QUINTETTO ESPOSTO “Al pianterreno” (autoproduzione)

In questa serata piena di freddo e pioggia,quale migliore occasione per scaldare l’animo con un po’ di buona musica?

E l’occasione si fa interessante,se si ascolta il Quintetto Esposto,la band proveniente da Brescia,di cui ho già parlato qualche mese fa,in occasione del loro precedente lavoro,l’EP “naufraghi”.

“Al pianterreno” è il loro primo full-length,e non tradisce le aspettative:alcune canzoni erano già note al pubblico per essere state pubblicate nel primo mini,ma in questo caso riverniciate a nuovo;altre sono nuove di zecca…In entrambi i casi,il risultato è eccellente.

“Gitana”,ad esempio,è uno dei  brani che si erano potuti ascoltare nel disco precedente:ma qui la registrazione è più curata,anche se l’arrangiamento non si discosta troppo dalla prima versione.

Stesso discorso per “Ballata del Naufragio” e “Per Elizabeth”:le canzoni funzionano oggi come allora (le nuove versioni sono anche leggermente più lunghe),e la registrazione è ottimale,superiore a quella passata (per ulteriori precisazioni vi rimando alla vecchia rece qua: http://www.audiofollia.it/la-musica-dautore-del-quintetto-esposto.html ).

Per quel che concerne i pezzi nuovi,si continua all’insegna della qualità,con quel mix di influenze cantautorali e ricordi progressive (caratteristica tipica del gruppo) e “Corridoio di anime”,non sfugge certo alla categoria,con la sua intricata andatura gitana dettata da un infuocato organo anni ’70 (e dalla spericolata chitarra acustica),e con le sue liriche che ironizzano sul successo ad ogni costo e sulla faciloneria di certi talent show (“una corrida di anime/infrangendo ogni limite/una sola vertigine/dietro un sogno inviolabile”).

“La vecchia Betsie” sta al numero 4 (del disco,ovviamente) ed è una ballata che pare uscire da un noir degli anni ’50 (o-se preferite-da un film di Woody Allen),per la sua atmosfera retrò e da pub fumoso;un’andatura jazzata e alcoolica è l’asse portante del brano,che svela la maestrìa dei nostri,in tutto il suo raffinato splendore.

La title-track è un viaggio lungo più di 8 minuti,una canzone d’amore originale e mai banale (“la bellezza del tuo volto/è condanna e assoluzione”,una delle più belle frasi mai cantate in un disco!),dall’andatura quasi sognante e decisamente “progressiva”,ma sempre alla maniera del Quintetto Esposto:personale,cangiante,sofficemente jazzata ….

“Capri” è un’insolita riflessione con ritmo sornione,un inedito samba cantautorale dalle liriche meditative (“e io continuo questa rotta/che di prove per me ne ha molte/stolto buffone della sorte,che guardo oltre le apparenze”);su “Notti di liquore”,tornano sembianze alcooliche,tra alternative rock e segmenti funkeggianti:una canzone che è quasi un manifesto autobiografico (“siamo quelli che non tornano/oramai ci siamo persi/cinque volti in mezzo al buio/e quest’ultima canzone”)….togliamo il quasi, probabilmente lo è.

Intelligente e perfino poetica, “chiamata alle arti”,una canzone che è anche un invito chiaro all’arte come presa di coscienza e come “salvezza” per l’uomo;”Sipario” è il finale dal mood cantautorale (ma al tempo stesso rockeggiante),un saluto riflessivo ed agrodolce (“entrambi sappiamo che Morfeo è lontano/il suo canto incantato noi non sentiremo/la notte ci lascia un pensiero comune/cercar di capire se il destino ci tiene”) con la consueta eleganza che caratteristizza il gruppo.

Un disco veramente bello ed in grado di emozionare,con delle canzoni che mescolano in egual misura poesia,bellezza sonora e schiettezza:una gradita conferma,quindi,che evidenzia ancora una volta di più il talento di questi ragazzi,già incredibilmente maturi sia come attitudine sia a livello tecnico/compositivo.

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