Richard Melville, in arte Moby, non è stato solamente uno dei più sapienti, geniali e ambiziosi artisti degli ultimi 20 anni di musica, ma pure uno dei più imprevedibili: i suoi lavori, oltre che a una continua crescita artistica, alienati dalle solite, banali etichette di genere, si sono contraddistinti pure come un lungo e coraggioso percorso umano, con la musica stessa non come fine, ma come mezzo di una continua ricerca spirituale: lavori come “Ambient”, “Everything is Wrong”, una pietra miliare di fine millennio come “Play”, passando pure a un più recente “Hotel” l’hanno confermato, oltre ad avere influenzato non poco gran parte della musica contemporanea e la cultura sociale di ben due decadi. Così, dopo l’ultimo, controverso Destroyed del 2011, seguito da due anni di intense e mastodontiche turnè mondiali, forte di un gran entourage di musicisti al seguito, l’artista newyorkese torna con questa nuova uscita in studio, “Innocents”, ispirata proprio da questa lunga esperienza live e che lo convince a riempirlo pure parecchie collaborazioni (saranno ben 7 su 12 le tracce avvalse di partecipazioni artistiche).

Una scelta tanto rischiosa quanto coraggiosa, specie se si prova già a buttare uno sguardo sulle scelte stesse di Moby: artisti di esperienze musicali differenti, nettamente distinte e contrapposte l’una dall’altra, a sottolineare maggiormente la sua anima eclettica, sperimentale e in continua crescita. Ritroviamo così scelte trip-hop degne dei migliori Massive Attack e Tricky in “A Case for Shame” e “Tell Me”, entrambe forti della partecipazione di Cold Specks, straordinaria cantante e una delle migliori rivelazioni di questi ultimi anni, per poi passare a tinte più soul che da sempre hanno influenzato Moby, da “The Last Day” con un’altra grande cantante della nostra epoca, Skylar Grey (famosa per la collaborazione con Dr. Dre ed Eniminem in “I Need a Doctor”), alla jazzy “Don’t Love Me” insieme all’altrettanto brava Inyang Bassey, che tra l’altro aveva già seguito il Nostro nel suo ultimo tour, o ancora il blues oscuro e malinconico di “The Lonely Night” con una leggenda come Mark Lanegan, ex storico frontman degli Screaming Trees e manifesto del rock moderno, per poi trascendere ancora di più dalla soglia musicale, prima con la dolcissima e sognante “Almost Home”, supportata dal convincente e folklorista Damien Jurado e che riporta moltissimo alle sonorità dei Coldplay e dei Mercury Rev, e poi con quella che io reputo la traccia più bella dell’album, e che sicuramente diventerà un nuovo, importante cavallo di battaglia: “The Perfect Life”.

Basterebbe questa canzone per riassumere la chiave di messaggio dell’album: scritta a quattro mani e cantata insieme al grandissimo frontman dei Flaming Lips, Wayne Coyne, questa canzone sprizza positivà da ogni lato, da un testo ricco di ottimismo e con un semplice ma profondo messaggio d’amore giungendo fino a un electro-gospel dolcissimo e profondamente empatico.

La Tv di Biluè di Giovanni D'Iapico

“Innocents” è un album assai ambizioso, da una parte un po’ sfacciato e pomposo su certe scelte musicali (per quanto mi riguarda troppo forzate), dall’altra un po’ dispersivo per mancanza effettiva di una linea conduttrice che riesca a guidare l’ascoltatore in questo viaggio onirico, proprio per la scelta di troppe anime diverse nel LP. Inoltre l’enorme quantità di collaborazioni rischia di far risultare il lavoro più una sorta di best of o album tributario, e per quanto molte di queste tracce si reggano da sole, proprio le tracce del solo Moby risultano parecchio fiacche e riempitive (anche se “Saints” non è proprio da buttare). Ciò nonostante però risulta comunque molto suggestivo e valido, e lo statunitense sa dove catturare l’attenzione dell’ascoltatore con furbissime ruffianerie radiofoniche o, al contrario, pescando nell’inconscio, nei lati sentimentali più profondi con scelte più accurate e studiate, come solo un bravo ingegnere del suono riuscirebbe a fare, forte pure della co-produzione all’album dell’amico Mike Slent (già a lavoro con artisti del calibro di Depeche Mode, U2, Oasis, Muse, Beyoncè, ecc…).

Nel bene e nel male, ci rimane da dire che Moby ci ha ancora una volta stupito, e noi saremo ancora dopo più di 20 anni accompagnati dalle sue suggestioni e le sue visioni elettroniche “alla continua ricerca della perfezione, perchè è ciò di cui noi stessi abbiamo sempre bisogno”.

Voto: 7,5

Moby - Innocents

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