Chat with us, powered by LiveChat

Alchimia in rima e nuovi modi di intendere la musica:la rivelazione e le”rivelazioni”di Pico Rama

Alchimia in rima e nuovi modi di intendere la musica:la rivelazione e le”rivelazioni”di Pico Rama

PICO RAMA”Il secchio e il mare(Ice records)”
Noi di Audiofollia,come sempre,cerchiamo di proporvi le ultime interessanti novità del panorama musicale,in questo caso italiano. Non solo rock,e non solo i generi che ascoltiamo di solito.
Oggi vi parleremo di un disco curioso,quello di Pico Rama,al suo secondo capitolo discografico,chiamato”Il secchio e il mare”.
Pico è figlio d’arte,ma non ci dilungheremo su questo,uno perchè il genere da lui proposto è completamente diverso da quello proposto dal padre(dirò solo che il suo ultimo album è un concept che abbiamo recensito e accolto in maniera entusiasta settimane fa)e due,perchè insistere su questo punto non sarebbe giusto,perchè Pico ha una sua propria personalità e un suo stile,e sufficiente originalità per camminare con le proprie gambe.
Ma che musica fa Pico Rama?
Impossibile definire il suo stile in unica parola;probabilmente la parola”ragamuffin spaziale-sperimentale”potrebbe essere una definizione adatta,ma che forse non renderebbe giustizia alle sue stesse capacità.
All’inizio ,nelle bio che ho letto, si parlava anche di hip hop/rap:premetto che io non sono un fan del genere,salvo rare eccezioni,ma ho sufficiente mentalità aperta per non soffermarmi alla prima impressione e soprattutto alla prima riga che leggo di una biografia,quindi approfondisco sempre il tutto ed entro dentro la musica dell’artista di cui devo parlare,anche se fa un genere diverso da quello che sono solito ascoltare(come dicevo poco fa).
E difatti faccio sempre bene a non fidarmi delle etichette e della prima cosa letta,in quanto sono stato piacevolmente colpito:non solo la parola”hip hop”è abbastanza fuorviante per la musica di Pico,ma secondo me si tratta solo di una definizione che viene utilizzata probabilmente per comodità dalla label o da altri,giusto per rendere un’idea della sua musica;ma il”rap” descritto qui(quando c’è) non è mai fine a sé stesso,viene utilizzato perlopiù come”tappeto”,come una sintesi con cui”giocare”con le parole.
Quindi il “rap”di Pico,ammesso che lo sia,è puramente concettuale:anche perchè Pico si discosta notevolmente dagli epigoni italiani di questo genere che affonda le radici negli USA,in quanto le sue parole non sono mai volgari (nemmeno quando le parole sono più rudi,non cerca mai la sensazione a tutti i costi o la faciloneria)o roba buttata là,per fare il macho o il gansgster(come altri rappers italiani fanno,osannando culti misogini per non dir di peggio)….Nossignori,Pico non è nulla di tutto questo,è un ragazzo colto e troppo intelligente,e fa dei testi personali,ambiziosi,mai sentiti prima…..e non è rap,secondo me,il suo genere di musica. Né hip hop.
Si tratta semplicemente di una curiosa musica”nuova”,originale:se è vero che alcune componenti”rap”a grandi linee coesistono(ma non troppo come avrete capito),è anche vero che esse sono mescolate ad altri generi musicali,come appunto il ragamuffin(che dell’hip hop eredita la cadenza,ma non la mentalità),l’elettronica,un po’ di rock,qualche spezia pop(nel senso migliore del termine,un po’ di sperimentazione….il tutto condito in salsa futuristica(ma non come la intende qualcun’altro del genere che dicevamo prima….ci siamo capiti!).
Pico,quindi,stupisce e lo fa a modo suo,con stile unico.
Il disco si apre con “Cani bionici(Technotitlan)”,moderna ambientazione in cui convivono sperimentazione,melodia e testi interessanti,dalla cadenza ragamuffin appunto(“OrA vedi codici di cani bionici/nani ingigantiti da lavori chirurgici/tutto nelle mani di genieri metodici/feci di demoni in vani metallurgici/come l’uomo era scimmia ma prima era RA/Era TENOCHTITLAN ora TECHNOTITLAN “).
Come avrete capito,i testi sono molto complessi,mai superficiali eppure allo stesso tempo diretti:le civiltà azteche,l’esoterismo e i molteplici riferimenti culturali,pure colti,citati nel testo,sono il pretesto per parlare dell’alienazione dell’Io ai giorni nostri,la civiltà che si scontra con la “tecnocrazia”.
Il brano vede la partecipazione del rapper Dargen,ed è anche il primo singolo tratto dal disco ed un videoclip affascinante,complesso,che amplifica i riferimenti del testo(e li spiega anche).
“Alla corte del pazzo”(con la partecipazione di Alessandro Formenti) con le sue rime perfette e taglienti,è un altro spaccato dei nostri tempi,affrontato senza retorica e con curiosità(“fabbricanti di ingenti quantità/di oggetti non dotati di apparente utilità/alla corte del pazzo la futilità/che sodomizza il cosmo/e genera sacralità)” su un tappeto che invoca reminiscenze classiche e modernità quasi fantascientifica(e dei cori “operistici” che ricordano il Battiato più pop degli anni ’80).
Ritornano anche le simbologie antiche(“dentro a questo spiazzo/comparabile al valhalla/valchirie con baccanti con il simbolo di RA”),metafore di qualcosa di più personale e complesso,e applicabili alla vita di tutti i giorni,e perfino un po’ di ironia,in un gioco surreale;e viene citato anche il compleso rapporto tra religione e popolo,”reame”e sudditismo….sempre visto da un’ottica personale che ricorda le pagine”alchemiche”di Jodorowsky.
