Il sound potente ed evocativo degli EVA’S MILK (recensione)

EVA’S MILK “Eva’s milk” (autoproduzione)

Ci sono dei gruppi che ti colpiscono subito, sia per la loro musica, sia per la loro attitudine.

Bene, i novaresi Eva’s Milk sono uno di questi gruppi : il loro nuovo album è uno dei migliori lavori rock che mi sia capitato di ascoltare in questi ultimi tempi e mi ha attirato subito, a partire  dalla copertina, un mix di immagini psichedeliche che rimandano a certa grafica anni ’70.

E una volta inserito il cd nel lettore, si scopre che l’impressione iniziale è veritiera: difatti si viene catapultati in un mondo sonoro fantastico, che rimescola in maniera personale e accattivante tutta una serie di influenze interessanti, che vanno dal grunge alla psichedelia, dal metal a sonorità retrò -….tutto visto attraverso l’ottica distorta e unica degli Eva’s Milk…..

Il disco si apre con un brano dalle influenze country (ma interpretate con un mood dark e screziate da intermezzi acidi e psicotici della chitarra), ”Pendulum” (e forse il riferimento allo storico album dei Creedence non è casuale), che scava dentro l’introspezione: un certo malessere interiore (e sincero) attanaglia le liriche (“Ma sì,dai mascheriamoci a turno/poiché tutti lo fanno”); il finale è affidato ad una sequenza altamente malinconica ed è ancora più evidente l’amore per la band sia per la psichedelia che per certe sonorità folk-rock alternative (Neil Young approverebbe sicuramente), mentre si continua a lavorare su immagini evocative (“Come l’ultimo show di Houdini/dentro al vento saremo nudi”).

La seconda traccia è un brano corrosivo dal titolo irresistibile,”Io odio i rockets”:sonorità grunge, riff cattivissimi ai confini dello stoner,liriche enigmatiche e misteriose che ricordano i Verdena più strani,con un cantato melodico (ma sempre inconfondibilmente rock!) ed interessante in evidenza.

L’alternarsi di dinamiche piano/forti non solo è una delle carte vincenti del gruppo, ma anche dello stesso album:ed ecco difatti arrivare una ballata Beatlesiana, ”Patti coi luciferi” e tornano le sonorità vintage (è innegabile che ci sia amore per i sixties-anche se non è l’unica influenza, come abbiamo visto e come vedremo); bellissimo il cantato, che continua ad indugiare su storie e ricordi personali (“troverò un merito/finché uno dei due non cede”).

Ma si torna subito alle sonorità corpose e potenti con “Consolamentum”, una colata di lava acida dal sapore stoner e dal testo lisergico (“io rinascevo e mordevo farfalle in pericolo(…) il sole è una larva o no? / il lupo nel tuo gregge / riconta le pecore”); la band ci da dentro che è un piacere ed il connubio chitarre distorte/sezione ritmica implacabile/voce onirica è vincente ed entusiasma!

“Justine” è un brano più pop ,che alterna accordi maggiori e minori in maniera decisa (torna quel flavour anni ’60 che fa capolino ogni tanto nel disco, ma il ritornello sa di punk melodico): l’introspezione che non è mai scomparsa, torna a farsi sentire (“ti troverò/l’infinito/te l’ho promesso/è triste ma non posso cambiare niente”), con un certo pessimismo poetico di fondo.

La Tv di Biluè di Giovanni D'Iapico

“Il mare sordo” potrebbe essere un inedito dei Pixies per la sua particolare attitudine melodica:tornano i ricordi pop rock e surf (traghettati via indie/alternative ai giorni nostri), mentre “Toy Boy” è abrasivo grunge-sound al vetriolo che punta il dito su aspetti sociali con originalità (“beato me/nel mio nonsense/ognuno ha i cazzi suoi/qualcuno pensa ai tuoi”) e sulla vacuità dei tempi moderni (“ se a tutto niente serve/non so cosa mi serve”), passando persino per momenti che sanno coniugare sarcasmo e poesia urbana in egual modo (“non c’è destino/e se esiste,è solo un joint”).

“L’orrore si veste sottile” è un brano di puro rock & roll alcoolico e incandescente, dalle liriche altamente evocative ed oniricamente cinematografiche; ”Badishù” è un altro tassello tra melodia e ruvidità, un connubio di alternative, psichedelia e grunge riverniciato a nuovo,la storia di “Un alieno che vive nell’armadio di casa mia”, come canta lo stesso Andrea.

“Doomboh” è il mio brano preferito del disco, un incandescente brano in cui vengono a galla palesi influenze metal: stoner con un rifferama cadenzatissimo e sabbathiano, ai confini del doom nelle strofe, velocità folle quasi death metal nel ritornello….Ma il cantato resta melodico,straniante ed oscuro ed  evidenzia una certa disillusione (“c’è chi vive per aver rimorsi/maledetto me che ho creduto alle palle di oratori ricchi e di atei poveri”): questo contrasto è davvero riuscito ed evidenzia ancor di più le varie anime della band, con una schizofrenia ben dosata e “ragionata” (che sfocia in una noise jam nel finale, prima della ripresa del ritornello); le immagini continuano ad essere dark e psichedeliche anche nella seconda strofa (“scava dentro me/e poi riempi le buche/ti fisserò con i miei occhi storti/le pupille bianche come latte/nuoterai in eterno nei tuoi occhi”)…Un trip onirico o una semplice fuga dalla realtà attraverso il sogno?

“Fontanelle” è una ballata strumentale celestiale,adornata da chitarre rilassate e struggenti e la tensione viene allentata per un attimo:stavolta la psichedelia è morbida e sognante, ma non meno caleidoscopica.

“Lì è il domani” chiude il disco, tra melodia e chitarre taglienti:le atmosfere non sono meno oniriche e si riflettono anche nel testo (“partiamo in riserva/ero pieno di me/pellicole al sole/camere oscure chimiche,come tra il buio e la luce/salti dal giorno alla notte/la luna è stravolta”),con un cantato dalla melodia ipnotica e tutta particolare.

Bellissimo disco davvero.  Questo è uno di quei gruppi che mi emoziona davvero: grandi canzoni e perfetta calibrazione tra atmosfere morbide e più corpose; ma d’altronde anche il nome stesso della band è evocativo e misterioso (e adattissimo allo scopo!).

Quindi…..un disco su cui non ho nulla da obiettare e che gira incessantemente sul mio stereo da giorni; una volta provato,è come una droga-difficile smettere di assaporarlo!

Vi ricordo che questo cd è autoprodotto ed in edizione limitata di 100 copie; ma la band-sempre fedele ad un certo tipo di “feeling”-ne stamperà anche 300 copie in vinile, con un brano inedito in più (tramite il crowfunding…Se volete sostenere l’operazione,potete trovare le istruzioni nel loro sito: http://www.evasmilk.com/press.php ).

Dedicato a tutti gli amanti di un certo tipo di sonorità (me compreso), quelli che stanno sempre in bilico tra psichedelia, grunge e tentazioni più robuste,(e a chi cerca ancora l’anello di congiunzione tra “in utero”il white album e “solo un grande sasso”), ma anche per chi ama le soluzioni rock interessanti ed inconsuete con una certa bizzarria non calcolata di fondo (ed un certo spleen poetico).
Lo ripeto,un album favoloso,che merita tutta la vostra attenzione e rispetto.

Per me è amore incondizionato; Eva’s Milk, avete trovato un fan.

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