Il fantasma del palcoscenico: colonna sonora (1974)

a cura di Francesco Lenzi

Come avevo anticipato già qualche mese fa, oltre alle recensioni di musica nuova,voglio dedicarmi su “Audiofollia” anche alla riscoperta di album storici del rock e perché no, di qualche gioiello nascosto, ma che reputo fondamentale (e che quindi amo).

Tra i gioielli da riscoprire c’è senz’altro la colonna sonora di questo film…quindi,adesso,riveduto,aggiornato e corretto,ripropongo una recensione di qualche tempo fa legata a questo disco (vi ricordo che ho scritto anche  un altro interessante articolo su questo film sulla mia rivista musicale preferita, RARO!, circa tre anni fa!)

 

Phantom+of+the+Paradise+Paul+Williams++Phantom+of+the

La Tv di Biluè di Giovanni D'Iapico

Phantom of Paradise(A&M,1974,O.s.t.)
Ci sono film che segnano un’epoca, altri che ne fotografano perfettamente lo svolgersi, altri ancora anticipano dei temi che al giorno d’oggi non suonerebbero affatto datati. Sicuramente”il fantasma del palcoscenico” di Brian De Palma (1974,o se preferite “phanto of the paradise” in originale,o più semplicemente “Phantom” ) è un film che rientra in tutte le 3 categorie sopracitate:spaccato dell’epoca glam anni ’70 come pochi,rappresentativo di essa…forse un pò sottovalutato rispetto,per esempio,ad un  titolo  famoso  come “rocky horror picture show”,uscito quasi in contemporanea…..ed infatti fu un fiasco commerciale quando fece capolino nelle sale, senza contare che fu  duramente stroncato dalla critica, ma è  diventato un cult con il tempo ed è stato giustamente rivalutato a posteriori.
Ma oggi non parlerò del film, ma della colonna sonora, un vero gioiellino d’epoca. L’autore dei brani è Paul WIlliams, il mitico cantautore americano che per questo lavoro si è aggiudicato un oscar (ricordiamo che non solo occupa una parte importante dell’album-soprattutto come autore-, ma riveste un ruolo importantissimo anche nel film, facendo la parte del cattivo manager Swan). Paul Williams è uno dei più raffinati autori americani, abile sia in proprio che come autore per conto terzi (Carpenters su tutti). Questo album non fa eccezione,perchè dimostra la sua abilità nel comporre melodie  malinconiche e dal grande fascino, ma mai banali. Soffermiamoci su quello che propone il disco,che vi consiglio in vinile. Il disco si apre con”Goodbye eddie goodbye”, una riuscita parodia del rock&roll anni ’50 e dei suoi stereotipi, che non sfigurerebbe nel repertorio di gruppi come gli sha na na (ricordate woodstock?) , anche se si ascolta attentamente il testo, ci si accorge in realtà che non è “solo rock&roll”, e anzi si parla di morte e suicidio.
Questo contrasto tra melodia e inquietudine sarà una delle caratteristiche salienti  dell’album, come poi vedremo. Questo brano è eseguito dai Juicy Fruits, una band fittizia come le altre due del disco (Beach Bums e Undead ) e che in realtà nasconde rinomati sessionman della storia del rock. L’uso di questi nomi è stato compiuto per rendere più credibile la storia del film anche su disco.
Il secondo brano è “faust”, il brano-simbolo del film: lo canta in solitudine William Finley, l’attore principale del film ed è esattamente quello che il titolo  anticipa, narra la storia di Faust e del suo patto col demonio. Un brivido sale, ancor di più della versione dello stesso Williams che verrà poi, quando William canta con convinzione “All my dreams are lost”: un brano credibile, sembra proprio che Winslow Leach, il protagonista del film,sia una persona reale. Il senso di inquietudine  che trasmette questo brano non ha eguali;pochi brani nella storia del rock hanno una solennità oscura alla maniera di”faust”e l’organo hammond che fa capolino verso il finale,sembrerebbe far intravedere uno spiraglio di luce,ma è un’illusione,perchè poco dopo il pezzo ripiomba nell’oscurità. Musicalmente è come ascoltare una versione oscura dei Procol Harum,ed il cantato dell’attore,rende ancora più credibile il pezzo.
“Upholstery”riprende il tema di “Faust”, ma in versione sarcastica ;infatti, è un altro pezzo-parodia come quello dei Juicy Fruits, ed è qui attribuito ai Beach Bums (un omaggio non velato ai Beach Boys, anche nella musica). Come ricorda la trama del film, il povero compositore Winslow Leach viene depredato della sua opera rock sul faust dal manager Swan e lui ne fa quello che vuole: difatti sulle note di “Faust”, è un brano sulla tappezzeria(!), volutamente sciocco.
