Ci sono varie categorie di artisti: quelli che fanno semplice musica d’ascolto, quelli che la innalzano a poesia, e infine quelli che riescono pure a trasformarla in magia, dove non ci sono più semplici ascoltatori ma instancabili viaggiatori di sogni infiniti da cui non si vuole più uscire. Questo non significa nè implica che si debba parlare per forza di capolavori musicali, quanto più a una spiccata versatilità di scelte, dove pure la più semplice delle scelte riesce a funzionare negli anni, contro tempo ed esigenze. E’ proprio in questo contesto che la ricetta sonora dei Mesh è sempre risultata vincente a lungo termine, da più di 20 anni di carriera, confermata ancora una volta da quest’ultima fatica in studio, “Automation Baby”. Già dalla bellissima opener “Just Leave Us Alone” si ha la netta sensazione di essere in bilico tra atmosfere magiche e futuriste, in perenne bilico tra Depeche Mode e R.E.M. (da sempre loro grandi influenze), con la sensuale e caratterista voce di Hockings a rendere ancora più onirica tutta la dimensione sonora dell’ascoltatore, prima in veste romantica, come in “The Way I Feel” e “When The City Breathes”, poi in dimensioni più “marziane” e rockeggianti, con “Fawless” e “Born To Lie” (quest’ultima scelta pure come singolo di lancio dell’album) a strizzare l’occhio ai Nine Inch Nails di Trent Reznor, fino ad arrivare a palesi citazioni ai grandi maestri ottantiani Depeche Mode, come in “This Is The Time” e “Taken For Granted”.

In conclusione, un album che riesce a convincere più fasce d’età e di gusti musicali, riuscendo nella continua altalena sonora track-by-track a unire più di 30 anni di storia, consegnando al pubblico come ai loro fan un album di gran spessore musicale, scorrevole e sempre coinvolgente.

La Tv di Biluè di Giovanni D'Iapico

Voto: 8,5

Mesh - Automation Baby

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