APPINO, IL CANTANTE DEGLI ZEN CIRCUS,

 

VINCE IL PREMIO OPERA PRIMA CON “IL TESTAMENTO”

 

USCITO A INIZIO 2013 PER LA TEMPESTA DISCHI

 

 

 

Qui di seguito

 

Il comunicato ufficiale del PREMIO TENCO

 

Il comunicato del disco

 

 

 

 

 

 

 

comunicato 2.10.2013

 

 

 

APPINO, CESARE BASILE, NICCOLÒ FABI E MAURO GIOVANARDI

 

I VINCITORI DELLE TARGHE TENCO 2013

 

LA PREMIAZIONE AL MEDIMEX DI BARI L’8 DICEMBRE

 

 

 

Sono Appino, Cesare Basile, Niccolò Fabi e Mauro Giovanardi i vincitori delle Targhe Tenco 2013, proclamati stamattina a Sanremo, all’apertura del Premio Tenco, ovvero la 37a Rassegna della canzone d’autore. Le Targhe sono i riconoscimenti ai migliori dischi dell’annata assegnati dal Club Tenco in seguito a un referendum, giunto alla 30a edizione, tra i giornalisti musicali italiani.

 

 

 

La cerimonia di premiazione si svolgerà, grande novità di quest’anno, la sera di domenica 8 dicembre nell’ambito di una manifestazione di alto rilievo come il Medimex di Bari, il salone dell’innovazione musicale promosso da Puglia Sounds, in programma da venerdì 6 a domenica 8 dicembre. La serata di consegna delle Targhe 2013, come di consueto con le esibizioni degli artisti premiati, si terrà al Teatro Petruzzelli di Bari e chiuderà il fitto programma del salone musicale rivolto al pubblico e agli addetti ai lavori.

 

 

 

Nella sezione “Album in assoluto dell’anno” la vittoria è andata a Niccolò Fabi con Ecco, seguito dai Baustelle con Fantasma e da Francesco De Gregori con Sulla strada. Più distaccati sono arrivati Francesco Guccini con L’ultima Thule e Alessandro Fiori con Questo dolce museo, quindi Alessio Lega con Mala Testa.

 

 

 

Tra gli “Album in dialetto” è stato un trionfo quello dell’album omonimo di Cesare Basile, con molti voti di vantaggio su Giulia Daici con Tal cil des acuilis e sul Collettivo Dedalus con Ammâšcâ. Con ulteriore distacco si sono classificati nell’ordine: il Canzoniere Grecanico-Salentino con Pizzica indiavolata, Tonino Zurlo con L’ulivo che canta e i Gatti Mézzi con Vestiti leggeri.

 

 

 

La sezione “Opera prima” ha visto prevalere Appino per Il testamento, con un buon vantaggio su Emanuele Belloni con E sei arrivata tu, Lorenzo Monguzzi con Portavèrta e Cosmo con Disordine. A distanza Marrone Quando Fugge con Il pre-fagiolismo.

 

 

 

Nell’unica sezione riservata agli interpreti di canzoni non proprie, ad affermarsi con ampio margine sono stati Mauro Ermanno Giovanardi & Sinfonico Honolulu con Maledetto colui che è solo. Secondo posto per Gerardo Balestrieri con Quizás, terzo per Andrea Tarquini con Reds! Canzoni di Stefano Rosso. Poi Patrizia Cirulli con Qualcosa che vale e Zibba e Almalibre con E sottolineo se.

 

 

 

Le Targhe Tenco non sono assegnate dal Club Tenco ma da una giuria alla quale vengono chiamati più di 200 giornalisti (di gran lunga la più ampia e rappresentativa in Italia in campo musicale), il cui voto avviene in due fasi. Con la prima vengono selezionati i 5 finalisti (o più, in caso di ex aequo). Con la seconda, appena svoltasi, viene proclamato il vincitore di ogni sezione.

 

 

 

Negli ultimi cinque anni la Targa Tenco per il miglior disco è andata nel 2008 ai Baustelle, nel 2009 a Max Manfredi, nel 2010 a Carmen Consoli, nel 2011 a Vinicio Capossela, nel 2012 ex aequo ad Afterhours e Zibba & Almalibre. Quella nella sezione dialetto, nel 2008 a Davide Van De Sfroos, nel 2009 a Enzo Avitabile, nel 2010 a Peppe Voltarelli, nel 2011 a Patrizia Laquidara e Hotel Rif, nel 2012 ancora a Enzo Avitabile. La Targa come opera prima ha visto primeggiare nel 2008 Le Luci della Centrale Elettrica, nel 2009 gli Elisir, nel 2010 Piero Sidoti, nel 2011 Cristiano Angelini, nel 2012 Colapesce. Fra gli interpreti hanno vinto: nel 2008 Eugenio Finardi con Sentieri Selvaggi & Carlo Boccadoro, nel 2009 Ginevra Di Marco, nel 2010 Avion Travel, nel 2011 Roberta Allosio, nel 2012 Francesco Baccini.