Jessica Harper, la meravigliosa attrice del film, (poi in “Suspiria” di Dario Argento e altri cult movies), è anche una dotata cantante: ha una voce bellissima e particolare, tutta giocata sui toni bassi, ed è la stessa che ascoltiamo su”special to me”, un brano che spezza un po’ la cupezza del disco insieme alla”Upholstery” di cui parlavamo prima. Musicalmente siamo dalle parti di un soft rock alla Carole King, come andava nei primi anni ’70: le chitarre e l’organo hammond viaggiano che è un piacere in questo brano e ti fanno rivivere suoni di un’altra età del rock, trasmettendoti un senso di  allegria (anche se un velo di malinconia ogni tanto affiora sempre).
La struggente “Phantom’s theme (Beauty & the beast)” chiude la prima facciata del disco ed è un brano di una bellezza sconvolgente :finalmente è lo stesso Paul Williams a cantarla , con la sua voce struggente.
Il testo e la melodia sono commoventi, seppur avvolti come sempre da un manto di oscurità. LA maestria dei musicisti risalta alla perfezione,in particolare la chitarra acustica e soprattutto il pianoforte.
Nuovi brividi quando Paul canta di “all the good guys and the bad guys I’ve been” e dell’eterno conflitto tra bene e male, ma soprattutto dell’impossibile amore tra Winslow, divenuto il “fantasma” e Phoenix(Jessica Harper nel film). “come together in me now”,il bene e il male vivono dentro winslow,e mai l’oscurità è stata così poetica fino alle lacrime.
Il secondo lato del vinile vede una riuscita parodia dell’hard glam d’epoca,ovvero gli Undeads,formata dal solito cast di sessionman e dagli attori Archie Hahn, Jeffrey Comanor e  Harold Oblong (così come per i juicy fruits e i beach bums) che violentano l’ascoltatore con l’agghiacciante “somebody super like you”,un brano in tempi recenti ripreso anche dal povero  Kim Brown (sì,proprio lui il biondo dei Renegades e dei Cadillacs scomparso qualche tempo fa!). Il brano è riuscitissimo ed è impresionante vedere come il catalogo di canzoni di Williams includa anche brani che non ti aspetteresti mai da lui,come questo heavy/hard rock d’annata che ricorda i Kiss e racconta la “costruzione” di un moderno “Frankenstein” inteso come “essere perfetto”, super! Per sua stessa ammissione,Williams in un’intervista ha dichiarato che, nonostante il suo nome sia spesso associato a musiche “soft”o easy listening, in realtà lui adorava (e adora tutt’ora) tutti i generi di musica, ed è quindi un attento ascoltatore anche di sonorità heavy (come vedremo anche nel brano finale).
IL delirio hard continua con “Life at last”cantata da Ray Kennedy e qui il cantato glam rasenta quasi il punk seppur su un telaio di rock-blues quasi destrutturato e inquietante, nettamente in anticipo sui tempi: perfetto per la parte di Beef (Gerrit Graham), che nel film la mima.
Si arriva ad un altro capolavoro con”Old souls”, altro pezzo cantato da Jessica Harper ed ancora più commovente di”Phantom’s theme”. Il connubio tra testo e musica è perfetto,qui siamo al cospetto di una poesia pop;quando Jessica canta, le parole raggiungono l’anima,e non è più possibile uscirne indenni:solo una mente superiore può partorire un brano del genere,e non esagero. La versione di “faust”di Paul WIlliams, stempera un po’ l’atmosfera, è una versione dall’andatura quasi country e con dei fantastici soli di chitarra di contorno, specie nell’intro: leggermente più rilassata della versione di Finley, ha comunque sempre quel che di inquietante, anche se qui meno marcato.
Il disco si chiude con “The Hell of it” con un riff che anticipa di 4 anni quello di “heaven and hell”dei Black Sabbath,e che è stato saccheggiato a più riprese dalle band della scena stoner/doom (e anche da quella death metal).
Se non fosse per l’andatura quasi barrelhouse del pianoforte,potrebbe essere benissimo un brano heavy metal,data la polidericità di WIlliams,che qui torna a farla da padrone,con un altro brano azzeccatissimo,che chiude film e album. Il sarcasmo del testo non cancella il senso di disagio e di inquietudine,reso ancora più evidente  dalle note del pianoforte nel finale,che parodizzano un’andatura quasi swing ma che finisce per essere darkeggiante ,ma con una punta di ironia. La versione del film,è comunque più lunga,e non lascia tregua……
Siamo di fronte ad una delle più riuscite colonne sonore a mio avviso,che potrebbe non sfigurare nemmeno se presa a sè stante come un concept album (anche perchè,in effetti,lo è):questo album è uno di quei dischi di alta qualità,purtroppo spesso dimenticati…..ma se per caso riuscite a recuperarlo per pochi euro in una polverosa bancarella di vinili usati, fatelo vostro senza esitare: non ve ne pentirete!

PS: tornerò ad occuparmi presto di questo favoloso film, parlando appunto dell’edizione deluxe francese del dvd e del libro uscito nel 1975, che presenta delle differenze rispetto al film (la trama è tratta dallo script originale di Brian De Palma).

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