Pluvian – Notes from the reptile’s mouth (Recensione)

Pluvian – Notes from the reptile’s mouth (Recensione)

 

Pluvian band 2

STREAMING ALBUM

Dalle primissime note, dai primissimi intrecci sonori, si preannuncia proprio come un gradevolissimo ascolto.
Atmosfere alla King of Convenience, Jeff Buckley, Nik Drake.
“Bluemoon” è la prima traccia del disco e anche il Promo Album Single.
I confini sono molto labili, tant’è che il cantato della seconda traccia, “My friend Lu”, ricorda vagamente il Kurt Cobain unplugged di About A Girl.
“Let it ride” con una chitarra ritmica in primo piano riesce a rapirti in tutto il suo calore; i padovani Pluvian sanno essere davvero poliedrici ed esterofili, questa traccia ha un che di atmosfere beatlesiane tinte di un leggerissimo grunge alla Pearl Jam.
E con “Mr Benzo” , buffissima traccia, sconfiniamo in un minimalissimo country con tanto di armonica nella parte strumentale.
Questi Pluvian prendono la direzione che vogliono senza mai perdere di credibilità e più li ascolti, più nella testa ti rimbomba: “ma va, non sono italiani, si sente in ogni plettrata. E invece…”
La chitarra continua a farla da padrona, quasi come unico strumento principale, anche se non mancano gli intrecci tra parti armoniche e melodiche.
Questo “G mud” che ha un …”mood” da Oasis in vena romantica, una quinta traccia da cantare e ricantare con l’accendino in mano.
A metà del brano, dei cori lo arricchiscono sapientemente.
Continua sulla stessa scia delle tracce precedenti “The May song” dove dei controcanti molto curati sin dall’inizio danno corpo al brano.
“Marriage Zone” particolarmente anni Settanta nell’essenza dove due chitarre ritmiche s’intrecciano e la struttura si fa interessante.
“Littly Jenny” ci piace sin dai primi arpeggi di chitarra, potrebbe essere la “Yesterday” del disco, con quegli archi nella strofa che la rendono ancora più struggente.
“Things between us” riprende nuovamente quel filone “grunge” nelle intenzioni pur senza mai la minima distorsione.
L’ultima traccia, col suo tempo terzinato, “We’ll never arise” è un’ottima chiusura del disco, regalandoci una pioggia di atmosfere ricercate pur nella sua complessiva semplicità.


SCONTO DISTROKID 7% SE TI ISCRIVI USANDO QUESTO LINK (clicca)
 

Lascia un commento

Open chat