Ottovolante: “Re di quadri in trip” [Recensione]

Ottovolante: “Re di quadri in trip” [Recensione]

R.i.p Nichilismo

Ritmiche trascinanti, ma non frenetiche, liriche moderne, con tanto di “post su Facebook” già all’inizio delle strofe.
Sonorità alla “Massimo Volume”, un cantautorato avvolgente che fonde chitarre non distorte  a un’elettronica fortemente “indie”.
Sicuramente una ricerca sonora ben approfondita. Verso la fine del brano si sbizzarrisce in una strumentale ben più ricca rispetto a tutto il resto della traccia.

Sul fronte di guerra

Da un intro noise si passa a un disegno della linea di basso piuttosto oscuro che non durerà per molto, in quanto tutto proseguirà, nonostante le ritmiche sincopate, con melodie ariose. E’ un cantautorato tra l’ambient, l’elettronica vintage anni Ottanta, il rock alternative.
Quest’ultima corrente emerge proprio a metà della traccia: chitarre distorte e batteria finalmente acustica, una bella svolta che forse l’ascoltatore non si sarebbe aspettato.
Ma l’elettronica non esce di scena, un sinth acidissimo fa la comparsa, duettando con un cantato ai limiti del recitar cantando.
Il brano dà davvero l’idea del “fronte di guerra”, è abbastanza movimentato e tragico allo stesso tempo.

Lettera per l’ispettore Block

Finalmente un’elettronica sfrenata che si miscela a un rock acido e ripetitivo.
Ci sorprende una strumentale che trasuda “soundrack” da tutti i suoni, un’arpa ed altre atmosfere sospese…addirittura un reading di un finto telegiornale dove la ritmica comincia a pestare più che mai.

Quel gigantesco cerotto sulla porta

Titolo singolare, mentre l’impasto sonoro si mantiene sempre quello: cantato dai risvolti sociali, ritmiche elettroniche bizzarre (ma non solo elettroniche), spesso dalla struttura irregolare.
Chitarre non distorte di grande suggestione, bellissime, si fondono spesso e volentieri con sinth e pad “ambientali”, dal delay facile.
Un intreccio non indifferente, le melodie ricordano un po’ i Tiromancino, ma stiamo parlando di un contesto assolutamente meno “pop” o “mainstream” che dir si voglia e di atmosfere di gran lunga più oscure e un’impostazione del progetto sperimentale alla base.

Edimburgo 31/12/2012

Qui le sonorità sono più vintage che mai, i colpi di cassa in quattro sono una dichiarazione evidente del mondo sonoro con cui abbiamo a che fare.
Voce molto effettata, un delay impastato e che genera un voluto senso di confusione, come a dipingere immagini sfocatissime.
E’ un viaggio della mente.

Disagio del non oltre

L’arrangiamento si fa sempre più nebbioso, frenetico, confuso, l’armonia è decadente.
Riflessioni recitate su sound ossessivo, piccole pause che evidenziano un senso d’angoscia infinito. Il disagio.
“Hai gli occhi come Charles Manson e non te ne accorgi.” Da non ascoltare assolutamente in preda all’alcol…o si?
Ci sorprende il finale, costituito da una “poetica” chitarra non distorta, “sporcata” da elettronica oscura di sintetizzatori, ma soffusa.

Storie di nessuno (me compreso)

Un intro di chitarre non distorte, ma effettate, molto lungo, supera il minuto. La voce arriva soltanto dopo quasi un minuto e mezzo.
Si alternano atmosfere calme, estremamente distese e inserti elettro-rock da i suoni acidissimi.
Le liriche trasudano negatività e “maledettismo”. Si continua ad esagerare, ma nel finale, di nuovo distensione, quasi con una logica ciclica.

Geometria dell’incontro tra due cerchi (ø/)

Questa è la traccia che mi ha colpito maggiormente: l’uso di un pianoforte “normale” lo si sentiva come il pane.
L’intreccio è sublime, tra pad, sintetizzatori minimalissimi, ritmiche ripetitive, fin quando non si arriva a metà del brano dove un sinth bass corposissimo spezza le atmosfere e si sovrappongono suoni di tromba che poi si fondono perfettamente a tutto il resto.
Finale lunghissimo, assolutamente strumentale, senza tracce di cantato.

