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Kandirù
I Kandirù nascono nell’ottobre del 2013 dal nucleo di una band isolana attiva nei percorsi underground della musica sarda, i Fratelli Detroit. Il nome Kandirù è preso in prestito da un pesciolino sudamericano che si insinua all’interno di altri esseri viventi diventando, così, parte di quell’organismo che lo ospita.
La musica della band può essere definita come eclettica e visionaria, capace di unire mondi sonori apparentemente distanti come l’afro-beat, l’elettronica e la melodia europea. Sette elementi provenienti da esperienze musicali diverse ed a volte contrapposte si uniscono per dare vita ad una miscela che assomiglia ad una panoramica musicale del 900. |
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Talibam! feat. Alan Wilkinson & Peter Evans
Matthew Mottel (sintetizzatore), Kevin Shea (batteria), Alan Wilkinson (sax), Peter Evans (tromba)
Dopo l’incredibile successo ottenuto nel 2013 col loro concerto sul palco di Sant’Anna, in compagnia di Alan Wilkinson, i Talibam! tornano alla carica rincarando ulteriormente la dose di alienazione musicale, allargando la band a un quartetto unico e certamente esplosivo.
Oltre al sax di Alan Wilkinson, ad accompagnare la lucida follia musicale delle tastiere di Matthew Mottel e della batterista di Kevin Shea, avremo quest’anno la possibilità di lasciarci incantare dalle opulente improvvisazioni della tromba di Peter Evans.
Dal 2003 i Talibam! pompano coraggiosamente diversità musicale attraverso le casse dei palchi jazzistici più importanti al mondo. Nonostante la rudimentalità della loro iniziativa agisca da costante deterrente, il duo rimane devoto alla convinzione che l’applicazione della diversità nel suono sia di massima importanza per l’apprezzamento della diversità tra esseri umani. L’obiettivo ultimo dei Talibam! è e rimarrà quello di creare musica dal rispetto, ed essere rispettosi dei matrimoni tra le ideologie più disparate, legate assieme da competenza e curiosità.
I Talibam! hanno lavorato sodo per unire proseliti al loro processo; solamente negli ultimi anni i Talibam! hanno collaborato col leggendario neo-dadaista Yanasuo Tone al MoMA, commpletato tre residenze a New York, registrato 3 album, completato 4 tournée in Europa e collaborato con la famosa coreografa Karol Armitage per una compagnia di danza.
Il loro ultimi album sono una disinvolta detonazione pop consacrata alla liberazione del flaneur contemporaneo (la cui intuizione si unisce in una danza cosmica rivoluzionaria proprio a causa di tutto ciò che lo circonda ed educa) e provano ulteriormente la produttività imitativa di questo elegante duo.
Alan Wilkinson, nato a Manchester, iniziò la sua carriera da sassofonista dopo aver conseguito una laurea in belle arti. Il suo sogno iniziale era infatti quello di diventare un pittore. Durante gli ultimi anni di studi si convertì alla musica, abbracciando la fede del sax alto e unendosi a gruppi musicali, tra cui i Crow, alla fine degli anni ’70, per i quali divenne ben presto membro fondamentale e costante ispirazione. La band ebbe subito successo e dopo una tournée in Belgio e Olanda Wilkinson decise di abbandonare i suoi sogni da artista e diventare musicista a tempo pieno. Nel 1979 fondò una nuova band e iniziò le sperimentazioni con composizioni, libere improvvisazioni e altri strumenti, principalmente percussioni. Nel 1982 iniziò una fruttuosa collaborazione con Peter Brötzmann, Barry Guy, Fred Van Hove, Keith Tippett, e Phil Wachsmann, diventando compagni affiatati che continuano tuttora instancabilmente a produrre nuovi progetti e suonare sui palchi di tutto il mondo. Durante gli anni ’80 Wilkinson divenne una figura di rilievo nella scena della libera improvvisazione Londinese, collaborando con numerose formazioni e musicisti quali Hession, il pianista Akemi Kuniyoshi e il batterista Steve Hubback. La lista dei nomi dei musicisti che da allora hanno affiancato Wilkinson sui palchi di locali e festival jazz internazionali è sterminata, sicuramente meritano menzione le collaborazioni con Barre Phillips, Ernst Reijseger, Don Byron, Ikue Mori e Phil Minton
A soli 33 anni, Peter Evans è già considerato uno dei più importanti trombettisti americani attualmente in opera. Rivolto principalmente all’avant-garde e alla libera improvvisazione, Evans collabora con una moltitudine eterogenea di band appartenenti alla scena musicale di New York. Il suo primo album solista “More is More” l’ha visto protagonista di incredibili virtuosismi, quali estreme dissonanze, multifonie, respirazione circolare e tecniche avanzate di cui si è fatto padrone. Evans è leader di un quartetto con Tom Blancarte al basso, Brandon Seabrook alle chitarre e Kevin shea, col quale suona all’interno della band radicale Mostly Other People Do the Killing, alla batteria. Assieme a Blacarte, Evans è anche alla guida di un quintetto con Carlos Homs al piano, Jim Black alla batteria e Sam Pluta alla chitarra. Gli studi in tromba classica eseguiti al conservatorio di Oberlin, Ohio, hanno dato ad Evans una solida base su cui espandere la conoscenza e l’uso della tromba. Negli ultimi anni Evans ha allargato enormemente il suo panorama musicale, passando dal jazz classico e musica da camera barocca fino a avant-garde improvvisative e esperienze sonore con band sperimentali come gli ElectroAcoustic di Evan Parker.
