Gli inossidabili Dark Quarterer rileggono con energia il loro esordio

Gli inossidabili Dark Quarterer rileggono con energia il loro esordio

DARK QUARTERER “XXV anniversary” (My Graveyard production)

I Dark Quarterer non hanno certo bisogno di presentazioni per gli amanti di un certo tipo di rock duro,in grando di miscelare feeling heavy e progressive:sono un gruppo per cui la definizione “cult band” non è certo scelta a caso;ed io lo posso dire con cognizione di causa avendoli anche visti all’opera dal vivo proprio un paio d’anni or sono nella mia città….Un gruppo che non ha perso un millimetro del proprio smalto e che continua-dopo 40 anni circa (le origini della band difatti risalgono al 1974)-a fare della grande musica,con una verve notevole.

Questo nuovo lavoro della band in realtà è uscito da un po’ di tempo,ma è doveroso parlarne per più di un buon motivo.

Innanzitutto,c’è da specificare una cosa fondamentale: si tratta della “nuova versione” del primo lavoro del gruppo,uscito nel 1987;l’attuale line-up della band (Gianni Nepi, Paolo Ninci, Francesco Sozzi, Francesco Longhi) ha deciso di reincidere per il venticinquennale quello storico disco,aggiungendo qualcosa in più alle già grandissime composizioni.

Ed ecco che “Red hot gloves” non perde affatto la grinta originaria,ma viene rivestita di un pathos nuovo ed inedito:la nuova versione è più attuale e riverniciata a nuovo,pur mantenendo la coerenza dello spirito “originario”;con le nuove tecnologie di registrazione,il tutto è più pulito,ma non freddo-attenzione-e acquista in sfumature…là dove una volta il sound era più cupo e darkeggiante,oggi acquista in epicità “progressiva”.

Anche “Colossus of Argill” ne esce “potenziata” nella nuova versione;le parti chitarristiche sono molto più incisive,curatissime,senza che venga meno la cadenza dell’originale:un viaggio lungo 10 minuti che affascina e ci rapisce con la sua classe hard-in bilico tra riff doom ed elaborate parti progressive.

“Gates of hell” è ancora più scura dell’originale,sebbene molto più elaborata:le spettrali note di organo iniziali donano un’essenza darkeggiante che ben si sposa con l’andatura ombrosa del brano; “The Ambush” è ancora più tecnica,una traccia perfetta oggi come allora coi suoi arditi cambi di tempo ma che oggi è infusa di nuova vitalità,con un sound più al passo coi tempi (ma senza dimenticare quel tipico aroma vintage che è il punto di forza dei Dark Quarterer)…Da urlo le parti chitarristiche,ma tutto è perfetto:le tastiere,la poderosa sezione ritmica…..un brano per cui le nuove generazioni di progsters e metallari,sarebbero disposti ad uccidere per averlo in repertorio!

E si continua con il magistrale tocco dark di “The Entity”,con la nuova registrazione che migliora ampiamente le qualità compositive della canzone,con il cantato quasi sognante di Gianni e gli arpeggi chitarristici ipnotici e misteriosi in evidenza nell’introduzione,senza dimenticare lo sfondo tastieristico avvolgente e malinconico;poi il tutto diventa una cavalcata heavy prog con gli attributi,in cui fantasia e tecnica vanno di pari passo.

La canzone-simbolo con il nome della band è il gran finale,splendente di luce progressiva come non mai:ed è perfino leggermente più lunga dell’originale,acquistando in epicità ed in sfumature chiaroscure.

Davvero una bellissima rilettura di un album considerato-a ragione-storico e fondamentale per lo sviluppo dell’heavy italiano:hanno fatto bene i Dark Quarterer a donarci questa nuova interpretazione,non solo per aver reso attuali (e illuminati di nuova luce) i vecchi pezzi,ma anche per dare una chance a tutti quelli che si erano persi il disco alla sua uscita,non ultimi i giovanissimi che si stanno avvicinando proprio adesso a questo tipo di musica.

Bravissimi come sempre e inossidabili:praticamente perfetti!

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