RED SECTOR A;il lato “evoluto” dell’electro-ambient

RED SECTOR A;il lato “evoluto” dell’electro-ambient

RED SECTOR A “reset” (Xonar records)

Red Sector A è il monicker dietro il quale si cela il musicista Andrea Bellucci;la sua musica è un ambient dalle tenui venature electro e con qualche influenza “industriale”.

“Reset “ è il suo nuovo lavoro ed esce in questi giorni per la Xonar,etichetta sempre attenta alla sperimentazione e alla musica non convenzionale di qualità.

“A-sphere” è la traccia di apertura:pura ambient riflessiva e meditativa,minimale ma allo stesso tempo ricca di sfumature;le note di pianoforte si sposano perfettamente alla voce parlata femminile che fa capolino nell’introduzione e ai sottili solchi elettronici che attraversano il brano in maniera mai invadente,ma semplicemente usati come “tappeto” di contorno.

“C-Plan” continua il viaggio con fare ancora più introspettivo;l’elettronica qui è più presente,all’inizio appena accennata,mentre nel finale prende il sopravvento,ma sempre con gusto (dopo una lunga parte ambient che non sfigurerebbe di certo in una colonna sonora).

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Si cambia parzialmente registro su “Cold machine eleven”,ed è qui che la musica di Andrea acquista toni lievemente più sperimentali (ed è qui che le influenze “industriali”si fanno più evidenti,anche se rielaborate con fare del tutto personale):però il tutto è sempre scorrevole,anche se viene accettuato l’aspetto “dark”;ma nonostante ciò non viene mai meno la godibilità della musica (anche questa traccia,dato il suo flavour “evocativo”-in particolare i synth-potrebbe essere adattissima per una soundtrack).

L’inquietudine sonora viene estremizzata sulla successiva “Rebuilding blind faces”,il brano più noir del disco (e anche quello più legato ad un certo tipo di immaginario electro-dark):un trip sonoro lungo quasi 6 minuti nei meandri di riflessioni oscure,che sono estremamente “palpabili”.

“Reklicks” chiude l’album con un’atmosfera volutamente straniante-grazie anche a campionamenti di voci filtrate e “trattate”-che si muta subito in un drone ipnotico e quasi onirico,avvolgente nei suoi soffici battiti elettronici.

Un album riuscito che svela come l’elettronica targata Red Sector A sia quanto di più raffinato esista in questa scena:ambientazioni molto curate,ed un sound per certi versi sofisticato,che si distanzia per creatività e innovazione da tante altre produzioni del genere (ed è quindi una spanna sopra).

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