MODENA CITY RAMBLERS:”Tracce clandestine”,un album di cover….ma non solo

A cura di Francesco Lenzi

MODENA CITY RAMBLERS “Tracce clandestine “ (Modena city records/Universal)

Tornano ad un anno di distanza dal cd live,i Modena City Ramblers,con un nuovo disco:un album curioso ed interessante che li vede alle prese con delle cover,più un paio di brani firmati dal gruppo,di cui uno rigorosamente inedito.

“Tracce clandestine” vuol essere quindi un omaggio a quei gruppi ed artisti che hanno ispirato i Ramblers nel corso della loro lunga carriera;e questo è evidente fin dalla copertina-come sempre curatissima-che riproduce il disegno di una musicassetta da 90 minuti,proprio come quelle che registravamo agli amici (o per noi stessi) una volta….Ma il titolo e l’immaginario del disegno evocano anche i “bootlegs” vinilici di una volta (complice la confezione cartonata che strizza l’occhio proprio anche all’adorato “formato LP”).

Tuttavia,non è l’unica sorpresa questa:difatti,ad accompagnare i Ramblers,c’è anche una nutrita “truppa” di amici,che sono venuti a dare il proprio contributo in quasi tutte le tracce del disco….

L’album si apre con “Clandestino”,il classico di Manu Chao,riletto in una riuscita ed inedita versione reggae “contaminata”,con la partecipazione de La Pegatina,la caliente band spagnola.

La classica e storica canzone di protesta “Saluteremo il signor padrone” (dalla penna “combattiva”di Ivan Della Mea e Giovanna Marini) è eseguita in una energica versione folk rock con Eugenio Finardi;e alle parole dell’originale,viene aggiunta nel finale una strofa in più in cui non è affatto difficile identificarsi,in quanto è dedicata ai precari di oggi (di cui-ahimè-faccio parte anche io!).

Bellissima “The ghost of Tom Joad”del “boss” Bruce Springsteen:un brano che ho sempre adorato,e che i Modena ci restituiscono in una versione molto sentita,che amplifica il mood “meditativo” e ombroso dell’originale….La registrazione risale a cinque anni fa,in quanto la band l’aveva registrata per un tributo al boss:per l’occasione,il pezzo è stato remissato.

“L’homme des marais” viene dal repertorio dei Negresses Vertes,band molto amata dai Modena (“Morte di un poeta” -dal primo album” ufficiale”-era dedicata proprio al loro sfortunato cantante,Helno,morto di overdose nel 1993)….e non è un caso che proprio Stefane Mellino-principale compositore del gruppo,nonchè chitarrista/cantante-dia il proprio contributo a questa particolare e solare versione,che è “tradotta” in italiano,fatta eccezione proprio per le strofe cantate da Stefane.

“Chan chan” faceva parte in origine di “Buena vista social club”,lo storico disco di Ry Cooder registrato con musicisti cubani;la versione dei Modena è una briosa “patchanka” di suoni diversi (là dove la versione originaria risulta più malinconica e riflessiva),che s’incrociano e si mescolano tra di loro in maniera fresca:partecipa alla voce Uri Ginè dei Bongo Botrako.

E poi è la volta di “If I should Fall from grace with God” e non poteva essere altrimenti! I Pogues sono da sempre una delle principali fonti d’ispirazione per il gruppo (“se non fossero esistiti(…)probabilmente non si sarebbero mai formati i Modena City Ramblers” dichiara lo stesso gruppo nelle note di copertina) ed un omaggio del genere era doveroso!!!!! Una bellissima versione,tutta allegria ed energia dall’attitudine folk-punk,che spesso è stata eseguita anche nei live in passato.

“The trumpets of Jericho” è l’unico vero e proprio inedito del disco (anche se non l’unico brano scritto dai MCR all’interno di “Tracce clandestine”,come scoprirete poi),inciso per l’occasione nelle campagne irlandesi con un mito dell’irish folk,Terry Woods,alla voce e al mandolino;un bellissimo brano riflessivo e carico di speranza,con una parte in italiano molto evocativa e poetica (“la speranza di guardare un giorno il cielo senza paure/volare,camminare,correre,giocare/liberi come uccelli che pettinano le nuvole”).

