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LAMALEDUCAZIONE : evoluzione di una grandissima rock band (Recensione)

A CURA DI FRANCESCO LENZI

LAMALEDUCAZIONE  “Lamaleducazione” (Soffici dischi)

C’erano una volta i Noi Nati Male…e ci sono ancora! Ma stavolta hanno cambiato pelle o se preferite, hanno intrapreso una nuova direzione artistica.

Beh, potrei iniziare la mia recensione così, ma è necessario dilungarsi un attimo per capire meglio il progetto “Lamaleducazione”, sicuramente uno dei più interessanti della scena rock aretina.

Una premessa ulteriore da fan va fatta: parlare dei Noi Nati Male – anche se in questa nuova “incarnazione”- per me è un onore e un piacere immenso; desideravo da una vita farlo in questa mia umile rubrica, perché li seguo da quasi vent’anni e sono un loro grande fan praticamente da sempre! (Sono difatti una delle mie band preferite in assoluto della mia città e sono anche un gruppo di persone squisite, di cui ho la fortuna di essere amico).

La storia di questa storica cult band è prima di tutto una storia d’amicizia: sei ragazzi che sono cresciuti insieme e sono, difatti, prima di tutto amici;sono passati 25 anni all’incirca dai primi passi mossi dal gruppo, ed i nostri sono ancora insieme, caso più unico che raro non solo nel rock,ma nell’intera storia della musica! (ed è un particolare da non sottovalutare).

Oggi i “magnifici sei” (che, lo ricordiamo, sono: Francesco “Giano” Lombardi alla voce, Nicola “Sistola” Bonolis alla tastiera; Gabriele “Cato “ Polverini e Luca “Basil” Praticò alle chitarre, Andrea “Oby “ Irato al basso e Roberto “Breda” Bardelli alla batteria) ritornano con un nuovo album e con un nuovo nome:non si tratta però di un mero cambio di intestazione-e me l’han confermato loro stessi-ma di un vero e proprio nuovo progetto…e difatti la band non si è riposata sugli allori, ma si è voluta rimettere in discussione,creando qualcosa di nuovo,a cui hanno lavorato per molto tempo: difatti c’è stata una grande attesa per questo album-che ha avuto lunga gestazione-ma che, alla fine, è stata ottimamente ripagata.

Per chi conosce il “nato-male-sound”, occorre innanzitutto dire che la band è rimaste fedele alle sue radici: certo, l’ironia-componente che contraddistingueva le canzoni del gruppo nella precedente “incarnazione”-c’è sempre, ma stavolta è usata in maniera differente; oggi è sicuramente più sottile ,e anche quando ci sono le classiche, taglienti staffilate nelle liriche, sono usate in maniera un po’ diversa, forse più “ragionata” che in passato, di sicuro in maniera più matura, anche se non meno efficace.

Ed anche il sound è maturato notevolmente: non ho mai avuto dubbi sulla caratura artistica della band – sono sempre stati bravissimi, attualmente ancora di più – ma oggi la musica di questi ragazzi ha aggiunto sfumature diverse e ulteriori influenze al già nutrito caleidoscopio musicale del gruppo….cambia quindi leggermente il metodo di scrittura,ma l’attitudine rimane intatta.

Quindi….Un nuovo progetto,una nuova vita musicale,in tutto e per tutto, senza smarrire la propria identità….Adesso addentriamoci insieme nelle tracce del disco, che incuriosisce fin dalla copertina, che ha un artwork curatissimo, a cura di Stefano Santoni – chitarrista di Sycamore Age, Kiddycar e Ductia– raffigurante una sorta di parodia della celebre banana “Warholiana”-e di Velvettiana memoria – stavolta afflosciata su sé stessa!.

L’album si apre per l’appunto con “Banane”,che rievoca nel titolo il soggetto della copertina: è un frizzante ed energico rock che suona proprio come la versione “evoluta” dei Nati male; il testo gioca tutto sui contrasti e sulla distruzione intelligente di tanti luoghi comuni  (“Ho mangiato catrame per bilanciare il fatto che io non fumo/ ho mangiato banane/ contraddicendo il fatto di essere sessuale”) talvolta con una punta di amaro sarcasmo (“Mi sono lanciato dal terrazzo/per capire la fragilità umana/ e la durezza del mondo”)…Al violino c’è un gradito ospite, Francesco Moneti dei Modena City Ramblers che impreziosisce il pezzo con il suo inconfondibile tocco.

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Siluro”-subito dopo-la vedrei bene come (ottimo) singolo apripista: è un brano estremamente orecchiabile, ma al tempo stesso complesso (intricato il riff chitarristico del “Cato”), una sorta di funk moderno e personale, con la consueta dose di ironia in evidenza (“meglio stare contento / accettare di avere il siluro nel…”).

Anna” è un altro brano notevole,una canzone di “non amore”: la protagonista, difatti, è una rompicoglioni che fa mandare in bestia un ex, ma la soluzione è in agguato (“non ricordo attimi fantastici/ non vedevo l’ora di mandartici/niente sesso fatto per le riconciliazioni/prendi le tue cose,fuori dai coglioni”),il tutto sulle note di un frizzante pop rock radiofonico molto originale e mai banale.

La durezza dei tempi attuali e la tensione che deriva da essi,è sintetizzata al meglio e senza peli sulla lingua su “Fammi rompere qualcosa” , dal sound acustico e dalle influenze folk rock (e torna non a caso anche “Fry” Moneti, stavolta al mandolino ,ma non è l’unico ospite: è difatti presente anche Alessandro Moretti alla fisarmonica): come non condividere le parole cantate con energia da Francesco (“fammi rompere qualcosa/ maggioranza e anche opposizione/ sai non è per sfiducia/ ma è che mi son fatto un’opinione…mia/(…)non posso più stare a sentire le minchiate in televisione/e tutto quello che potevo dire anch’io!), un perfetto spaccato dei nostri giorni, in cui il ghigno sarcastico maschera-ma non troppo- una certa disillusione di fondo.

