ADOLFO DECECCO “Metromoralità”

Adolfo Dececco è un interessantissimo cantautore abruzzese,che ha moltissimi anni di gavetta sulle spalle e numerose esperienze in campo musicale e letterario;”Metromoralità” è il suo nuovo album,ed è uno spaccato davvero sincero sull’attualità.

La title-track apre il disco ed è una sorta di manifesto,un’osservazione (che condivido in pieno) senza peli sulla lingua sul nostro paese che sta autodistruggendosi (“Accendo la tv/tra grilli parlanti e bandiere di vecchi colori/che gridano cose diverse/ma appena li senti/sono solo rumori(….)l’italia è il paese della memoria/di una generazione che non farà storia/l’italia è il paese delle reazioni/ma pretendiamo le rivoluzioni (…)è un po’ che sto pensando di andarmene da qua/e tu ci stai pensando di andartene da qua”?):musicalmente,Adolfo continua nella grande tradizione dei cantautori settantiani,e non sfigura davanti ad essi,perchè è un  po’ il “continuatore” di quelle atmosfere tipiche (ascoltare per credere!).

“Chiara che pensi” è una ballata notturna ed avvolgente che parla di disillusione su un mood molto “americano”,tipicamente rock;e la disillusione è anche il pane di “Tempo Tecnico” (Ho letto Kerouac,poi Hemnigway/ho ascoltato i Beatles e i Rolling Stones/ma non ho capito chi siamo noi/che impariamo il mondo con l’i-phone”),un reggae amaro che fotografa alla perfezione la nostra e la nuova generazione e gli anni confusi che viviamo.

La modernità a tutti i costi che ci sta schiacciando è l’argomento di “Touch screen”,una delicata ballata acustica che sembra suggerire il ritorno a rapporti più umani,dove il “calore” non è separato da un freddo schermo;”Il tempo dell’amore” ha un mood decisamente settantiano (col fender rhodes del maestro Vince Tempera in evidenza) ed indaga,appunto,sull’amore o sull’illusione di esso (“Il tempo dell’amore non coincide mai(…) quando è per te,non è per lei”).

L’amore-o la sua assenza-si ritrova anche su “L’amore paziente” (“voglio un amore paziente/un amore che aspetta/che beva il mio vino/e non abbia mai fretta”),un bellissimo brano dall’eccellente poesia,che ha potenzialità da grande singolo;anche “canzone semplice” ha un grande potenziale,e sembra svelare quello che penso da sempre,ovvero che la semplicità sta alla base dei grandi capolavori e che non è necessario fare chissà cosa per mantenere viva l’attenzione (basta,appunto..:”una canzone semplice/come la pasta al pomodoro(…)pochi accordi e una chitarra”,come dice lo stesso Adolfo).

“Come si coltivano i fiori” è una ballata ironica che fa riflettere (“son rimasto qua in provincia per amore/roba da matti”),un invito a prendersi i propri spazi e a non perdere tempo inutilmente (l’amore è solo una delle chiavi di lettura,e solo un pretesto per parlare anche d’altro);”dietro le nuvole” è una canzone più introspettiva,ma non meno solare come andatura,e rileva pensieri più meditabondi.

Chiude il disco “A cena da soli”,una ballata che parla apparentemente di solitudine,ma in realtà non è affatto un brano malinconico:a volte occorre riflettere e stare da sé,per apprezzare meglio anche gli altri (Ed il resto).

Direi che si tratta di un bel disco,con ottime composizioni,che conferma il talento innato di DECECCO:che ci crediate o no,ma il nuovo cantautorato di classe,passa anche da qui….Ascoltatelo e seguitelo,qui c’è davvero cibo per la mente!

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