segnaliamo la line-up della band che è composta da:Fabio Privitera(voce),Dario Leoni(basso,elettronica),Stefano Parodi(chitarre)e Riccardo Arcadi(batteria).
Veniamo quindi al disco(da notare che,allegato ad esso,c’è un vero e proprio libro con tutti i testi,diviso in capitoli,anch’esso scaricabile con il disco gratuitamente)
“Evolver”si apre con una breve”intro” che fonde insieme discorsi storici di Malcolm X e Martin Luther King e del generale Patton;poi è subito la volta di”Nova”,la prima vera”traccia”del disco.
“Nova” è un brano introspettivo,una riflessione tesa sull’esistenza che si interroga sulla presenza(o assenza?)di Dio,e delle mille inquietudini dell’anima(“Spingo a fondo tutte le paure e spoglio l’anima/non temo nulla e stanco penso a voi/ma non mi pento di me/vuole spiegarmi chi sono io/che ci sia un dio/quanto sia facile farsi pensare/come si ama,come si vive/ma soprattutto come si deve morire”);musicalmente,come accennavo poco fa,si tratta di una miscela esplosiva e fascinosa di hard moderno e sonorità alternative,cesellate di fino con gusto e abilità.
La seconda traccia,”2000 anni”è una sorta di stoner “progressivo”del futuro,tra riff cadenzatissimi e aggressivi,e sonorità assolutamente al passo coi tempi;si continua ad indagare tra le pieghe dell’anima(“Penso e scavo a fondo/parlo e chiedo molto/voglio un posto dove un posto non ho”);la band è in grande spolvero,tra melodia ricercata e la voglia di sperimentare,ma senza perdere di vista la forma”canzone rock”(grande cura nell’arrangiamento,che è una delle caratteristiche salienti del disco,oltre all’indubbia caratura tecnica).
“Memorie”è più melodica,ma non meno complessa musicalmente;difatti il pezzo si snoda su un tempo nervosissimo e sincopato,tra momenti funk-fusion ed improvvise impennate più dure(ma con la bella voce di Fabio sempre in evidenza).
Introspezione alla massima potenza,e più complessa del solito(“l’importanza di tenere/un ricordo di sé stessi/e la consapevolezza che la libertà ci viene anche dall’essere mortali/e non per questo è un male”);bello il dialogo tra chitarre alternative e la precisissima sezione ritmica nel finale.
Il”terzo capitolo”si apre con la soave malinconia de”Il silenzio perfetto”,con dei delicati e ombrosi arpeggi di chitarra:rock dai contorni chiaroscuri,con una perfetta melodia in primo piano.
La parte centrale mostra ricordi progressivi in salsa dark,con una linea di basso cupissima(che mi riporta alla mente momenti di metal estremo),prima di riallacciarsi -dopo una breve cavalcata chitarristica-al ritornello.
Il testo è apocalittico(“dalla fine del mondo/non mi aspetto poi troppo/giusto un poco di pace/
un lampo di luce /e un silenzio perfetto”),ma a ben vedere dev’essere letto anche su un’ottica diversa,sicuramente più complessa,non priva di una certa speranza per chi vuol capire(“la vita ha un gusto suo tutto particolare/di cui non posso fare a meno di abusare ancora/così da sempre al mancare delle forze/stringo i denti e chiudo gli occhi/per poi correre più forte”).
“L’incontro”segna il ritorno di sonorità più pesanti,anche se rimescolate in salsa”alternativa”(e fa capolino anche un po’ di elettronica nell’introduzione):e le parole osano come non mai nel ritornello(“voglio un incontro ravvicinato/vedere il diavolo parlar con dio”).
La title track accentua una volta di più la componente elettronica,anche se sposata perfettamente alle distorsioni cadenzate delle chitarre:è una riflessione amara sulla nostra società,diretta e pesante come un macigno(“ma ad ogni uomo il suo tempo/e ad ogni tempo il suo dio/parole su parole che spingono/per farsi pronunciare/meglio tacere,mentre ciò che è bello da morire muore”).
Come in altri brani del disco,ritorna nel finale il discorso di un uomo politico,Winston Churchill,che chiude simbolicamente il pezzo.
“Ora sono qua”accoppia rasoiate quasi metal alla pulizia della voce,un contrasto interessante che è presente anche in altri punti del disco,ma che qui raggiunge il massimo dello zenith.
I contrasti tra melodia e aggressività si sviluppano anche nel testo,un incontro/scontro eterno tra male e bene(“quanto amore c’è nell’odio di chi non ha amato mai?/cattivi si diventa e non si torna indietro mai”):come in altri momenti del disco,torna un sample di un famoso discorso,stavolta affidato ad Albert Einstein e messo a metà brano.
Il quinto capitolo si apre con”Vitriol”e mai titolo fu più azzeccato:un pezzo tesissimo,dall’andatura punk metal.
Come accade in altri punti del disco,le strofe si prestano a più significati:ogni persecuzione è un crimine(“ti prego odiami/io lo farei/la rabbia è tanta e l’impero vuole uomini/ti prego ascoltami/lo so che puoi/non ho mai detto che sarebbe stato semplice”),qualunque sia lo sfondo(“c’è sempre un modo per combattere/son sempre le cose più difficili per noi/ho chiesto a te ciò che non mi avresti dato mia”):questa la mia personale interpretazione(ma non è detto che sia giusta e definitiva).
