AGOSTO SU MARTE “Agosto su marte (canzoni per ferie alternative)” (autoproduzione)

Gli Agosto su Marte sono una formazione alternative pop-rock nata dalle ceneri degli Urlautori:in questo esordio autoprodotto,scorrono via con piacere 9 canzoni accattivanti e scintillanti,nate dalla penna di Claudio Garda,che della band è il principale autore nonché cantante/chitarrista (gli altri membri sono:Tancredi Randisi (chitarra),Marco Smeraldi (basso),Alessandro Sortino(batteria) e Rita Giusino (piano,glockenspiel,cori)).

L’inizio è decisamente accattivante e sottilmente Beatlesiano:”Un caffè”,una canzone che pare traghettare un mood anni ’60 ai giorni nostri,con attitudine indie (e c’è pure un curioso campionamento da un programma tv;Augias?).

Anche “Dylan” continua su questi sentieri di pop rock raffinato,tra leggera malinconia ed orecchiabilità british,con delle belle liriche di contorno;”Inno alla lentezza” è un vero e proprio manifesto che condivido in pieno,ed è anche un brano più vicino all’indie rock tradizionale,ma con delle belle e robuste chitarre in evidenza nel ritornello.

“AIC” ha una struttura curiosa,tra strofe darkeggianti e ritornelli psichedelici (anche le liriche seguono un po’ quest’attitudine);”I cani randagi” svela delle influenze cantautorali,mescolate però ai consueti ritornelli irresistibili (“i cani randagi non sanno di esserlo/è questo il bello/non li si addomestica”) e nuovamente a brevi accenni psych qua e là.

“Alla deriva” è un’altra bella canzone,che alterna momenti quieti e meditabondi ad altri più corposi e potenti,oltre a numerosi (ed insoliti) cambi di tempo,che donano un’originalità tutta particolare al pezzo,sempre in bilico tra sentimenti solari e raffinata malinconia.

“Come nel tennis” è un’ironica e al tempo stesso dolceamara rock ballad (“hai una racchetta al posto del cuore”) che si evolve in qualcosa di differente nella parte centrale (tra indie e hard R&R) per poi ritornare all’atmosfera tipica della canzone.

“Fuggo” è il perfetto brano pop,con una certa poesia enigmatica di fondo (“voglio andare al fiume/per immergere le mani/perdendo ogni contatto con gli umani”);anche in questo brano,c’è un cambio di tempo stile giostra che traghetta improvvisamente il pezzo in un’atmosfera straniante,quasi onirica,prima che si ritorni alla quadratura delle strofe.

Il finale è “La vedi anche tu quella luce dal cielo”,una ballata tra lo psichedelico e l’ironico (“cosa può succederci/con un bicchiere di vino e 4 allucinogeni/la vedi anche tu quella luce dal cielo/sarà un’astronave che ci porta lontano,non si sa bene dove/di sicuro altrove”).

Agosto su Marte:una bella sorpresa davvero;una band che sa scrivere delle canzoni accattivanti ed ha trovato una formula vincente,tra semplicità e ricercatezza sonora…Davvero bravi!

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