RITA ZINGARIELLO, “IL CANTO DELL’APE” [Recensione]

RITA ZINGARIELLO, “IL CANTO DELL’APE” [Recensione]

A cura di Elena Schipani

Lo scorso 6 aprile è uscito il nuovo album della cantautrice pugliese Rita Zingariello, intitolato “Il
Canto dell’ape”. Questo lavoro è il frutto di una sorta di autoterapia alla quale la cantante si
sottopone quotidianamente. Ritirandosi nel silenzio e nella tranquillità di casa sua, dice Zingariello,
emozioni e sentimenti prendono vita andandosi ad imprimere sui fogli bianchi. Ogni brano è un
racconto, un passo in più che la cantautrice compie per capirsi ma anche, e soprattutto, per lasciarsi
scoprire da un ascoltatore che si rivedrà inevitabilmente raccontato attraverso le parole semplici ma
d’effetto.
“Il canto dell’ape” non si può definire musicalmente. Tante sono infatti le influenze presenti in
questo disco: dal pop all’indie-rock, dal vintage al moderno, dall’acustico alla presenza
dell’elettronica. Ogni traccia è a sé e rappresenta un piccolo viaggio sensoriale.
“Amsterdam” racconta di un viaggio in questa città. Non è solo il viaggio concreto a far bene a chi
lo sta facendo, ma anche l’allontanamento metaforico da quella che è la quotidianità. Tutto viene
visto sotto una nuova luce, i colori sono più brillanti e nel tornare a casa ci si sente pieni di energia e
pronti a ricominciare tutto in maniera diversa.
“Il canto dell’ape”, racconta di come si arriva a perdonare e a perdonarsi. Dopo il tempo passato in
maniera statica, chiusi, e racchiusi, in una stanza qualcosa si risveglia e da lì inizia una nuova fase
della vita. Come in primavera tutte le creature cominciano a fiorire, tornando a mostrare la parte più
vera e bella di loro stesse.
“Ballo ferma” è un’allegra ed ironica critica a chi prende sempre tutto sul serio. La leggerezza deve
far parte della vita di tutti i giorni per riuscire a superare quegli ostacoli che sembrano essere
insormontabili. Vivere in maniera leggera, senza perdere di vista le cose importanti, è utile per non
essere schiacciati dai propri problemi; quello che in apparenza può sembrare una distrazione o un
fastidio, diventa il pretesto per un momento di divertimento. Un esempio concreto lo si trova nel
ritornello dove, di sottofondo, si può sentire l’abbaiare di un cagnolino (il bassotto del bassista) che
dà una nota di colore al ritmo della canzone.
“Spalanca” è un inno alla pazienza. Non è importante il tempo in cui si arriva al traguardo ma come
ci si arriva. Godersi il percorso senza avere l’ansia di arrivare. Solo così si potrà capire in fondo i
passi che sono stati fatti, i miglioramenti e, perché no, riflettere sui propri errori.
“Senza nota sul finale” è un inno alla vita semplice. La ricchezza sta nelle piccole cose, quelle
grandi sono superflue. Non serve parlare troppo, il silenzio e la musica dicono già tutto quello che
serve esplicitare.
“Preferisco l’inverno”. L’arrivo della nuova stagione, il passare del tempo, non potrà risanare le
ferite di un cuore spezzato. Il testo della canzone, incompleto, e la sua brevità sottolineano la
disperazione che si cela dietro questo brano che dura poco più di un minuto.
Quella contenuta ne “Il gioco della neve” è una contrapposizione molto forte. La passionalità
istantanea del tango di sottofondo, si incontra e scontra con quello che è il testo. Si racconta infatti
di un amore che ancora deve essere riconosciuto per poi sbocciare; esattamente come fa la neve che,
nonostante il suo apparente candore, copre tutte le forme di vita ibernando le più fragili. Il cuore è
quindi come una piccola pianta che rimane congelata fino alla fine dell’inverno.

La Tv di Biluè di Giovanni D'Iapico

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Le “Sicure simmetrie” sono quelle che ad un certo punto si sgretolano. Quella che sembra
all’apparenza una vita perfetta, sicura, fatta di una casa, un lavoro e un amore crolla in un momento
esattamente come un castello di carta. Un tradimento, un passo falso che mostra tutto sotto ad una
nuova luce più tetra ma finalmente reale.
“Ribes nero” parla di un elisir, ma di cosa si tratta? Qual è la ricetta giusta per affrontare la vita?
Come la più forte delle medicine ha un sapore aspro ed amaro ma l’unico modo per riuscire ad
arrivare in fondo, non è altro che spogliarsi delle apparenze e vedere tutto in maniera diversa e vera.
“Simili e contrari” è la storia di un qualsiasi figlio e di un qualsiasi genitore. I genitori, alle volte,
cercano di proteggere a tutti i costi i figli per fare in modo che non si “scottino” con la vita vera,
pensando per loro un percorso già pianificato molto simile al proprio. Ma i figli non devono essere
comandati ma piuttosto guidati; il cambio di direzione di un figlio non è un tradimento ma il
segnale forte di una personalità propria che lo stesso genitore ha contribuito a costruire.
“Il bacio con la terra” è una dolcissima ballata dedicata alle paure. Quando piove l’unico pensiero è
quello di ripararsi per evitare di bagnarsi; ma vedendo le cose da una diversa prospettiva, la pioggia
non è solo un elemento dal quale fuggire ma diventa la metafora di un bacio fra cielo e terra e chi
fugge da un bacio? Nessuno. Abbandonare le proprie paura per ritrovarsi esseri nuovi e rinati spogli
da ogni zavorra.
L’album si chiude con “Risalire”. Il brano, inizialmente, non doveva far parte del disco ma dopo
averlo sentito tutto il gruppo di lavoro che accompagna Rita Zingariello l’ha voluto fortemente nella
track list. Il testo risale al 2014 ed è stato composto dopo la fine di una storia d’amore. Ripartire,
ricominciare, risalire, per l’appunto, dopo una grande delusione è la maniera più pura per
dimostrare al mondo il proprio valore.

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