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30 MILES, intervista

Abbiamo avuto il piacere di recensire la vostra ultima fatica musicale.
Passiamo adesso a un’intervista, sperando sia di vostro gradimento rispondere a ogni nostra curiosità.
Anche se sappiamo tutto quello che si può sapere cercando in rete, le nostre domande saranno utili ai
neofiti della vostra musica, a coloro che vorranno accostarsi a voi in maniera veloce ed immediata,
leggendo poche righe e avendo un’idea generale che li spinga ad ascoltare il vostro disco.

1. Da quanto tempo e come è nato il vostro progetto?

I 30Miles nascono nell’inverno 2010 dopo diversi cambi di formazione e nome della band. L’unico
fondatore rimasto è Sam (voce/chitarra) mentre Tommi, Mik e Giova sono entrati dopo l’album di
debutto seguiti da Ale che ha preso parte dal tour in Giappone.

2. Quali sono le vostre strategie di promozione?

Siamo una band cresciuta tra centri sociali e piccoli club, la strategia migliore è salire sul palco e
dare il 110%, coinvolgere, scioccare il pubblico e godersi tutti insieme quei 45 minuti di follia
socialmente accettata.
Oltre a questo abbiamo affidato l’ufficio stampa italiano a Doppio Clic Promotions e le altre
etichette nei vari continenti ci aiutano con la promozione nel web. Fare un lavoro con un
contenuto solido serve a poco se nessuno sa che esiste.

3. Avete mai scritto brani in italiano? Se si o se no, perché.

L’unico brano con delle liriche italiane è “The Beasts”, che comunque non è considerabile per
via delle strofe spezzate tra italiano e inglese, senza contare i ritornelli.
Non siamo certo abituati a scrivere in italiano, Samu ha sempre scritto in inglese, salvo poesie
che sinceramente hanno stili che calzano ben poco col cantautorato indie di questi giorni.
Probabilmente la ragione è molto più semplice: nel mondo ci sono più persone che parlano
inglese di quelle che parlano italiano e i 30Miles sono prodotti e supportati da etichette
discografiche estere, senza contare che gli italiani non comprano musica, la pretendono come
hanno preteso di lasciar marcire la cultura dell’arte italiana. Facciamo musica per poveri, non
per poveretti.

4. La musica è la vostra occupazione principale?

Beh per alcuni sì, per altri meno: Giova insegna batteria, ha un sacco di collaborazioni con molti
artisti pop, mentre Sam gestisce Ghost Factory Records & Arts e ha un lavoretto part-time per
fare lo zingarello acustico col culetto parato; Tommi è uno scultore, pittore e molto
probabilmente vive più nelle arti visive che nella musica, mentre Mik è un ingegnere civile coi
controfiocchi, quindi ha meno tempo a disposizione, ma finché le cose escono bene per noi può
fare anche il sindaco. L’ultimo arrivato è Ale che ha un lavoro fisso nella ristorazione, ma nei
periodi di tour si smarca così bene che pare Van Basten e senza contare che sta scrivendo anche il nuovo dei Crosswise Decay. In sostanza ci sentiamo bene, bilanciati e abbiamo qualche
progetto che annunciamo a breve.

5. Parlateci del vostro legame con il Sol Levante.

Il primo contatto col Giappone è avvenuto nel 2012 tramite Nobuyuki Watanabe di Bells On
Records che nel 2013 pubblicò il nostro dubutto “The Smiles Of Rage & Paranoia”. Qualche
anno dopo, per delle ragioni ancora non chiarissime, l’etichetta chiuse bottega e rimanemmo
senza appoggio giapponese per nuove pubblicazioni e tour promozionali. Chiedemmo consiglio
a Duff Records di Cosenza, (label degli storici Duff), che ci presentarono a Morito Nakanishi di
Far Channel Records, il quale decise di firmarci e di organizzare il primo tour giapponese dei
30Miles. Ovviamente un sogno avverato.