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Peter Evans
A soli 33 anni, Peter Evans è già considerato uno dei più importanti trombettisti americani attualmente in opera. Rivolto principalmente all’avant-garde e alla libera improvvisazione, Evans collabora con una moltitudine eterogenea di band appartenenti alla scena musicale di New York. Il suo primo album solista “More is More” l’ha visto protagonista di incredibili virtuosismi, quali estreme dissonanze, multifonie, respirazione circolare e tecniche avanzate di cui si è fatto padrone. Evans è leader di un quartetto con Tom Blancarte al basso, Brandon Seabrook alle chitarre e Kevin shea, col quale suona all’interno della band radicale Mostly Other People Do the Killing, alla batteria. Assieme a Blacarte, Evans è anche alla guida di un quintetto con Carlos Homs al piano, Jim Black alla batteria e Sam Pluta alla chitarra. Gli studi in tromba classica eseguiti al conservatorio di Oberlin, Ohio, hanno dato ad Evans una solida base su cui espandere la conoscenza e l’uso della tromba. Negli ultimi anni Evans ha allargato enormemente il suo panorama musicale, passando dal jazz classico e musica da camera barocca fino a avant-garde improvvisative e esperienze sonore con band sperimentali come gli ElectroAcoustic di Evan Parker.
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Bandakadabra
Carlo Petrini, giornalista, fondatore di Slow Food, l’ha definita una “fanfara urbana”. Calzante definizione per una marching band che fa della città il suo panorama d’elezione e della strada non solo il luogo in cui esibirisi, ma anche dove tratte ispirazione.
Nata nel 2005 a Torino, la Bandakadabra ha saputo percorrere negli anni un percorso artistico che l’ha portata prima a esplorare le sonorità della musica balcanica e mitteleuropea, per poi approdare su un repertorio originale in cui prevale l’influenza jazz e latin.
I brani sono composti da Massimo Rossi, sassofonista della band con una sensibilità artistica poliedrica, capace di spaziare tra generi diversi con intelligenza e raffinatezza.
Nel 2013 il gruppo cambia pelle, stile e formazione: alcuni componenti lasciano la band che si arricchisce di giovani musicisti con una solida esperienza live (Africa Unite, Sweet Life Society, Persiana Jones).
L’elemento teatrale resta affidato alla verve dissacrante dell’istrionico percussionista Gipo Di Napoli, front-man storico del gruppo. La Bandakadabra inizia così a offrire spettacoli ironici e surreali, dove la musica si unisce all’improvvisazione e al teatro. Il risultato di questa sovrapposizione di stili è uno show musicale trascinante che in pochi mesi raggiunge le 60 repliche in giro per l’Italia e all’estero.
L’avvenuta maturazione del gruppo è inoltre testimoniata dal livello delle collaborazioni realizzate negli anni: oltre ad aver ospitato nei suoi live Carlo Actis Dato, Gianluigi Carlone (Bada Osiris) e Roy Paci, nel 2013 la fanfara torinese inizia a lavorare con i Marta sui Tubi, uno dei gruppi più interessanti della scena musicale italiana, il poeta Guido Catalano, autore di composizione ironiche e stralunare, e Fabio Barovero, musicista, compositore e produttore artistico.
Capace di affrontare sia concerti itineranti che da palco, la Bandakadabra ha prodotto due album ed è stata coinvolta nelle registrazioni del live dei Marta sui Tubi nella raccolta “Balkanica!” dei FeelGoodProductions nel disco di natale pubblicato da Federico Siriani, nelle colonne sonore dell’ultimo film di Davide Ferraio, scritte da Fabio Barovero, e nel disco d’esordio della Banda Elastica Pellizza, vincitrice della Targa SIAE Tenco nel 2009
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