Non c’è che dire, il titolo dell’album “Re di quadri in trip” rende perfettamente il contenuto musicale dell’opera

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Informazioni generali:

Ritorno in grande stile per l’Ottovolante, la rockband molisana
che aveva esordito nel 2012 con “La battaglia delle mille lepri”,
accolto positivamente da critica e pubblico.
“Re di quadri in trip”, in uscita il 4 giugno per Diavoletto
Netlabel, oltre al cambio di formazione presenta anche uno
stravolgimento del sound, che si fa più profondo, sognante ed
ipnotico rispetto al lavoro precedente.
Suoni ricercati in ogni minimo dettaglio, voci e liriche oscure,
elettronica come ago della bilancia tra ambientazioni western alla
Cormac McCarthy e sonorità dream pop, uscendone stravolti
come talpe al primo impatto coi raggi del sole, ma con in mano
un album intenso ed onesto nel rappresentare ogni lato della loro
personalità.
Da sottolineare infatti una spiccata vena poetica nei testi, che si
fanno specchio della società attuale e delle sue dinamiche
evolutive, con tanto di riferimenti a Facebook, Lercio ed al tanto
agognato traguardo della pensione per l’ispettore Bloch.
Un album che contiene otto brani registrati al Red Sound Studio
di Petacciato (CB), disponibile a partire dal 4 giugno in streaming
e in free download su Bandcamp.
Per chi invece vorrà accaparrarsi la copia fisica, “Re di quadri in
trip” verrà rilasciato sotto forma di doppio album, con un secondo
CD contenente le otto tracce del disco suonate al contrario (dalla
fine all’inizio) con titoli e testi di senso opposto.
Ennesima testimonianza dello spirito “free” e dell’assoluta voglia
di osare della band molisana.

foto1
BIOGRAFIA OTTOVOLANTE
L’Ottovolante nasce nel 2012 con il debutto “La battaglia delle
mille lepri”, album concepito con mezzi di fortuna e con lo spirito
di chi si vuole divertire. Ne parlano tutti bene (tranne Rockit), li
vogliono tutti in giro (pur non avendo label e ufficio booking),
finiscono in Rai tra le migliori proposte musicali italiane e
vengono invitati al MEI per il ventennale dei Marlene Kuntz
partecipando alla compilation “Canzone di domani”.
Nel 2014 entrano in studio per un nuovissimo lavoro intitolato
“Re di quadri in trip”, in uscita il 4 giugno 2015 su Diavoletto
Netlabel.
Provate a miscelare i Bluvertigo con le pulsazioni funeree dei Joy
Division, l’elettronica con lo shoegaze più etereo, rock italiano
degli anni dieci con il sound leggendario della new wave
fiorentina (Frigidaire Tango su tutti). Questo e tanto altro nella
seconda fatica discografica della rock band molisana.
INFO
USCITA: 4 giugno 2015
PROVENIENZA: Molisn’t
GENERE: Shoegaze, dream pop, elettronica, rock, new wave
LABEL: Diavoletto Netlabel (www.diavolettolabel.com)
DISTRO: Audioglobe (fisica), Believe (digitale)
BOOKING: Red Sound Records (info@redsoundstudio.it)
UFFICIO STAMPA: Doppio Clic Promotions
(doppioclicpromotions@gmail.com)
FACEBOOK: https://www.facebook.com/pages/Ottovolante/
201280883304860
STREAMING e FREE DOWNLOAD: https://
ottovolante.bandcamp.com/album/re-di- quadri-in-trip (dal 4
giugno)
PREORDER: http://ottovolante.bigcartel.com (dal 4 giugno)
Videoclip “R.i.p. Nichilismo”: https://youtu.be/bnaKLIS2AQw
(dal 4 giugno)
Registrato e mixato da Gianni Manariti presso il Red Sound
Studio di Petacciato (CB), masterizzato da Tom Woodhead a
Leeds, Uk.

TRACKLIST
1. R.i.p. Nichilismo
2. Sul fronte di guerra
3. Lettera per l’ispettore Bloch
4. Quel gigantesco cerotto sulla porta
5. Edimburgo 31/12
6. Disagio del non oltre
7. Storie di nessuno (me compreso)
8. Geometria dell’incontro tra due cerchi (ø/)
LINE-UP
Gianni Manariti – voce ed altro
Giovanni Colafabio – chitarre ed altro
Federica Ferrante – synth ed altro
Nel disco hanno suonato: Marco Leccese il basso e Guido
Romano la batteria

Gli Ottovolante sono e sempre saranno:
Gianni Manariti: voce, programming
Giovanni Colafabio: chitarre, psichedelia
Federica Ferrante: synth, seconda voce
Re di quadri in trip è stato registrato e mixato da Gianni Manariti.
Mastering a cura di Tom Woodhead presso l’Hippocratic Studio di Leeds,
Uk.
R.i.p. Nichilismo
Mostri distrutti, sogni corrotti
che cosa è rimasto del nostro fottuto nichilismo?
se faccio a pezzi la realtà ricadendo all’inferno
ho pugnalato le tue notti aspettandoti in centro
ho perso la mia identità con un post su Facebook
che cosa è rimasto del nostro fottuto nichilismo?
se faccio a pezzi la realtà ricadendo all’inferno
ed ogni ricordo di te
colora la stanza di nero
non puoi tornare più indietro
non puoi restare con me
ma il tempo è in ogni pensiero che perdo
che rotola sopra all’intonaco
dipingo la stanza di nero
senza di te
Sul fronte di guerra
Le strade deserte
stanze chiuse a chiave
è qui che cancelli le foto sfocate dall’umidità
e non c’è più tempo per lasciarsi andare
l’autunno ritaglia e allontana le ombre dall’umanità
sei sempre sul fronte di guerra (x4)
e non c’è più tempo
il mondo gira in fretta sotto un treno
più vado avanti e più ritorna indietro
il mondo gira in fretta sotto un treno
è questo il mondo che ti aspetti?
come un vecchio western
con il banchiere con gli occhiali dalle lenti pesanti
e il becchino che ignora la coscienza per pulirti i denti
lo sceriffo che ti punta una pistola in fronte
e poi ti soffia dritto in faccia la sua polvere
qui non sono più nessuno
e sono un po’ come uno zombie
o una puttana che al salone fa cenno ai clienti
come l’Italia del duemila e venti (x3)

