OBAKE “Mutations” (Rare Noise Records)

Torno ad occuparmi di una nuova uscita targata Rare Noise e anche di una sezione ritmica di cui vi ho parlato spesso in passato (Colin Edwin e Balasz Pandi-rispettivamente basso & batteria),stavolta coadiuvati da Eraldo Bernocchi (chitarra baritono ) e Lorenzo Fornasari (voce,tastiere,elettronica):tuttavia stavolta non si tratta di un disco jazz,ma di un death/doom metal originale e suonato con grande ardore.

Sì,perchè le frequentazioni dei nostri amici musicisti non attingono solo a quelle del free jazz e dell’avanguardia,ma anche a quelle del metal estremo…ma andiamo per ordine ed addentriamoci nel vivo del disco che è,manco a dirlo,da non perdere.

“Seven rotten globes” è il cadenzatissimo macigno originale,dalla potenza inaudita che presenta anche tratti sperimentali e violentissimi rallentamenti:immaginate dei Celtic Frost più sperimentali e con delle tortuose melodie (a metà col growl),alle prese con un doom metal spietato del futuro.

“Seth light” è più psichedelica e acida,quasi uno stoner infernale ossessivo e progressivo,in cui i riff pesanti diventano visionari ed onirici,così come il cantato (melodicamente potente);”Transfiguration” è un altro vorticoso tassello,un cingolato metal che è una perfetta macchina da guerra,in cui il cantato malato-ma sempre stranamente orecchiabile-si sposa perfettamente alle precise cadenze ferali della band,che diventano ancora una volta visionarie nella seconda parte.

La Tv di Biluè di Giovanni D'Iapico

“Thanatos” è un altro trip allucinogeno,che svela anche qualche sottile influenza industriale e sperimentale,anche se ben amalgamata nel doom corrosivo del quartetto;”Second death of Foreg” torna su tratti psichedelici e stranianti,ma senza rinunciare ai riff corposi e devastanti…..e questo brano presenta anche dei tratti improvvisi insolitamente più rilassati,anche se non meno inquietanti (tra progressive rock e ambient sperimentale virata in scuro).

“Burnt down” si discosta dal resto del disco,ed è qui che i lineamenti prog e sperimentali già accennati nel brano precedente (e in alcuni altri momenti del disco) si fanno più evidenti:è un brano dal mood ampio ed orchestrale,che ricorda i primissimi King Crimson come attitudine melodica,anche se il mood (o)scuro tipico della band è sempre evidente,e non cede mai…non mancano nemmeno le sequenze spettrali ed oniriche,altro marchio di fabbrica del gruppo,che qui diventa però più marcato .Tuttavia,se su “burnt down” si rinunciava alle cadenze metal,su “M” tornano prepotentemente a farsi sentire con forza e potenza,senza tuttavia rinunciare a parti più meditabonde ed ipnotiche,in un alternarsi di dinamiche piano/forti particolarmente riuscito (la seconda parte potrei definirla “Lygeti incontra lo stoner/doom”,se mi si può passare il paragone…per rendere l’idea della riuscita ed inedita inquietudine che suscita il pezzo).

“Infinite chain” è il darkeggiante finale,in cui la sezione ritmica diventa a tratti perfino soffice e jazzata…ma è solo un attimo,perchè il brano si trasforma quasi subito in  un mantra ossessivo deflagrante e,come sempre,potente (ed un lancinante riff death riaffiora prima che il pezzo si spenga).

Un disco devastante e riuscito,ed una delle più potenti uscite di questo mese:gli Obake riverniciano a nuovo lo stoner doom,colorandolo di nuova,straordinaria inquietudine.

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