MED FREE ORKESTRA: musica e sound senza limiti (Recensione)

MED FREE ORKESTRA: musica e sound senza limiti (Recensione)

MED FREE ORKESTRA “Background” (Compagnia nuove indie).

La Med Free Orkestra è una band di 12 elementi (!) dedita alla commistione di suoni e di culture diverse,in maniera riuscita;questo traspare in maniera evidente da questo“Background”,un album fresco ed estivo,come la musica in esso contenuta.

Si parte con “Afrikan move”,con ospite Madya Diebate alla voce:è un affascinante viaggio “etnico” (dall’Africa alla Sardegna) ricco di sfumature,colori ed allegria;la title-track arriva subito dopo ed è un perfetto spaccato dei tempi odierni,una canzone di protesta contro le brutture della nostra societ,viste anche con un po’ di feroce ironia (“aspettavate corridoi umanitari/e avete trovato l’esercito della Bossi-fini” recita un passo sarcastico,ma vero,del testo)….Il tutto al ritmo di un etno-funk vigoroso e pieno di calore (ospite il rapper Amir Issaa,nel finale).

Il “Crossover” tra generi non si ferma nemmeno su “Bulkanian”,che fonde musica dei balcani a velati ricordi irish (complice la bellissima voce di Sara Jane Ceccarelli,che è anche autrice del testo);”Chueca” è un altro tassello di attualità,in quanto le liriche sono imperniate su di una coppia gay che vive nel barrio (musicalmente è un brano dall’andatura gitana un po’ malinconica,ma non troppo).

“Muoviti” è un invito a non lasciarsi sopraffare dalla vuotezza e dalle mediocrità dei giorni nostri (“emozioni,adrenalina/dà la scossa al mondo, non esiste dottrina/non si chiede,non si spera/uscire fuori dalla propria miseria”),a ritmo di uno ska-folk soavemente arrangiato;”La ballata di San lò” è una ninna nanna raffinata e jazzata di una giovane madre al proprio figlio,con la speranza di un mondo migliore.

“Dondolo il mondo” è un bel pezzo ska dal piglio veloce,inedito ma al tempo stesso ”Tradizionale”:questo incrocio tra strutture e mondi musicali diversi è esplicito anche nelle liriche,un’ulteriore invito,stavolta, a non dimenticare le proprie radici,anche se si “emigra”;seguono a ruota due tradizionali ,”Ederlezi” e “Hora cu stringatu”,riletti con la personalità particolare del gruppo (più legato alla tradizione il primo,dal mood “patchanka” il secondo,con fiati infuocati a disegnare la melodia).

Il finale è lasciato alla taranta,”La pizzica dello scafista”,dominata da un violino infuocato e “solcata” da un inedito cantato hip hop (è L’africa l’argomento della canzone,vista dagli occhi di un emigrante).

Un bel disco,riuscitissimo nella sua commistione di vari sound:un mix inedito per una band davvero superlativa e curata sotto ogni aspetto.

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