Mino” era un brano già noto a chi seguiva i passati live dei Nati Male: lo avevano infatti spesso eseguito dal vivo (anche se fin’ora non era mai stato”fissato” su disco) e devo dire che la canzone non ha perso un millimetro della sua carica.

Impreziosita dall’armonica di Mirko Speranzi (Kabìla) e dal trombone di Simon Chiappelli nei ritornelli,”Mino”è una canzone corposa e potente,dalle belle chitarre rocciose in evidenza ed un certo sapore hard/“seventies” nel sound:stavolta la voce solista è di Gabriele,che punta il dito con decisione su un infido personaggio che ha fatto delle bassezze umane il suo pane quotidiano (“tu ti fai di brutto/tu ti fai di tutto/anche i cazzi miei”).

Primogemito” è una ballata “old fashioned” che racconta con godibile freschezza ironica (e soprattutto, senza retorica alcuna), il genitore alle prese con il figlio che durante la notte si sveglia e “s’imbelvisce”: un’esperienza che quasi tutti i ragazzi de Lamaleducazione conoscono bene oramai!!!!!!

La critica “sociale” che era già presente su “Fammi rompere qualcosa”, riappare in maniera ancora più evidente in “Italia”,una ballata ariosa col pianoforte in primo piano (ed il violoncello di Francesco Chimenti) che è un ritratto lucido e spietato del nostro paese (“vivo ancora in Italia perchè spero un giorno si possa smettere di prendere 6000 euro di pensione addirittura/per aver fatto il parlamentare solamente per una legislatura”): un pensiero condiviso da molta gente (e che in pochi hanno il coraggio di ammettere, forse) che lamalaeducazione è riuscita ad esprimere in maniera semplice e graffiante,senza tanti giri di parole (e con un pizzico di poesia).

La trappola” è una moderna ed aggiornata “Fiera dell’est”, una piacevole filastrocca rock che vede la partecipazione di Andrea Chimenti come “voce narrante” ( e nell’introduzione c’è perfino Francesco Polverini, il figlio di Gabriele!); ”Digei” è un’altra canzone irresistibile che ironizza su un famoso detto che va di moda al giorno d’oggi (il dj “suona”,quando in realtà mette solamente i dischi),ed il divertimento è assicurato,tra autobiografia (“io suono musica/ma niente cover”) e strofe da rocker (“e anche se fossi con il culo per terra/Ad un lavoro,preferisco la chitarra”): anche questo pezzo potrebbe essere un singolo di successo (ma c’è davvero l’imbarazzo della scelta, perché tutti i pezzi funzionano alla grande!) e vede la partecipazione di un vero e proprio dj (Dj Alibi allo “scratch”).

Berlino 2006” è una riflessione arrabbiata sullo sfondo dei mondiali di quell’anno ( che potrebbe anche avere un’altra chiave di lettura,più introspettiva),con un sound evocativo da colonna sonora “tarantiniana” (ed un pizzico di blues notturno); ”3 bottoni” è la mia canzone preferita del disco, dalla melodia avvolgente ( mi piace definirlo“rock d’atmosfera dalle chitarre taglienti”) e dal testo pungente (“tre sono le mani che hai quando sei pronto a prendere/ma diventano al massimo una quando devi rendere”).

Affètto” è un brano enigmatico, dal testo volutamente disturbante e dalle sottili influenze cajun e folk (ospiti:Manuel Schicchi de “Lamente” al banjo e Ciccio LI Causi,ex Negrita, alla voce narrante “spagnoleggiante” che fa da contraltare a quella di Francesco); il gran finale è un’ulteriore sorpresa,”Sale sull’asfalto”,una canzone d’amore-stavolta sul serio!-non convenzionale e carica di tensione erotica,che vede protagonista la potentissima voce (dalle venature soulful) di Angie Cardeti,in duetto con “Cato”:un rock-blues dinamico che è una vera e propria novità (come ha ricordato la stessa band in un recente live,è la prima volta che la voce femminile diventa “principale” in un loro pezzo).

Riassumendo…..Questo omonimo album targato Lamaleducazione, è davvero un ottimo disco:curato in ogni minimo dettaglio, non presenta momenti di stanchezza, ma anzi, stupisce brano dopo brano, ascolto dopo ascolto….Sono talmente tante le sfumature contenute in esso-anche se tutte riconducibili ad una parola: rock!-che la cosa migliore da fare è ascoltarlo tutto d’un fiato per rendersene conto.

Un disco che sa stupire, dunque, che ha tutti i crismi per diventare un successo e che lascerà sicuramente un segno: probabilmente l’inizio di un nuovo, fortunato corso per questi musicisti, di sicuro un album eccellente da scoprire e da amare incondizionatamente ( personalmente continuo ad ascoltarlo ininterrottamente da diverse settimane,crea dipendenza!)…..Chi ha amato la vecchia incarnazione della band, apprezzerà sicuramente anche questa “svolta”; chi invece non conosce ancora il gruppo, troverà delle idee di rock “maturo”, ma divertente ed intrigante e probabilmente diventerà un fan all’istante!

Lamaleducazione: evoluzione di una grande band in costante rinnovamento, che sa divertire ma anche far pensare con intelligenza e dinamicità! Non perdeteveli!