A cura di Francesco Lenzi

PLYMOUTH “Plymouth” (Rare Noise records)

Nuova uscita per la Rare Noise e un gradito ritorno per alcuni musicisti che i lettori di audiofollia hanno imparato a conoscere.

Difatti dietro al nome Plymouth si celano il tastierista Jamie Saft ed il chitarrista Joe Morris,di cui abbiamo parlato in altre occasioni;oltre a loro formano i Plymouth l’allieva di Morris,Mary Halvorson-una delle promesse in fatto di improvvisazione chitarristica-il contrabbassista Chris Lightcap e il batterista Gerald Clever.

Quello che potrete ascoltare qui sono tre lunghe jam liquide e psichedeliche che si riallacciano solo in parte ai lavori precedenti a cui hanno partecipato Saft e Morris e di cui vi abbiamo parlato un anno fa;qua è tutto ancora più scorrevole ed ipnotico…In altre parole:un disco imperdibile!

“Manomet” è il lungo mantra psichico che apre il lavoro,in cui l’organo e le chitarre disegnano sentieri acidi e visionari,mentre la sezione ritmica scorrazza in maniera “free”;la parte finale è ancora più estrema,tra echi stranianti,scampoli noise e chitarre taglienti come lame roventi.

“Plimouth” è un brano quasi ambient,con un mood da colonna sonora:un certo flavour straniante è sempre presente,ma in maniera completamente diversa….qui è il jazz l’asse portante,e l’introduzione è tutta nelle mani di Saft,che filtra il pianoforte con un echoplex;poi man mano che il brano si evolve,entrano le due chitarre a disegnare scenari inconsueti e colmi d’inquietudine….E man mano si aggiungono anche gli altri strumenti,in punta di piedi,mentre l’improvvisazione si evolve dinamicamente,alternando momenti pacati (dettati dal piano) a schegge sonore ragionate (le chitarre),che diventano più corrosive nella seconda parte.

“Standish” è il brano conclusivo,una suite lunga quasi mezz’ora:l’introduzione è rarefatta,in un tripudio di chitarre oniriche e libere note di pianoforte;il brano poi si “accende”,e ritorna la psichedelia,in maniera decisamente caleidoscopica e ricca di sfumature,con le chitarre in preda a delays e glissandi acidi ed un’implacabile e sfrenata sezione ritmica che non sovrasta mai l’insieme.

Ma in 28 minuti e mezzo ne accadono di cose,ed ecco apparire anche improvvisi stacchi meditabondi,su cui si stende anche l’organo lisergico di Saft,mentre le chitarre sembrano dare una visione noise di un walkin’blues jazzato ed improvvisato sul momento;poi,la seconda parte sembra ricollegarsi ai solchi meditativi dell’introduzione,con un pianoforte sussurrato ed echi chitarristici tenui ma incisivi.

Verso la fine,il tutto diventa più jazzato,ma sempre “free”,con qualche scampolo di sperimentazione qua e là e con l’orgiastico organo di Jamie a dettar legge.

Un disco bellissimo,per gli amanti sia della psichedelia che del “free form” in musica,ma con gusto e cuore,oltre che con dinamicità:per chi ama i personaggi coinvolti,un’ulteriore conferma,per chi non li conoscesse,un’ottima occasione per farlo.

Plymouth_Cover

 

Webzine