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Gomer-ma non dovevo diventare come i Beatles?

Gomer-ma non dovevo diventare come i Beatles?

GOMER “Ma non dovevo diventare come i Beatles?(autopr.)”
I Gomer sono un interessantissimo gruppo proveniente da Pesaro,formato da Lorenzo Pizzorno(chitarra,voce e compositore della band,già notevole cantautore in proprio), Filippo Piscopiello(chitarra) Andrea Giaro(basso) e Gianluca Dominici(batteria).
Si sono formati nel 2010,scegliendo un nome evocativo(è il nome della moglie del profeta Osea,dalla bibbia,simbolo dell’amore nelle sue varie incarnazioni e latitudini);ed evocativo è anche tutto l’Ep,fin dal titolo che recita”Ma non dovevo diventare come i Beatles?”,un titolo che anticipa già alcuni dei temi trattati nel disco,come vedremo poi.
Difatti,i Gomer raccontano in primis argomenti riguardanti la sfera privata,nella varie sfaccettature dei rapporti,personali e non in un continuo gioco di chiaroscuri.
Ma veniamo finalmente al disco!
L’inizio è puro rock&roll,non solo musicalmente,ma anche liricamente:”Prima di un concerto”è uno dei brani più riusciti che mi sia capitato di ascoltare ultimamente,in quanto descrive le sensazioni che ha l’artista prima del live,in primis le sue amarezze,senza però tralasciare una certa ironia(“Il mio pubblico mi aspetta/devo accordare la mia accetta/le parole sono bombe/ma c’è chi le sa schivare/è inutile che mi metta a gridare/l’imbecillità li salverà”).
Davvero un pezzo riuscito,spietato nel suo lucido testo;in pochi artisti sanno essere così veramente sinceri in questo momento dalle nostre parti,senza però scadere nel pessimismo fine a sé stesso.
“L’estate è falsa”è un brano introspettivo,che nell’introduzione mi riporta alla mente certe atmosfere alla Paolo Benvegnù da solista;ovviamente è solo un ricordo iniziale,perchè i Gomer sono totalmente diversi ed infatti poi il brano si sviluppa in un rock venato lievemente di psichedelia e di poesia originalissima,personale. A suo modo umbratile senza essere dark,melodico senza stucchevolezza:un altro brano riuscito,tra i miei preferiti dell’Ep,in cui le parole tagliano come lame,nella loro sincerità(“l’estate è falsa/come gli occhi delle donne/come i miraggi/da deserto/come le aurore boreali al polo”)
La title-track,dalla dolce atmosfera dominata dalle acustiche,punta il dito sull’amarezza dell’essere artisti e genuinamente veri e non essere compresi al 100%(questa una delle probabili chiavi di lettura,almeno per il mio punto di vista),un po’ il continuo del tema affrontato su”Prima di un concerto”,ma in una fase più riflessiva e con delle parole che scavano a fondo,facendo male al cuore(“Esistere a precipizio./Non vedo l’ora che tutto finisca in dissolvenza./Non ho la forza di far scattare la reazione,non sono stimolato, non so più scrivere,non so più l’inglese, non so più parlare,
dove metterò i miei dischi, dove li metterò;non ho un bagaglio culturale adeguato all’esistere…”).
Questo brano mi ha letteralmente commosso,ed è uno di quelli che avrei voluto scrivere io stesso!Perchè Lorenzo Pizzorno è veramente geniale :ha il dono di sintetizzare in poche,geniali righe quello che molta gente pensa(non solo colleghi musicisti),una caratteristica che non è da tutti…bellissimo il tappeto sonoro,di una dolcezza struggente,che contrasta solo in parte l’amarezza del testo,anzi lo fonde insieme in una bellissima malinconia.
Con”ma che bello”ritorna un po’ il sorriso sornione,sempre però sotto un punto di vista personale. L’indolenza e l’ironia dispiegata nel testo,si sposano perfettamente alle sonorità luccicanti delle chitarre (“Ma che bello:sono le dieci di mattina e ancora non ho fatto un cazzo(…..)Ma che bello:più o meno adesso accendo la mia prima sigaretta/ed inizio a dipingermi il polmone(….)e tutto appare per intero così com’è realmente, e tanto tra undici anni sarò morto o sposato per cui il tuo ritorno non sarebbe che una piccola autobomba davanti al mio portone,ma che bello.”) .Un’altra genialata che vede il songwriting di Pizzorno a ruota libera con il suo innato istinto musicale e lirico,con la band in grande spolvero.
Il proprio pensare,l’essere sinceri con sé stessi fino al midollo è il cardine anche della successiva”è colpa mia se son timido”,una rock ballad dalle atmosfere diverse,intrecciate tra loro;difatti è una sorta di mini-suite,è anche il brano più lungo del disco,che sfiora quasi i 9 minuti.
Il testo è all’insegna del sorriso amaro(“Al compleanno della critica alla ragion pura/non mi avete invitato(..)/Dal bagno ho fatto tante telefonate,ho telefonato a tutti, tranne chi avrei dovuto veramente chiamare e tutti avevate il telefono spento,interessante”e non fa sconti a nessuno,nemmeno all’interiore(“Sono logorroico e logorante, sono cacca al sole, sono una carcassa al rogo, puzzo,e i paraocchi di figa e plastico sentimentalismo mi danneggiano irreparabilmente “).
L’atmosfera è sempre in bilico tra lampi di ironia(“aspetto il Signore che agisca: un negozio di dischi o il seminario,la moglie o la morte”)e constatazioni interiori più cupe(“La timidezza e l’irosità mi hanno oramai danneggiato la vita;sono timido, iracondo, stupido, ed è colpa mia “).
Anche musicalmente,il pezzo ha varie anime che si rincorrono,come dicevamo:dopo un inizio da ballad stralunata,la canzone prende inizialmente una cadenza più intimista,che sfocia poi in una jam jazzata a metà brano,per poi ritornare ad un finale molto melodico,dalle influenze seventies.
Un brano riuscitissimo,complesso ed affascinante,e anche insolito nei suoi cambi di tempo.
“23 marzo”chiude il disco,ed è un’altra ballad riflessiva dove anche la crudezza apparente di certi attimi del testo diventa poesia(“Le parole passeggiano in viottoli,con i marciapiedi cacati da cani e piccioni,ed io non voglio parlare mai più,ed io voglio stare sempre zitto/Tulipana secca, seccata,
mi rigurgiti il cuore sui piedi/e sento chiaro il tum tum del game over “).
Un ultimo tassello sempre tra sentimenti ombrosi e un velato sarcasmo(“Che bella beffa è la vita/Siamo a quarto giorno di guerra,e tutto forse è inevitabile:fate come cazzo volete, tutti,

