Buone vibrazioni da Anansi

ANANSI “Inshallah” (Believe)

A molti forse il nome Anansi non dirà molto in termini di popolarità;ma vi basti sapere che Stefano Bannò-questo è il suo vero nome-è dal 2009 che fa parte della band di Roy Paci;unito a questo,scrive canzoni da sempre,ha fatto una notevole gavetta e questo “Inshallah” è il suo secondo disco.

La cifra stilistica che accompagna tutto il disco è legata in un certo senso al reggae,al dub e più in generale ad influenze legate alla black music:l’introduzione (“cose che non dico”) è decisamente soulful ,mentre il testo indaga sulla sfera personale (“pensi che l’ho persa la mia direzione/soffoco ogni istinto,ogni ragione/spreco tempo nell’attesa di una soluzione”),in chiave moderna ed inedita.

La title-track-subito dopo-è un brano influenzato da cadenze hip hop (complice la partecipazione di Ghemon),che s’incastrano nel tappeto “ragga” e velatamente psichedelico:è una sorta di invocazione contro l’ignoranza,un invito all’incontro e alla conoscenza;”Mai dire mai” è un brano rockeggiante,mentre la voce rimane influenzata dalle cadenze reggae,ed il connubio è decisamente riuscito ed interessante…Le liriche sono sempre intelligenti e curatissime,e sono uno spaccato di vita quotidiana,con una bella capacità descrittiva (“la mente muore/e il cuore mente/lei cerca solo amore/ma non le danno niente”).

“Oramai” è musicalmente un funk solare (con armonie blues) che contrasta con la malinconia del testo (“Se l’amore è come musica/sul mio piatto suona un’unica triste melodia di un vecchio pezzo blues) in maniera vincente;ed il funk appare anche su “Un quarto di un quarto d’ora”,un ironico bozzetto erotico molto divertente,che racconta un’avventura tra il protagonista e una famelica signora.

“Preferisco il blues” e “Portami via di qua” sono influenzate dal blues,:entrambe sono riflessioni introspettive (una è una critica verso la vuotezza di certi individui,la seconda una canzone d’amore),mentre ne “Il gioco” tornano le consuete strutture reggae care al nostro,rilette in maniera suadente ed avvolgente (quasi da dub il bpm,e non è un caso,dato che le liriche parlano ancora una volta d’amore,inteso anche in senso “carnale”).

“Da lontano” è una ballata che gioca su contrasti chiaroscuri (“sono solo quando tu sei sola/altrettanto quanto tu sei sola sotto le lenzuola”),mentre “Menina” rivela influenze ancora una volta estremamente solari,tra pop e lontani ricordi latini (una perfetta colonna sonora per l’estate che arriverà);”Uno” è reggae introspettivo che parla della passività e dell’ignoranza che circonda il nostro tempo ed il nostro paese (“mentre il popolino sta attaccato al video,è uno sterminio”),mentre “Ninna nanna” è una sorta di ballata notturna dall’attitudine riflessiva ed interrogativa (“conoscere ogni rumore/mentre dentro tutto tace(…)/Quando fuori è guerra da sempre/mentre dentro è tutto pace/”chi resterà,dimmi chi se ne andrà/).

Infine,”Un’isola”,che chiude il lavoro con la sua andatura nuovamente blues (dall’attitudine moderna),ed un pizzico di soul che non manca mai (e che è un’altra delle influenze sicure del nostro):è una canzone molto melodica dall’enorme potenziale,avvolta da liriche sempre molto riflessive,contro ogni egoismo di sorta (“nessun uomo è un’isola che vive solo per sè”).

Concludendo,posso dire che Anansi è un talento genuino,uno di quei musicisti che crede davvero in quello che scrive;e questa “passione” è reale e palpabile in questo disco,molto curato sotto tutti gli aspetti….Dedico questo disco a chi è sempre più sconfortato da un panorama musicale asfittico,rovinato dalla mediocrità dei talent:non tutti i giovani fortunatamente seguono questa strada,e Anansi ne è una brillante,scintillante testimonianza.

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