OLDEN “Sono andato a letto presto” (autoproduzione)
Il nuovo disco di Olden lo attendevo da tanto (e non solo io!):avevo parlato della sua precedente fatica discografica su 24 meridiani,il sito dove scrivevo prima e….il disco mi era piaciuto davvero molto,quindi l’attesa era davvero molta!
Adesso Olden-o meglio Davide Sellari-ritorna con un nuovo,bellissimo album,completamente diverso dal precedente,ma che continua il suo percorso legato alla musica di qualità.
Innanzitutto,c’è una novità:questo nuovo disco è interamente in italiano;e se il precedente sembrava proseguire su coordinate indie folk/alternative,qui il nostro continua la grande tradizione cantautorale italiana ,ovviamente con la sua personalità e con inedito ardore,senza abbandonare comunque le sonorità acustiche,che di tanto in tanto riaffiorano,ma in maniera diversa.
Veniamo al contenuto di questo incredibile disco adesso…..
Bellissimo è l’inizio,affidato alla struggente “Un gioco”,che sarebbe piaciuta-ne sono certo-al Gaber del “teatro canzone”;questo perchè c’è un pathos tutto particolare nei versi evocativi (“la vita è un gioco,un gioco lungo che poi sempre dura poco/un gioco idiota che vuoi non finisca mai”) che ci riporta alla mente la poesia e anche la pungente disillusione cara al signor G….Ovvio,però,che è solo un rimando,perchè Olden ha la sua personalità e la sua voce,bella e particolare,che emoziona e commuove subito,come solo lui sa fare.
“Bonnie” è un brano più solare,un ritratto poetico su una ragazza indimenticabile (“Bonnie ha gli occhi grandi e dolci di stupore/tu che già non puoi scordare più il suo nome/lei che ti ha insegnato a non avere fame/sotto un cielo nuovo dopo il temporale”);il sound veste di nuovo la canzone d’autore-come accennavo nell’introduzione-in maniera delicata e splendente,il connubio tra testo e musica difatti è particolarmente riuscito.
“Febbraio” è una canzone lievemente ombrosa,ma non cupa:è semplicemente l’osservazione di una storia che accade (o che finisce?) in questo mese,e di come è curioso il fatto che l’inverno si sposi alla perfezione con essa (degna di nota l’orchestrazione sullo sfondo,degna del miglior Reverberi:insieme alla voce e alle parole di Olden,emoziona non poco).
La capacità di raccontare storie non si esaurisce ed ecco arrivare “Perla nera”,un altro bel ritratto di donna (“arrivò come arriva un temporale/ha visto te e non te lo sai spiegare”),con un tappeto “spagnoleggiante” di chitarre e persino una fisarmonica dal sapore folk,sullo sfondo:i punti di riferimento del sound qua sembrano provenire dal glorioso cantautorato di fine anni ’70 (De Gregori,De Andrè) traghettato ai giorni nostri con una sensibilità tutta nuova.
“Senatore Bailey” è una ballata malinconica ed enigmatica,dal risvolto dolce-amaro ma anche delicatamente poetico;pure “Anche un saluto” continua su questo sentore di spleen,con grande trasporto e con qualche ricordo d’altri tempi:è una canzone d’amore non convenzionale (” e allora non diventare anche tu una foto bruciata dal sole/perchè le tue parole mi fanno viaggiare,da lì non saprò più tornare”).
“Ti sei mai chiesto” presenta tastiere e fisarmoniche avvolgenti in primo piano,oltre ad un bel tappeto di chitarre elettroacustiche ( e tromba) che pone l’accento su tonalità scure:non si assopisce l’amore per una certa malinconia di fondo e per certe sonorità “vintage”;”Ogni secondo nasce un fiore/ma tu hai sempre altro da fARE/guardi altrove e te ne vai/passa accanto a te l’amore,ma tu non lo riconosci”canta Olden con disillusione,e ritrae spietatamente la fretta e la superficialità di questi tempi moderni.
Con “Un successone ” si ritorna su un mood più solare ed allegro:il brano è probabilmente autobiografico,in quanto narra la storia di un cantautore sincero che si scontra con la vacuità e la falsità dei produttori moderni (e del circo mediatico che gira intorno ad essi).
“Perugia” è una canzone dolce dedicata alla città dove vive Olden,ma che intreccia allo stesso tempo ricordi e amore,con un feeling molto sentito:probabilmente la mia canzone preferita del disco (ma la scelta è ardua,data la grande qualità di tutto il materiale qui contenuto!).
Anche “Poi” è una canzone dedicata al flusso dei ricordi e alle riflessioni del presente (“perchè scegliere una strada lentamente/ti allontana il vento,intanto soffia via i tuoi passi”);anche qui emozioni e commozione a cadere…..davvero,Olden conosce il segreto su come far venire la pelle d’oca,e lo fa con apparente semplicità!
Chiusura umbratile con “La casa che non c’è”,un altro bel brano che svela perfino un insolito tocco progressive a tratti (in maniera minimale,però).
Un ottimo lavoro che stupisce ed affascina con la sua intrigante maestrìa poetica:sì,perchè Olden è un poeta moderno,uno dei pochi rimasti ancora in giro….oppure è un pittore musicale che nella sua tela,dipinge le sue colorate emozioni giorno dopo giorno,come tanti tasselli che riassumono il vivere quotidiano.
Se avete amato il “vecchio” Olden,questa è una piacevole sopresa;se non l’avete mai sentito prima,sarà allo stesso modo una bellissima sorpresa…..Consigliatissimo a chi vuole emozionarsi ascoltando vera musica,e a chi è stanco delle banalità che vengono trasmesse dai media ogni giorno:qui veramente si respira una boccata d’aria creativa come non si sentiva da tempo!
Bravo Davide!

