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Blues moderno e cantautorale ad opera targato LELABRENE

Blues moderno e cantautorale ad opera targato LELABRENE

LELABRENE “Lelabrene” (autoproduzione)

Lelabrene,ovvero:come partire dal blues per esplorare la quotidianità ed arrivare anche ad altri mondi musicali.

Sì, perché il rock-blues è il pane quotidiano per la band capitanata da Vincent Spinelli (chitarra,voce e principale compositore del gruppo,coadiuvato da:Federico Codicè & Michele Cacciari alle chitarre, Davide Garattoni al basso e Roberto Rossi alla batteria), ma non è un punto di arrivo, ma anzi la partenza per esplorare vari mood e situazioni:e in questo omonimo album, di momenti memorabili ce ne sono per tutta la durata,anche grazie ad una scrittura ed esecuzione fresca, molto particolare e ricca!

Il disco si apre con “4214 Laval st.”, che sembra provenire dagli anni ’70 come attitudine,poi prosegue con “Bononia decadence”, più intimista e con un’atmosfera quasi da colonna sonora: il blues è sempre dietro l’angolo,ma rivestito di orecchiabilità e fervore alternativo.

Con “Medeaflower” si cambia registro: è difatti una canzone più malinconica, con le acustiche in evidenza; le influenze stavolta sembrano più legate alla scena cantautorale (immaginate Lucio Battisti alle prese con una ballata rock bucolica e leggermente psichedelica) e difatti anche il testo-uno dei tre in italiano nel disco-sembra seguire questo percorso (“il freddo scorre lento sulle gocce del tuo thè/riflesso sul tuo sguardo,mi sorprendo a ridere”), dando una propria interpretazione personale dell’amore e dei rapporti sentimentali.

“Lucchetto” è una sorta di hard rock “moderato”, in cui il feeling “alternativo” viene più fuori,sempre però con la particolare personalità del gruppo; ”Like a Flag” sembra uscire da un’outtake di “Exile on main street”, ma con un’attitudine orecchiabile che-ovviamente-fa la differenza;si prosegue con l’accattivante “Again”,americana fino all’osso come ambientazione (e non è difficile immaginare lontane praterie o i nostri a suonare in un fumoso pub a stelle e striscie).

“Mr.Aldrovandi” è un tassello più umbratile e visionario,quasi “zingaro” nella sua particolare andatura (il testo è riflessivo e torna un po’ su quel sentimento cantautorale di cui parlavamo prima:”tu chi sei,che resti nei pensieri miei?/parli di me,di me che non capisco che..:”),mentre “Earthquake blues” è rock-blues acido e psichedelico;”Rosso corallo” è l’ultimo tassello che sembra provenire dal Delta,con un bell’assolo con la slide che sa di campagne lontane ed il testo che continua su sentieri meditativi (“scavando a fondo/senza un lamento/non è rimasto altro che vento/perso in un sogno/fumo nel freddo/senti che il tempo dura un momento”).

Un album gustoso e colorato,che non riesco a togliere dal lettore da più di una settimana e che mi farà compagnia sicuramente per molto altro tempo:fidatevi e fate altrettanto,ascoltatelo con attenzione…Vedrete che non vi deluderà,sarà la vostra bellissima musica fedele che vi scalderà in queste fredde notti invernali.

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