Lettera per l’ispettore Bloch

Grazie vecchio
per tutte quelle volte che hai detto
“mi gioco la pensione!”
per tutti gli incubi più torbidi
e tutti i tuoi soprintendenti
che chiedevano rapporto
per ogni volta che hai detto
“mi gioco la pensione!”
per tutte quelle notti che hai passato ad inseguire i demoni
per ogni volta che hai ingoiato la tua scorta di antiemetici (x2)
arrivederci
Quel gigantesco cerotto sulla porta
Siamo troppo svelti ad imparare tutto
eppure guarda cosa siamo
disoccupati a quarant’anni e viviamo a Milano
(senza soldi a Milano)
e sorrido sempre alle notizie sulla pagina Lercio
ma in fondo rido di me stesso
e gli amici che avevo
sono tutti diventati provinciali
vivevi in mezzo a mille sguardi indifferenti
e poi tornavi al tuo paese nascondendoti
qui non c’è più nessuno
che mi dica “cosa cazzo stai facendo?”
tirando avanti in un call-center tutto il giorno
restando fermo con la faccia da bastardo
questa è una dimensione che non accetto
ho fatto in fretta a scoprire tutto
l’amore, il sesso e le parole dentro un fosso
l’amico stronzo che ha bisogno del tuo aiuto
e poi il silenzio mi ha coinvolto nel suo buio
generazioni di speranze contro un muro
si è fatto tardi per convincermi ad uscire fuori
qui non c’è più nessuno
Edimburgo 31/12/2012
Vegetazione bassa e il muschio che ti afferra le caviglie
ed io non smetto di sentirmi prigioniero
in questa valle che ti apre le sue gambe
dimenticandomi di respirare
dal lato opposto un uomo vaga per le strade
alla ricerca di qualcosa da fumare
ma non c’è niente ancora
niente che ti spinga un po’ lontano
dalla clessidra sempre ferma e orizzontale
da queste inutili sterpaglie
dalle paludi sempre scarne
nella mia mente non stacco mai piedi dall’asfalto
e tutto attorno rimane sospeso nel tramonto
milioni di ore passate a pensare nel modo sbagliato
milioni di sogni aspettando che arrivi la fine dell’anno
ed ogni volta non stacco mai i piedi dall’asfalto
e tutto si muove spostando le luci del tramonto
milioni di ore passate a pensarti nel modo sbagliato
milioni di sogni che ho perso aspettando la fine dell’anno
Disagio del non oltre
Mimetizzarsi in un contagio di moralità e apparenza
elaborare il problema con quello che vedono i tuoi occhi
ma non sei mai in grado di uscire fuori per vederti dentro
costruire la vita basandoti sull’ipocrisia
elaborare la mente dell’essere autodistruttivi
un matrimonio pieno di gente
un funerale di pettegoli
e hai gli occhi come Charlie Manson e non te ne accorgi
hai salito mille volte le rampe delle scale del palazzo e l’hai cercato e
ricercato
ma non lo hai mai visto in faccia l’inquilino del terzo piano
no non lo hai mai visto in faccia
e tu non te ne accorgi (x2)
Storie di nessuno (me compreso)
Calma come un’ombra di notte
si confonde tra la gente nei pub
un passato un po’ strano
un diario di storie interrotte a metà
e quando è sola se ne sta dentro una nuvola
che copre tutta la città
non c’è più nulla
non è servito a niente
restare con te
restare tra la gente
che vive nel branco
che brancola di notte
nessuno in cerca di risposte
che sono quelle sepolte nel ventre
non è servito a niente (x3)
e la mattina di corsa a lezione
siamo così bravi a inseguire i sogni
proprio come a fuggire da noi stessi
e le noie e i disturbi antisociali
mentre il boom delle industrie farmaceutiche è su tutti i giornali
un tuffo dentro la menzogna
che cosa importa se ti affonda
Geometria dell’incontro tra due cerchi (ø/)
Mentre la piena ha chiuso tutta la città
restiamo in metro a raccontare quei ricordi
mentre la pioggia bagna tutta la città
restiamo fermi ad abbracciare i nostri sogni
e non è un caso ritrovarti qui dopo vent’anni
anche se ormai stiamo bene anche stando lontani (x2)
l’amore ha mutilato le mie gambe
ma io continuo a camminare
io continuo a camminare..


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