“Manitù”svela un’anima più rock,ma sempre insolita,e dai risvolti insolitamente dark ma brillantemente melodici;evocativo come pochi il testo(“rigido nel rito del santo sangue/vivido nel canto delle domande/e le domande,per insegnarle/lui non ne fa,ma conduce a farle”).
La particolare visione della”filosofia”e dei pensieri di Pico,non è scevra anche di peculiare ironia qua e là,(”manitù,su/mettici una mano tu)” sempre dettata con garbo e con intelligenza; le liriche sono davvero singolari,con più ampi livelli di lettura e sempre molto belle e interessanti,senza perdere mai in freschezza.
Più solare è”l’amaca”,che vede la partecipazione di Seppiah(che gli dòna un tocco hip hop),e suona come una versione”destrutturata”del reggae,modernamente psichedelica nei suoi meandri elettronici.
Il testo è un flusso cosciente di pensieri,e come sempre dona quel qualcosa in più al pezzo(“L’amaca,amala/lei è la capa qua(…)ma da baccalà/marinerai la cabala(…)l’amaca acchiappa la mappa del rom”).
Reggae,solarità ed ironia ritornano anche in”modo nuovo”,con la sua andatura rilassata:uno dei brani che preferisco del disco,carico di positività(“Un modo nuovo per un nuovo mondo/cerco un modo nuovo dal popolo,poi lo lodo/come il nuovo covo che trovo se seguo il dodo”)e da insoliti risvolti drum&bass e perfino orientaleggianti alla fine del primo ritornello.
L’attitudine in cui Pico affronta il testo di questo pezzo è quasi punk(e non a caso,dato che le strofe finali citano i Clash e i Sex Pistols),inteso come attitudine(“passione collaterale/che fa più nazi di gibson/se gibson vi offende,prendete la fender(…)/silenziate le pistole di brixton/è il lancio di oggetti come ai concerti dei Pistols”)in un melting pot,un crossover di diversi stili e sentimenti,con il sorriso tra le labbra(“amare le racchie/cogliere le bacche/togliere il new era a tutti i rapper”).
“Thor e fatima”presenta un testo apparentemente ancora più complesso,che in realtà riassume sentimenti di pace e l’abbattimento delle barriere in favore dell’amore;musicalmente è un brano più pop,carezzevolmente melodico e accattivante,ed è un bel contrasto,data la qualità catchy del brano che è radiofonico senza essere banale.
La title-track è un pezzo tra”trip hop” e rock cadenzato,un inno all’unità e all’amicizia,che sa di pace universale,scritto con estrema sensibilità (“e noi siamo marinai,mica laconi/a questa gara a ostacoli/preferivamo i tavoli in taverna(..)e invece siamo fiaccole/di questa guerra eterna/lucciole bordeaux intorno alla lanterna”)anche quando il racconto si fa più crudo.
La melodia di”Rosa quantica”è molto avvolgente e accattivante,e vede la partecipazione di Danti;l’amore ed il sesso vengono descritti con poesia e romanticismo(“con la mano la tua rosa quantica/con blando coraggio toccherò/non piangerò se mi pungerò/combatto la matematica”),ma senza smancerie di sorta anche quando il gioco diventa diretto(“il barattolo di nutella dove non vedi l’ora di infilarci le dita”).
Densa di beat elettronici filtrati e più vicina agli stilemi hip hop”classici” come struttura di rime e strofe è”Dopo il patto rise”,ma l’argomento è naturalmente molto personale:l’eterna lotta tra il bene e il male in salsa totalmente moderna e rivisitata,e con un pizzico d’ironia che non guasta(“ti sei preso in culo 7000 stalattiti,ma tutti i diavoli:angeli travestiti”).
Finale insolito e classicheggiante per una storia moderna che porta nel futuro l’eterno conflitto di cui dicevamo poco fa(e un po’ di sana introspezione riflessiva).
Chiude l’album”Libero caotico”,un reading davvero riuscito su un tappeto intimista affidato al pianoforte;si va a ruota libera,in maniera visionaria(“Se per te l’erotico è un emoticon /o il necronomicon/ai miei occhi /cambia ben poco”)e le rime irresistibili che cesellano e suggellano in maniera personale il gran finale.
Confermo ciò che dicevo in apertura:sono rimasto davvero piacevolmente colpito da questo Pico Rama,perchè è un personaggio davvero particolare,di quelli che raramente si ascoltano in giro:ha le idee chiare e non assomiglia ad altri.
Il suo disco è pieno di riferimenti esoterici e non,culturali,storici e come un libro si”legge”e si”percepisce”in centinaia di sfumature diverse.
Oltretutto,anche la sua simpatia fa la differenza;non si prende troppo sul serio,ma allo stesso tempo è lucidamente intellettuale, sa cosa vuole e sa come ottenerlo;si tiene alla larga da facili stereotipi e crea una “sua” musica nuova,che difficilmente si può incasellare in un solo genere.
Pico Rama:piaccia o no,che ci crediate o meno,la nuova musica passa anche da qui:e non parlo solo di”alternativa “italiana.
Dategli una chance:vi si aprirà un mondo differente e in qualche strana maniera affascinante.
Consigliato anche a chi di solito non mastica i testi parlati e le sonorità troppo moderne:potrebbe ricredersi.
 
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*