“Il coraggio”,col suo hard rock nervosissimo e “metallizzato”,è uno dei brani migliori del disco a mio avviso e una conferma nel testo:il continuo perpetuarsi degli errori dell’uomo e delle sue paure che sfociano sovente in sangue e distruzione(“certi peccati non vanno assolti/certe paure non fanno che morti/vigile e attento,sconfitto mai/guardati intorno e prendi tutto quello che vuoi”).
La dualità bene/male ritorna ne”Il nemico(il fiele)”,ma non è detto che sia rivolta ad influenze esterne,può anche essere dentro di noi e convivere nel nostro cuore(“non lo so cosa accadrà/tutto ormai è ridotto in cenere/sono io,la collera/spezza il fiato,quando cresce in me(,…)non voglio fare a meno del nemico che c’è in me”).
Musicalmente,sempre Hard rock e spezie velatamente progressive che a tratti sfociano in passaggi heavy aggressivi,anche se i ritornelli e le strofe sono sempre molto orecchiabili.
Più ariosa,ma non meno dura è”Reduce”,diretta ma al tempo stesso adornata da un arrangiamento complesso:bellissimo il testo(“guardo il mondo chiedendomi se possa perdonarci ancora”),tra ricerca di redenzione e l’impossibilità(forse)della stessa(“cerco un uomo/che uomo non è/pronto a conquistare ancora”).
“Non ho paura”è una ballad notturna ed avvolgente,e la musica qui si fa più rarefatta e velatamente psichedelica(il tutto visto sempre sotto un’ottica”moderna”e personalissima,totalmente “Versozero”);ma le inquietudini non sono certo a riposo,perchè gli interrogativi sono sempre tanti,alla ricerca di sé stessi(“quando si parte perchè partir si deve/quando si chiede perchè saper si deve/come ogni volta prima di inizare/distendo i nervi e chiamo il fiato al suo dovere(…)quando si parla perchè parlar si deve/quando si cade perchè cader si deve/come ogni cosa che ho imparato a fare/l’ho conquistata anche imparando a respirare”).
Su”fatti,parole,opinioni”(dalle bellissime chitarre,ora distese e avvolgenti,ora pesanti e aggressive,a creare un tappeto chiaroscuro),si ritorna ad atmosfere decisamente più decise,e difatti la ricerca si sposta sulla consapevolezza di sè(“sentire,scegliere e capire/questo è il posto,ora e adesso/reagire,assolvere e colpire/soluzioni instabili/bisogna essere attenti/occorre essere pronti/la consapevolezza è una conquista ancora”):rock corposo del futuro,tagliente come una lama eppure scintillante e grande cura nei suoni…..il mio pezzo preferito del disco.
Gli interrogativi continuano sul terz’ultimo pezzo”Le unghie nei palmi”,tra riflessioni amare(“questo mondo è strano/di passione spento/dove si è cambiato tutto/perchè non cambiasse niente”)e dubbi(“vivessi anche cent’anni/o non vivessi affatto/sarei il primo a confessare/il primo a dubitare in tutto”).
Il gioco delle dinamiche,tra ritmiche ora ariose,ora più dure e spinte si riflette quindi anche nelle liriche come in uno specchio,ora con apparente speranza(“vado avanti così/vado avanti e basta/per tutto quello che so/they can’t stop us at all(…)questo mondo è strano(….)saprà consolarci ancora/dopo aver sofferto tanto”),ora con punte di pessimismo acuto ma con una ragione(“troverà la strada o si consumerà con uno schianto”).
Siamo arrivati alla fine del viaggio;”Nuova alba”è una ballata rock in cui ritorna la speranza e chiude il disco prima dell’outro;anche il mood è decisamente più arioso e meno ombroso(“L’alba siamo noi/forti ora lo sai/questo è il mondo che parlerà per me”è la frase conclusiva della canzone),forse dolceamaro ma con un barlume di luce ad illuminare il tutto.
L’outro chiude in maniera simbolica e circolare il disco così com’era iniziato,con un sample di discorsi delle principesse Margareth ed Elizabeth d’Inghilterra.
Un disco coraggioso,complesso,multiforme,che indaga nei meandri dell’anima ponendo interrogativi e forse anche qualche risposta:soprattutto per chi ha voglia di ascoltare.
Davvero un bel lavoro,affascinante e stimolante,ricco di molti spunti di riflessione e di variegate interpretazioni:il disco dei VersoZero è tutto questo,e molto altro ancora.
Oltre alla maestosità dell’opera,va ribadita ancora una volta l’indiscussa abilità tecnica dei musicisti della band,oltre alla capacità di creare ottimi brani e arrangiamenti ricercati.
Enigmatici e diretti,dinamici e compatti:i Versozero hanno diverse anime dentro di sé,e le mettono in mostra tutte e ampiamente;potremmo parlare di “progressive alternative hard rock”ma giusto per rendere una vaga idea,perchè l’originalità del gruppo è indubbia.
Un gruppo da ascoltare con attenzione;la loro musica è cibo per la mente che vi stupirà ascolto dopo ascolto. Parola mia,fidatevi:non ve ne pentirete e amerete questo disco,una volta entrati dentro al suo peculiare mood.

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