A cura di Francesco Lenzi

GALONI “Troppo basso per i podi” (29 records)
Emanuele Galoni è un nuovo interessante cantautore,al suo secondo lavoro solista,che uscirà il 20 di questo mese.
Le undici tracce di questo nuovo “Troppo basso per i podi” emozionano raccontando storie quotidiane di vita vissuta con semplicità e originalità.
“Spara sui treni” apre il disco con dei reverse psichedelici innestati su una melodia malinconica dettata dal pianoforte:la personalità di Galoni è subito in evidenza,con un songwriting inedito e dalla metaforica poesia che presenta più chiavi di lettura (”se hai fame veramente strappami la carne/l’amore fa ingrassare,mica digiunare/mordimi le mani,che siamo fottuti/il futuro è dei vegetariani”),così come l’ottima voce,personale quanto basta per essere piacevolmente riconoscibile.
“Per vederti partire” è una ballata acustica dalle influenze country e folk rock (per certi versi un po’ Dylaniana come andatura);si parla d’amore in maniera unica e come sempre personale (“c’ho messo tempo per trovarti,c’ho messo poco per capirti/c’ho messo meno per amarti,c’ho messo niente per vederti partire”).
“Carta da parati” è uno spaccato d’ attualità a volte amaro,in cui amore e precarietà s’intrecciano con interrogativi talvolta beffardi (“l’amore progredito quanto spende di benzina?/facciamocela a piedi questa storia”);un bellissimo brano in cui parole e musica si fondono alla perfezione (lo sfondo è emozionante e perfino struggente).
L’amore per le atmosfere acustiche è uno dei tratti distintivi dell’album,e non si smentisce su “Il migliore dei cecchini”,una canzone dall’impronta tipicamente cantautorale (che ricorda la grande tradizione dei ’70 di questo genere):le parole sono evocative e affondano le lame su ricordi personali (“ricordi,mi dicevi,nemmeno il migliore dei cecchini/è capace di colpire la tua sensibilità”),con poesia e capacità descrittiva unica.
“Ballata sulla gru” è un’ottima canzone a sfondo sociale,cantata con convinzione e dal testo originalissimo,mai scontato (“sempre in culo agli operai,troppo bassi per i podi/non ci saliranno mai,eppure li hanno costruiti”);tornano le influenze folk rock “settantiane” e c’è perfino un po’ di sarcasmo qua e là (“hai provato a far l’amore con le mani sudicie di grasso? (…)dormi,ronfa e scopa/Senza materasso”).
“I navigatori” è una ballata malinconica e rarefatta:torna l’amore,narrato sempre con originalità e con una certa poesia di fondo,tra malinconia ed ironia (mai sopra le righe); “Ho perso palla a centrocampo” affronta di nuovo l’attualità attraverso pensieri personali in cui tutti si possono ritrovare (“di tutto quello che decideranno/saremmo gli ultimi a saperlo” commenta Emanuele con lucida rassegnazione,anche se è sempre la freschezza dell’amore a vincere,nella sorpresa del finale).
“Tu dì loro che sto bene” è una sorta di blues cantautorale che ricorda stilisticamente il De Andrè più enigmatico (“e poi dì loro che sto bene/e che staranno bene le mie rughe sulle pieghe delle mie camicie a righe”);”Autostrade per i cani” continua su di un mood luminoso,con la poesia di Galoni che si fa più visionaria ed evocativa (“troppo silenzio abbiamo sprecato per paura di tacere/avessimo parlato meno,oggi sapremmo cosa dire”),ed un ritornello irresistibile (“attraverserò i tuoi occhi sulle strisce pedonali/i tuoi occhi silenziosi,autostrada per i cani”).
“Primavere arabe” è una canzone pacata in cui s’intrecciano personaggi e storie,con l’inconfondibile capacità descrittiva del nostro;”Nobel” è il gran finale,una bellissima dichiarazione d’amore (“altro che penicillina,altro che fiori in endovena/a te il nobel per la medicina/già m’immagino la scena”) con una musica estremamente orecchiabile e fresca,godibilissima,sullo sfondo,una sorta di ninna nanna folk rock.
Davvero un bel disco questo;e Galoni è un cantautore che ha tantissime cose da dire,e lo fa bene,con schiettezza e licenza poetica,tenendo sempre viva l’attenzione ed emozionando con le sue storie di vita….Uno dei migliori cantautori tra le “nuove leve”,senza alcuna ombra di dubbio.

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