L’AME NOIRE:rivelazione rock attraverso lo specchio

L’AME NOIRE:rivelazione rock attraverso lo specchio

L’AME NOIRE “lo specchio”

L’Ame Noire è una grande rock band proveniente da Cuneo:”Lo specchio” è il loro primo vero lavoro a lunga durata,ed esce a due anni di distanza da un precedente ep.

L’introduzione,”E adesso tu” è subito grintosa e melodica al tempo stesso:mentre i testi affrontano tematiche personali in maniera originale, la musica è un lampo urgente,tra indie e ricordi british via “alternative”.

La title-track,subito dopo,è un brano più introspettivo,dalle metafore affascinanti:su un tappeto chiaroscuro e malinconico (bello l’intreccio tra le chitarre darkeggianti e le ariose tastiere),è il racconto di un uomo che osserva la falsità del mondo circostante,cercando una propria luce interiore per uscire dall’ipocrisia che lo circonda.

“Ti rivedrai” amplifica notevolmente il gioco delle dinamiche:sempre sospesa tra melodia e momenti più robusti e rock,è una canzone riflessiva e accattivante,dall’atmosfera particolare,che si riflette anche nelle liriche (“il tuo spaventoso mondo che adesso sangue ormai più non ha/lo ricordi come se non fosse mai andato più lontano via da te”).

“Atomizzazione” è una sorpresa,e vede la partecipazione del duo Canone Inverso:l’atmosfera continua ad essere umbratile,con delle chitarre che sanno accarezzare e graffiare al tempo stesso….il tutto è impreziosito dalla voce femminile del duo che pone l’accento su questa curiosa dualità e su altrettante  interessanti inquietudini suggerite anche dalla musica (“Ma nascosto dalla parte opposta di questo sopravvivere/prevedo passaggi di stato/tra mutazioni e l’essere”).

“Plastica” affronta un argomento coraggioso-quello di un drogato che si fa per sfuggire alla realtà- senza retorica (e senza giudicare) con parole mai banali (“è solo plastica nel combattere me stesso/per scacciare i mostri che ho nella testa”) ed una musica particolarmente energica (siamo dalle parti di un hard rock darkeggiante che ricorda i Cult della fase “dura”).

La Tv di Biluè di Giovanni D'Iapico

“Lo puoi capire” è una bellissima ballata (e tra i miei brani preferiti del disco) adornata da arpeggi psichedelici:è una canzone particolarmente sentita (“accendi queste lacrime che ora vedi come se ci fosse dio/nella mia testa” è un passaggio particolarmente suggestivo),uno di quei connubi particolari in cui musica e testo si sposano alla perfezione,nell’altenarsi di dinamiche “piano/forti”.

“Il nichilista” è un’osservazione acuta,dotata di una certa visionaria poesia (“ascolti la paura che disegna specchi d’acqua in te”) a tempo di hard rock,che vede la partecipazione di Ettore Diliberto;”immobile”,invece,vede la partecipazione di Giuseppe Scarpato (il chitarrista di Edoardo Bennato) ed è un’altra ballata “notturna” che si ricollega come atmosfera alla precedente “Lo puoi capire”,quasi ne fosse il naturale continuo,almeno come sound:le liriche scavano a fondo sull’interiorità,analizzando l’amore in maniera non scontata e altamente personale (bellissime le chitarre,tra psichedelia e ricordi alternativi,e davvero splendida e commovente la melodia).

Vicino alla chiusura del disco c’è una bella sorpresa e mi fa stra-piacere che ci sia,perchè trattasi di una cover della mia band preferita (Beatles),che in origine stava proprio sul mio album preferito di tutti i tempi:sto parlando di “While my guitar gently weeps” di Harrisoniana memoria,che L’ame Noire ci restituisce in una versione personalizzata e ricca di feeling (il punto di riferimento-lo dico a mò di curiosità-,più che la versione del white album,sembra essere il demo acustico circolato per anni nei bootlegs e ufficializzato ormai da tempo  nell’Anthology;ovvio che è solo un rimando,perchè poi la versione della band è totalmente diversa,e influenzata dall’hard rock e dal blues,e quindi “elettrica”e con ricchi ed inconsueti cambi di tempo):la dimostrazione che questo gruppo è valido anche nel rifacimento di brani altrui (e complimenti anche per la scelta non scontata!).

“Stranieri in paradiso”,ispirata al fumetto  di Terry Moore,chiude il disco con fare corposo e con quel tocco di sottile spleen,che sono un po’ le caratteristiche salienti  della band,tra melodie avvolgenti e chitarre in evidenza:”lacrime di rabbia/celano il dolore” recita il cantato,con credibilità…e L’ame Noir emoziona ancora una volta.

Credo che si tratti di una band estremamente valida:questi ragazzi sanno davvero suonare e comporre grande musica. E c’è di più:con questo lavoro,dimostrano che si può fare del rock melodico senza cadere nei tranelli del già sentito (e senza fare il verso ai “soliti noti”),ma anzi evidenziando la propria,strabordante personalità.

Non ho nulla da obiettare quindi su quello che è un grande disco e che rivela al mondo l’anima di una grande band.

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