ANTHONY ADMIRED “The Love hereafter”

ANTHONY ADMIRED “The Love Hereafter” (Drop&Spiral)

Non si può mai dire di aver ascoltato tutto e di tutto;perchè capita che si scoprano sempre nuovi musicisti,nuove canzoni,nuova musica che ti colpisce dentro….e questo è il caso di Anthony Admired,cantautore di notevole spessore che esordisce in questi giorni con un album in edizione limitata di 150 copie per la Drop&Spiral (dopo un Ep di 4 brani).

La musica di Anthony è un rock morbido dalle venature alternative:e “The love hereafter” è un disco quindi molto rilassante,ma di una bellezza unica….e la maturità che esce da questi solchi è strabiliante:non è un caso,dato che Anthony-seppur giovanissimo e al suo esordio “ufficiale” a lunga durata-ha già esperienza da vendere,avendo accumulato varie influenze e progetti nel corso degli anni (sia come chitarrista,che come bassista).

Ma andiamo insieme a spulciare il contenuto musicale del cd.

“Astray” apre il disco con delicata malinconia e ombrose trame alternative:balza subito all’orecchio la voce personale e molto bella del nostro,nonchè la cura estrema per i particolari;è un brano in bilico tra acustico ed elettricità,tra melodia e ricercatezza raffinata….Puro rock cantautorale al suo meglio,con qualche spunto “pop” non banale.

Le liriche introspettive già presenti nel primo brano,trovano ulteriore forza e conferma nella successiva “Follow you”,un’altra ottima canzone dalla ritmica contagiosa (pianoforte notturno e organo settantiano creano un tappeto molto interessante sullo sfondo) e dalla melodia memorabile;il finale è ancora più graffiante e potente,ma mai sopra le righe.

“Seventh heaven” è una canzone d’amore non convenzionale,un tassello pop delicato e riflessivo,dai tratti armoniosi;gran lavoro d’arrangiamento come sempre,tra momenti rarefatti e liquidi ritornelli quasi funkeggianti;c’è perfino un interessante uso del vocoder nella seconda parte,mai invadente (anzi,dona solo un tocco “spaziale” in più,ma appena accennato)….e bella la malinconia slide guitar in chiusura.

“Vanilla sky” è una ballata acustica struggente (ma illuminata da improvvisi lampi elettrici),mentre con “Goodbye (Pie in the sky)”,si ritorna ad un mood notturno e introspettivo (con la pioggia in sottofondo ad amplificare lo spleen),ma al tempo stesso pervaso da tessiture ambient e psichedeliche (suggestivi i reverse chitarristici),con qualche inserto elettronico.

L’elettronica torna a tratti su “God’s lonely man”,ma è solo un ingrediente nell’insieme:liricamente c’è un certo pessimismo di fondo,ma non manca la poesia;il sound stempera però l’insieme,giocando su dinamiche chiaroscure e su ritornelli rockeggianti di rara efficacia (bello e corposo anche l’assolo,farcito di wha wha).

Suggestioni darkeggianti su “Whatever comes”,unite a ricordi sottilmente onirici;ma l’orecchiabilità del ritornello fa la differenza,ed illumina il tutto con una luce improvvisa.

La voce di Sabrina Carnevale introduce la rarefatta”Where love goes”,sempre in bilico tra meditativi slanci acustici e soffice elettricità;subito dopo “My love”,un’interessante e ombrosa lovesong riflessiva,solcata da battiti elettronici mai invadenti,con il pianoforte in primo piano:difficile scegliere un brano migliore,data l’estrema qualità di tutto il disco,ma forse questa è la mia preferita in assoluto,anche per via della sua avvolgente melodia e per il finale potente a tutto rock,senza dimenticare la cantabilità (emozionante anche il solo della 6 corde,davvero commovente nella sua ariosità)!

Ci avviciniamo al finale con la riflessiva “The Back of beyond” (che si ricollega in un certo senso all’atmosfera di “goodbye” con le sue venature dark e i suoi soffici reverse;ma c’è un pizzico di sensibilità “unplugged” in più!),con la diretta “Part of me” e lo strumentale affidato al pianoforte”Angel of light” che chiude questo riuscito lavoro.

Un ottimo disco dunque,per un eccellente e nuovo cantautore che sa davvero il fatto suo:canzoni memorabili  e-come dicevo poco fa-curatissime,in ogni minimo dettaglio. Un album che scorre via che è un piacere e si fa ascoltare e riascoltare all’infinito:davvero interessante.

La Tv di Biluè di Giovanni D'Iapico

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