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Requie : “Dell’odio e delle lacrime” (Recensione)

Requie sono una band di Arezzo molto interessante, capace di unire al rock cosiddetto “alternative” anche tinte “ambient”, elettroniche, cantautorali, a tratti anche sinfoniche, il tutto condito con del sano “reading”.
“Dell’Odio & delle Lacrime”, rilasciato su Soundcloud il 7 febbraio del 2014 e linkato attraverso il sito web ufficiale della band , nonostante sia un “demo” d’esordio dell’anno precedente, si tratta in realtà di un lavoro molto maturo per una band emergente. Andiamo ad ascoltare l’album, che potete gustare anche voi in streaming attraverso il player in calce all’articolo, adesso disponibile anche su Spotify.
Analizziamo brano per brano: Agonia , già il primo pezzo è un manifesto di tutto il disco, dalle tinte scurissime, da un intro “ambient” si passa subito a un reading intensissimo e subito dopo una ritmica elettronica che si fonde a delle chitarre scarne ed incisive, perfetta interpretazione da parte della voce di Francesco Checcacci , frontman della band, avviata tra l’altro nel 2013. Il brano esplode in un tessuto di archi assolutamente ben fatto, tutti gli elementi danno il massimo dell’espressività nella seconda metà del brano, in cui si uniscono elementi nuovi: dei cori assolutamente strazianti; in questo brano non c’è un elemento fuori posto. Seconda traccia del disco: Aiuto , le tracce sono ordinate in ordine alfabetico: voluto o casualità? Molti elementi che abbiamo trovato nel brano precedente, li ritroviamo (violini, chitarre), tuttavia abbiamo un cantato presente e una traccia di batteria acustica muscolosissima. Devo dire che anche le registrazioni sono ben curate, un mastering brillante e un mix ben equilibrato.

requieA metà del brano, molto interesante il gioco tra pieni e vuoti, soprattutto i disegni tracciati dalla linea di basso che giocano con la batteria e la voce, che ancora una volta esprime la sua maestria non solo nel recitato, ma anche nel cantato, un timbro caldo, espressivo e chiaro. Anche i testi, seppur scurissimi, hanno una certa profondità “Vivere per sentito dire/per non soffrire” e rimangono abbastanza in mente.
Con Amo Te , si ha una svolta nel disco, un episodio di assoluta calma, il brano inizia infatti con una chitarra acustica leggerissima accompagnata da una linea di chitarra elettrica e poi una cantato molto leggero, quasi soffuso. Si sviluppa tuttavia con un pieno trionfale nel corso del tempo, che si alterna ancora una volta con altri vuoti, il tutto con assoluto equilibrio.
La svolta del disco non è solo a livello musicale (un lirismo a tratti meditativo), ma anche a livello testuale, finalmente frammenti di speranza in un contesto di odio/lacrime.

Si parla di “guardare avanti”, “amo te”, “non esiste giorno che non porti il tuo nome”. Musicalmente c’è una tensione non indifferente, tra assoli di chitarra elettrica, bravissimi Cristian Checcacci ed Emilio Brutti. Bisogna mensionare anche gli altri componenti della band che danno un’impronta assolutamente unica al progetto: Raffaello Brutti al basso, Nicolò Bianchi alla batteria, Giulia Bruschi alla voce, Niccolò Mutarelli e Selene Boncompagni al violino.
Che male mi fai , penultima traccia dell’album, ritorna con elementi di reading, un timbro di tromba “eterea”, arpeggi di chitarra acustica a più tracce e a più timbri.
Elementi del testo richiamano brani precedenti…”angoscia”. Immancabile l’esplosione puramente “rock” a metà del brano. Il discorso continua a filare: agonia, aiuto, amo te, che male mi fai…come se fosse una storia con un filo logico temporale, dopo l’amore, il dolore. “Te ne accorgi anche tu che male che mi fai / ma non m’interessa / perché sono accecato da un odio profondo / come un buio pesto”.

E arriviamo all’ultimo brano, omonimo della band, Requie che inizia subito con un ritmo sostenuto dalla ritmica serrata che però smorza subito sfociando quasi in ballata per poi nuovamente esplodere, racchiudendo gli elementi di tutto il disco (reading quasi urlato, elementi cauti e violenti).
Colpiscono alcuni elementi del testo particolarmente “coloriti”: “faccio schifo / sono un lurido verme / che ogni giorno striscia /dietro un milione di perfette identità”…”ho passato una vita intera dietro qualcosa che ora è niente”. Conclude l’album con un duetto tra violini e reading, emblematicamente l’ultima parola è…”disperazione”

 

 

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