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CARMENSITA “Outta Kali Phobia”

CARMENSITA “Outta Kali Phobia” (autoproduzione)

Molto interessante questo disco,in uscita a Febbraio e completamente autoprodotto.

Ed è interessante pure il combo di musicisti che l’ha creato:se non ho capito male,Carmenista è essenzialmente una creazione di Carmen Cangiano (voce,harmonium,ukulele) e Claudio Fabbrini (chitarra acustica),al quale si sono poi aggiunti Dudu Kouate alle percussioni ed Elisabetta Martinoli ai cori.

La musica proposta dai Carmensita potremmo definirla come una sorta di psichedelia acustica dalle venature folk-blues:e le 7 tracce di questo cd confermano una freschezza compositiva e una verve variegata,”colorata”,dal vago sapore seventies.

Si parte con il rock-blues “unplugged” della title-track (con qualche spezia jazzata qua e là),in cui le doti dei nostri sono subito in evidenza (ottima padronanza chitarristica,eccellenti qualità vocali),così come la personalità compositiva;si prosegue con la ritmata “Don’t forget to dance”,che mette insieme influenze orientaleggianti e blues ombroso,senza perdere di vista una melodia onirica,eppure memorabile;nella seconda parte,poi,la psichedelia prende ancora di più il sopravvento in maniera riuscita.

“Move on” è un interessante tassello acustico,tra pop rock di classe e blues,ma dall’andatura folk:è un pezzo contemporaneo,eppure ha già la statura del “classico”,della hit…il tutto con naturalezza:la voce di Carmen è ancora più soulful (una delle sue caratteristiche fondamentali),e gli intrecci della 6 corde continuano a disegnare interessanti trame minimali,ma al tempo stesso ricche.

“La noia ha fame” è l’unico pezzo cantato in italiano:tornano le influenze psichedeliche e “orientali”,ed è una sorta di ipnotico mantra caleidoscopico,in cui l’introspezione regna sovrana,con un mood che richiama certe atmosfere della Third Ear Band,ma anche John Fahey e i Led Zeppelin acustici (le famose “Bron-y-aur” sessions),senza però essere assolutamente derivativo;anche perchè la band ha una propria personalità cangiante.

“She’s a godness” è un brano più scanzonato dalla trama “oldie” jazzata,”Trouble” un trip lisergico e suadente dentro l’immaginazione fervida dei Carmensita.

“Deep water” chiude il disco ed è un nuovo tuffo in un’atmosfera tra jazz e blues “meditativo”,con un lieve tocco “cinematografico” che non guasta.

Decisamente un lavoro interessante e godibile,sicuramente di classe:un disco raffinato per gli amanti della vera musica,sia per quelli più esigenti,sia per quelli che amano “volare alto” con la mente.

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