La Tv di Biluè di Giovanni D'Iapico

Terry partecipa al “cittern” (uno strumento simile al bouzouki irlandese,derivante dalla cetra corsicana) anche su “Crookedwood polkas”,uno spumeggiante medley di folk traditionals,arrangiato da lui stesso.

Ma le sorprese non finiscono qua ed ecco arrivare “Prega Crest”del mai dimenticato Pierangelo Bertoli;la versione dei Modena è eseguita con il figlio Alberto,ed è una visione “country rock” molto riuscita e graffiante-tra le mie canzoni preferite del disco.

Un altro classico della canzone di protesta è dietro l’angolo:ed ecco difatti,”Per i morti di reggio emilia”-firmata da Fausto Amodei-che i Modena fanno propria,riarrangiandola in maniera decisamente riuscita,tanto che il messaggio “combat”,viene ulteriormente amplificato,olre che ad evidenziarne l’orecchiabilità.

La scoppiettante “Sidi H’Bibi” viene dal repertorio dei Mano Negra ,ed ospita la band bosniaca dei Dubioza Kolektiv;ed un’altra influenza dichiarata è quella dei Clash:non poteva certo mancare un classico del gruppo…. ecco quindi comparire “Rock the casbah”,che i Modena rileggono in una versione originalissima ed inedita,un crossover che mixa una ritmica funk a spezie orientaleggianti e sottili rimandi reggae:una delle cover più geniali che mi sia capitato di sentire!!!!!

I Mano Negra vengono nuovamente “coverizzati” con “Mala vida”:si tratta di una curiosa versione più malinconica e latineggiante,che si discosta dall’originale,per far intravedere una nuova,riuscita luce.

La popolare “Fischia il vento” era presente già nel leggendario demotape “Combat folk”,ma viene oggi finalmente ri-registrata in una nuova versione,”aggiornata” e riverniciata a nuovo:anche questa è una canzone che i Modena hanno eseguito spesso dal vivo in passato,ma non si erano ancora decisi ad “Ufficializzare” su disco .

La chiusura dell’album è commovente,da brivido:si tratta dell’altro pezzo composto dalla band,”Canzone per un amico fragile”,dedicata a Luca Giacometti,il polistrumentista soprannominato “Gabibbo”,che ha fatto parte dei Modena dal 2002 al 2007,prima della sua prematura scomparsa.

E’ una bellissima e poetica dedica,che mescola malinconia e rimpianto (“tra un deja vu e un non so che/talvolta io penso a te/mio amico fragile”):originariamente apparsa su una compilation (“Dal profondo”) nel 2009,questa è una nuova versione,riarrangiata e ri-registrata in Irlanda con Terry Woods.

Dunque,un ottimo disco,per la più prolifica delle band italiane:di cover albums ne esistono sicuramente tanti ed altrettanti ne avrete sicuramente ascoltati,ma questo dei Modena è davvero un qualcosa di diverso rispetto agli altri,un disco molto particolare,perchè davvero “sentito” e registrato col cuore e con vera passione….questo traspare in maniera evidente all’ascolto,non è di certo un disco “calcolato”,ma frutto di vero divertimento ed un vero omaggio a quelle persone (e a quelle canzoni) che sono state importanti per il gruppo…..e poi come abbiamo visto,definirlo “cover album” è puramente indicativo,e sinceramente anche riduttivo.

Fatelo vostro:avrete non solo la conferma della grandezza e della bravura tecnica di una band come i Modena,ma ne scoprirete anche un lato forse fin’ora poco conosciuto;la scaletta,poi,è talmente ghiotta,che è difficile restare indifferenti…..emozioni e grandi canzoni,tutto in un solo disco! Cosa volete ancora di più?

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