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Del Toro – Storie di schiavi e santi (Recensione)

Del Toro – Storie di schiavi e santi (Recensione)

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Non c’è niente di meglio che iniziare questo settembre con della musica brillante e oscura allo stesso tempo.
Cenere ne è l’esempio lampante: energia ed oscurità che si fondono con disarmante disinvoltura.
Dario Ghiggi alla chitarra e voce ci dà le emozioni che cerchiamo nel passo svelto di una quotidianità qualche volta riflessiva, qualche volta aggressiva, a ritmo di grunge all’italiana.
E questo Seattle non è altro che una dichiarazione d’amore al mondo musicale del compianto Cobain, un graffiante tributo che gode tuttavia di originale identità, sfociando in un sound fresco e tagliente.
Con questa traccia, ci siamo già catapultati nel vivo del disco e presumo non ci stancheremo facilmente di assaporarlo.
Davide Fisciano alla batteria completa questo “trio” incompleto, perché di fatto non hanno trovato un bassista che possa validamente far parte di questa “congregazione” musicale. Questi maledetti bassisti, quando si cercano, non si trovano mai!
Con Un segreto degustiamo grandi sprazzi di melodia, senza mai tralasciare quel sound “rock” di sudore e passione.
Ordinatamente Nel disordine troviamo nuove soluzioni compositive: voce in primo piano, chitarra non distorta, tracce ritmiche di batteria soffusa, ma è tutta apparenza: poi il brano scoppia.
Hai stuprato Siria invece ci regala citazioni “nirvaniane” da brivido, ne è tipico l’urlo tipico dell’amato Kurt; anche nei riferimenti più estremi si mantiene sempre una piacevole identità, senza mai sfociare in nessun manierismo, evidenti invece i riferimenti storico-sociali contemporanei che ci fanno riflettere profondamente e addolorano un po’.
Niente mi può succedere dà sfogo alle chitarre con grande savoir fair, intrecciando linee armoniche tra luci e ombre, groove o onnipotenza.
L’assolo di chitarra di Lontano da me , semplice ed efficace, apre uno spiraglio a un dialogo tra chitarre “battibeccanti” e a un cantato graffiante e pieno di espressività con una ritmica variegata ed articolata.
Ridono di me e di te ci fa riposare le orecchie che gradiscono un momento di alienata distensione, melodie rilassate e lacerate che non permarranno per troppo, fin quando un incipit strappa per i capestri la nostra attenzione, violentandola e ritornando alla citazione di “Hai stuprato Siria”, una sottile citazione della citazione.
Vegli si ama di più accenna a veri e propri versi poetici in musica, alternando minimalismo “indie” al groove che giò conosciamo.
Torneremo a bruciare e Vuoi farlo ancora concludono l’LP in un’esplosione di ritmo dove tutti gli elementi sottolineano maturità artistica, nonostante trattasi di un lavoro d’esordio, dopo la loro rifondazione.

Storia di schiavi e sante è frutto dell’energia e delle risorse di tanti artisti e tecnici che hanno fornito il loro contributo a questo progetto. L’equipe dei Del Toro è già composta, oltre a Mesh Hub, da Ivan Selva e il gruppo Lantern Produzioni che realizzeranno il videoclip e il fotografo Simone Padelli (le cui opere diventano protagoniste nella storia del videoclip) e dall’etichetta discografica Diavoletto Netlabel.

A quanto pare, la campagna di crowdfunding su Musicraiser si è appena conclusa con successo.
Tuttavia, teniamo d’occhio questa band e supportiamo.

 

 

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