6. Il cantante ha una voce pazzesca, come si è formato vocalmente?

Sam: Pazzesca non saprei, è la mia. Sono autodidatta. Ho imparato a non farmi male e poi tanta
sala prove, tanti concerti sia sopra che sotto il palco e tanto, tantissimo cuore. Tecnicamente mi
riscaldo con 3 shot di tequila, qualche esercizio muscolare per addominali e diaframma e via.
Verso metà scaletta il mio fisico da scaricatore di pdf inizia a stressarsi e i muscoli iniziano ad
accusare la stanchezza, quindi tocca compensare con la gola per recuperare energie, ma in
genere alla nostra gente piace sentire la voce graffiata, quindi poco male. Di solito chiudiamo i
concerti con un paio di bombe o tre quindi devo riuscire un minimo a gestire le energie nel
mezzo alla scaletta per riuscire a dare tutto alla fine. In quei momenti tutto compensa con
tutto. Vengono usati in sincro i muscoli diaframmali per avere una buona compressione, la gola
per aggiungere potenza e distorsione, il naso per arrivare alle tonalità più alte e la testa come
scatola di risonanza per il sustain. Il risultato è quello che ascoltate in disco o ancora più
fedelmente al concerto.

7. Per quanto riguarda il discorso diritti d’autore, Siae, Soundreef, Edizioni, ecc…come vi
muovete?

Abbiamo affidato i diritti a Soundreef tramite Ghost Factory Records & Arts, che ha permesso in
via esclusiva a Far Channel Records, Disconnect Disconnect Records, 20 Chords Records e
Thousand Islands Records il diritto di riproduzione, duplicazione, divulgazione, di immagine
ecc… nei loro Paesi.

8. Qual è il vostro rapporto con l’etichetta discografica e com’è nata la collaborazione.

Ghost Factory Records & Arts è stata fondata da Samuele quindi la band è abbastanza abituata
ad affrontare tutti i processi che occorrono per rilasciare un disco, dalla produzione alla
promozione in tutti i loro aspetti. Per noi è ottimo perché che possiamo decidere cosa scrivere
e come sviluppare i progetti nella sicurezza di poter contare su etichette/agenzie/produttori
che collaborano con Ghost Factory per realizzare le tirature dei dischi e ad organizzare i tour.

9. Di dove siete originari e dove vivete.

Tommi è nato e vive ad Empoli, nella provincia fiorentina e ha origini siciliane e fiorentine,
Giovanni ha origini siciliane ma è nato ed abita a Figline Valdarno, nelle campagne fiorentine;
Mik ha origini pugliesi e romane ma vive a Venezia; Samu ha origini sarde, lucane ed empolesi

ma è nato e vive a San Miniato, nella campagna pisana al confine col fiorentino, mentre Ale è
un Livornese doc.
10. Their Brains Upside Down è uno dei vostri brani più melodici, di cosa parla e come è nato,
raccontateci un po’, se vi va.
Parla della gente di provincia, di quelli persi nei beni materiali, dei tossici di borgata, degli
isterici che tutti insieme nel loro piccolo cercano di galleggiare sul disagio sociale sperando
inutilmente di apparire normali, con movimenti ed espressioni fluide in pubblico. Potrebbe
essere meglio diffidare di chi si sente a proprio agio in un mondo così o peggio ancora chi non
lo è ma vuole darlo a vedere, senza riuscirci e finendo per mettersi in ridicolo senza neanche
che se ne rendano conto. Svalvolare per il mood del tempo, o vantarsi in piazza di avere le
droghe migliori possono essere degli esempi. La canzone ha una dinamica “feliciona” e pop per
rendere l’idea della finta spensieratezza che nasconde un contenuto di gran disagio.


FACEBOOK: https://www.facebook.com/30milesmusic/

CONTATTI: ghostfactoryrecords@gmail.com

STREAMING & DIGITAL DOWNLOAD: https://30milesmusic.bandcamp.com/album/short- tales-for-braves

https://open.spotify.com/album/31GRtGHkoynE4LQ8jAg388?si=OFJ78DquR5OTghaKxw2SEg

MERCH: https://ghostfactoryrecords.bigcartel.com/product/30-miles-short-tales-for-braves-cd- album

https://www.30milesmusic.bandcamp.com

Guarda il video di “The Forest”, brano di apertura del disco

https://www.youtube.com/watch?v=8CfbXXF49ME


 

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