io ho chiuso”). Relativamente breve,ma intenso nella sua bellezza.
“Ma non dovevo diventare come i Beatles?”è un disco da non perdere assolutamente,a suo modo perfetto…..una volta ascoltati non è più possibile mollare i Gomer!
Sì,perchè una volta entrati nel loro”mood”,non si può più tornare indietro,o “uscirne”:il disco ti si attacca”alla pelle”,diventa veramente irresistibile,e non si può non condividerne la bellezza;merito del genio assoluto di Lorenzo Pizzorno,che sembra avere delle idee a non finire:abilissimo nel comporre melodie e testi accattivanti,reali,onesti,veri….ma non è da meno la band che dà un tappeto sonoro perfetto,un rock che piacerà anche agli amanti delle sonorità acustiche(in quanto la 6 corde”unplugged”la fa da padrona in tutto il disco,ma con grinta,senza nessun episodio moscio di sorta,si tratta sempre di rock suonato con le palle!),o agli amanti di una certa scena alternativa non banale.
Quindi i miei migliori auguri ai Gomer che riescono nel loro intento,ovvero fare del rock non banale,originale,che diverte e fa pensare:sono altrettanto sicuro che la massa si accorgerà di loro molto presto…..Sono felice che ci sia un sottobosco di artisti così,che sono esemplari di un certo modo di fare musica:con coerenza e con intelligenza. E quindi,arte vera.
Fin quando ci sarà gente come i Gomer,possiamo stare tranquilli:il rock italiano è salvo. E anche un certo tipo si songwriting!
Dicevo poco fa,sono convinto che molta gente si accorgerà presto dei Gomer;incrociamo quindi le dita per loro!
Perchè l’Italia musicale di oggi non è solo la merda che vi propinano in tv,nelle classifiche e nei falsi,inutili talent:ricordatelo bene,e supportate i Gomer!
Per ascoltare il disco: http://gomer.bandcamp.com/album/ma-non-dovevo-diventare-come-i-beatles