Blanc Noise – Mar dei Mai [ Recensione ]

Il panorama musicale italiano ha bisogno di noi, popolo di internet, necessita della nostra attenzione ed è questa che dovete prestare, cari amici di Audiofollia, per l’ascolto di “Mar dei Mai” , uscita su Soundcloud di quattro mesi fa, album di dieci brani dei Blanc Noise , band da Correggio (RE), che professa indipendenza, formata da Alessandro BeviniFilippo GuizzettiSamuel PietriMatteo William Salsi.
E’ già il nome, “rumore bianco” a suggerirci questo mondo sonoro e questa manifestazione d’intenzioni.
Interessante la descrizione del loro genere su Facebook: ” dipende / Insolente garbo”, altra descrizione: “Siamo una band emergente in un mare di emergenza. Stiamo stretti ma non affoghiamo.” Ed ancora: “I Rumori Bianchi nascono dallo strofinamento di superfici opposte. Lisce con ruvide, concave con convesse, molto belle con molto brutte, stracci con velluti. Nascono dal suono dei camion lungo l’autostrada nel momento del sorpasso, in cui il guidatore assonnato di una comoda berlina deve decidere se umiliarsi e lasciarsi superare o se prendere il largo e salutare. Ad ogni modo occorre farsi trovare pronti.”
I Blanc Noise si sono formati addirittura dieci anni fa e vantano due primi posti all’Avis Factor nel 2012 e al Premio Daolio nel 2013.
Piccola parentesi: diciamolo, i dischi vanno ascoltati dall’inizio alla fine e se necessario, riascoltati.

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Che sia per “piacere”, che per scrivere una recensione; c’è questo brutto vizio in giro: recensioni scritte senza analizzare brano per brano, dischi complessi liquidati in cinque righe, dove si presume che i signori giornalisti dei grandi e famosissimi portali italiani, abbiano fatto quell’odiosa e irrispettosa pratica di “zapping” tra un brano e l’altro, ascoltando due secondi di intro, quattro secondi al centro del brano e altri quattro secondi della fine, il tutto dopo che l’artista e tutto l’eventuale staff si è fatto “il gran culo”, scusate il francesismo, per produrre, per partorire la propria creazione…e abbia magari svuotato il proprio conto corrente.
Ora basta “blablare”, dovevamo ficcanasare sulla band e fare le nostre considerazioni, adesso però ascoltiamoci il disco, brano per brano, come facciamo sempre.
Prima traccia, omonima dell’album, “Mar dei Mai” vuole quasi annunciare le intenzioni precedentemente descritte e l’immagine di questo mare d’indipendenza è davvero suggestiva, vedi anche una delle foto caricate sulla loro pagina Facebook, che riportiamo nell’articolo e ricalca quest’idea.
Il sound è puramente “alternative rock” dal compiaciuto gusto “indie”, dai primi secondi una chitarra sincopata sul canale sinistro e una ritmica “muscolosa”, insieme a un cantato armonioso e allo stesso tempo energico.  L’immaginario musicale trasuda barba, sigarette indiane, bicchieri di vino rosso, Arezzo Wave, Leoncavallo, monospalla di tessuti ecologici ed equosolidali, dischi dei Verdena, Moltheni (Umberto Maria Giardini), Motorpsycho, Lo Stato Sociale, I Cani, I Ministri.

La Tv di Biluè di Giovanni D'Iapico

“Alla strada” è fottutamente più indie del brano precedente, interessante il dialogare tra chitarre distorte e non, un cantato a tratti cantilenato (ad hoc per il brano) dal timbro avvolgente, splendente e luminoso; non si poteva optare per un timbro diverso, si sposa perfettamente con il progetto.
Accenni di noise leggerissimo nel brano, con ghirigori chitarristici minimali quasi ipnotici.
Con “San Giorgio abbiamo un incipit di batteria effettatissima dal gusto low-fi che successivamente ritorna “normale”; in questo brano l’arrangiamento è volutamente “incasinato”, anche le strofe vengono “inquinate” da linee subdole di chitarre distorte.
Fondamentalmente potrebbe essere anche un pezzo pop, ma il gusto dei nostri si compiace in variazioni armoniche e ritmiche, sovrapposizione di cori ascetici, raggiungendo dei “pieni” travolgenti; bellissima la coda: il duettare della voce con un suono distorto minimalissimo (vedo sulla credenza un sacco di cose, di cose da fare, vuoto). Ci stupisce una citazione cantautorale vendittiana in “Sara Tempesta” , “Sara svegliati è primavera”.
E’ un brano d’amore dal testo levigatissimo, dove abbiamo anche delle linee sottilissime di contrabbasso in alcuni punti; la ritmica non è affatto scolastica e tutti gli strumenti non sono mero accompagnamento, ma sanno intrecciarsi dando vita a molteplici spunti creativi.
Facciamo un viaggio nel cantautorato più spinto con “Un Chirurgo Per L’aumento Della Memoria” con un ossessivo fingerpicking alla Guccini / Claudio Lolli.
Abbiamo superato la metà del disco e ci spariamo “Il tagliaponti” ; questo brano, sono sincero…non sono riuscito ad inquadrarlo, personalmente avrei sfoltito molto l’arrangiamento, che seppur per nulla casuale, ma estremamente ricercato nell’intreccio, può indurre l’ascoltatore in confusione e offusca il contenuto stesso del brano.
Abbiamo finalmente un elemento nuovo ed interessante: il parlato, il “reading”, nella settima traccia: “Disse Il Vento Che”, ma non mancano spunti di grande melodia “pulita” ed energia. Anche gli urlati non fanno una piega, sono perfettamente credibili ed in linea con il brano.
Che questa “Marea” faccia da linea conduttore con quel mare…dei mai? Il sound è suggestivo ed adatto nella simulazione di questa immagine, sembra di essere davvero, trascinati, portati via, lentamente e vorticosamente.
Siamo agli sgoccioli, la nona e penultima traccia: “Ho Tolto Tutti Gli Specchi” con una ritmica più strana che mai e qui ci godiamo un cantato più in evidenza rispetto agli altri brani, dove le chitarre sono più discrete, ma la batteria squisitamente acustica picchia, picchia e picchia.
Autocitazione di un EP della band, in questo brano, gli “incubi annessi”.
Ritorna nuovamente la batteria effettatissima in “Vendi cose che non hai” , bellissima la traccia di basso, piena e cadenzata e qui i cori fanno degli ottimi contrappunti.
“Al migliore venderò il parere di Montale sulla sua persona digitale, la questione sta sul filo del discorso il giorno in cui l’ho perso”.
E con un’esplosione sonora dalle liriche a tratti dadaiste, conclude questo album che spero abbiate gustato con me.
Chi non condividerà questo articolo, quando meno se lo aspetterà, verrà brutalizzato da un’ondata di rumore bianco.
Io vi ho avvisati.
A cura di Giovanni Biluè D’Iàpico

 

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