 

 

 

Maggiori informazioni sulle Targhe, con le preferenze dei singoli giurati per i dischi finalisti, si possono trovare sul sito ufficiale www.clubtenco.it

 

 

 

La Rassegna si apre oggi e si svolge per quattro giorni, fino a sabato. Le serate si svolgono al Teatro del Casinò, con la regia teatrale di Michelangelo Ricci e le presentazioni di Antonio Silva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il primo disco solista di Appino degli Zen Circus con una band d’eccezione:

 

Giulio Ragno Favero e Franz Valente del Teatro degli Orrori

 

 

 

APPINO

 

Presenta

 

IL TESTAMENTO

 

La Tempesta Dischi

 

Distribuzione: Universal

 

Data di uscita: 5 marzo

 

 

 

Esce il 5 marzo per La Tempesta/Universal “Il Testamento”, primo disco solista di Andrea Appino, voce e penna degli Zen Circus. 14 Canzoni prodotte insieme a Giulio Ragno Favero con tre temi ben precisi: la famiglia, il proprio ego, la schizofrenia. Un disco fortemente voluto da Appino che dice: “E’ la totale liberazione dei miei dolori più profondi, la vera e difficile storia della mia famiglia usata come veicolo per una terapia di gruppo, necessaria e a tratti violenta”.

 

 

 

A coadiuvare Appino in studio Giulio Ragno Favero al mixer ed al basso e Franz Valente alla batteria, ovvero la base ritmica del Teatro Degli Orrori, oltre al contributo di vari ospiti fra cui Rodrigo d’Erasmo (Afterhours), Marina Rei, Tommaso Novi (I Gatti Mézzi) e molti altri. Una collaborazione che porta le canzoni in territori oscuri e densi, dove il cantautorato figlio degli anni ’70 di Appino si mescola all’impatto frontale di un rock che dona lucidità e forza maggiore alle sue parole, in merito alle quali dice: “dentro a questo disco alcuni dei testi più belli che io abbia mai scritto, ne sono sicuro”. Infatti Appino ha lavorato alle canzoni di questo disco per molti anni: “Alcune hanno preso forma addirittura otto anni fa, le ho tenute da parte per il momento giusto che oggi è arrivato. C’è sicuramente meno ironia di molti dei brani più conosciuti che ho scritto per gli Zen, ma di certo non viene meno quel cinico e ghignante disincanto che nasconde in realtà un amore davvero grande per tutto quello che mi circonda. Con questo lavoro non voglio fare la morale a nessuno -aborro la morale- semplicemente ho aperto una parte di me che ho sempre avuto paura di mostrare e credo vivamente che le paure vadano combattute e vinte, sempre e comunque.

 

 

 

Tracklist:

 

01 Il Testamento

 

02 Che il lupo cattivo vegli su di te

 

03 Passaporto

 

04 Lo Specchio dell’anima

 

05 Fuoco!

 

06 La festa della liberazione

 

07 Questione d’orario

 

08 Fiume padre

 

09 Solo gli stronzi muoiono

 

10 I giorni della merla

 

11 Tre ponti

 

12 Godi (adesso che puoi)

 

13 Schizofrenia

 

14 1983

 

 

 

TRACK BY TRACK

 

 

 

Il testamento

 

Dedicata velatamente a Mario Monicelli, che ha scelto “l’eutanasia” scagliandosi dalla stanza d’ospedale dove era destinato a morire affetto da un male inguaribile. Da questo suo gesto un immaginario testamento sull’importanza della scelta, anche quella di morire, ma solo dopo aver scritto liberamente la propria storia.

 

 

 

Che il lupo cattivo vegli su di te

 

Una ninna nanna al contrario: il lupo cattivo veglia sui bambini mentre è la città con tutti i suoi abitanti il vero mostro.

 

 

 

Passaporto

 

Il tempo scivola via e questo è un fatto, con lui se ne va anche la famiglia che continua a perpetuarsi tramite i figli. Migliorarsi è possibile solo grazie al passaporto che ci lascia viaggiare oltre i confini che ci siamo imposti dentro di noi, non farlo è come vivere per procura.

 

 

 

Lo specchio dell’anima

 

Affrontare se stessi come il peggiore nemico, perché quello siamo.

 

 

 

Fuoco!

 

Quando l’amore è l’unica ancora di salvezza, c’è qualcosa che non va. Credo davvero che l’amore sia molto ma non tutto, ci vuole anche il fuoco.

 

 

 

La festa della liberazione

 

Pezzi della mia famiglia e di altre a me vicine uniti in una canzone dedicata alla libertà. Compito dei rami è allontanarsi il più possibile dalle radici, restandone però saldamente attaccati come ci ricordano gli Uochi Toki in “Libro Audio”.

 

 

 

Questione d’orario

 

Una “usanza” in voga anni fa: l’esilio coatto di una madre colpevole di essere rimasta incinta di un’altro uomo, il ritorno a casa con il nuovo nato che sarà una vergogna vivente per il marito.

 

 

 

Fiume padre

 

Il Po, fiume padre Italico, una piccola cittadina della piana, la voglia di scappare aggrappandosi ossessivamente a chi si ha vicino come fosse l’unica salvezza: scappare non funziona mai.

 

 

 

Solo gli stronzi muoiono

 

Una frase di Monicelli come risposta alla domanda “Non ha paura di morire?”. Da bambini si è decisamente più lucidi riguardo la morte e l’odio. E come in “Che il lupo cattivo…” spesso i nostri migliori alleati sono le cose che ci dovrebbero fare paura.

 

 

 

I giorni della merla:

 

Tramandare i propri mostri convincendosi invece di amare alla follia. E di chi è la colpa, se una colpa c’è?

 

 

 

Tre ponti

 

Nascosta fra le parole una storia semplice: una donna ed il suo uomo, una figlia e la miseria a farla da padrona.

 

 

 

Godi (adesso che puoi)

 

Frase che nasconde una rassegnazione di fondo da parte di chi la usa: quando si smette di godere e perché spesso a costruire l’altrui rassegnazione ci si mettono così d’impegno i propri cari?

 

 

 

Schizofrenia:

 

Di nuovo il rapporto d’amore / odio con se stessi ed una malattia che troppo spesso crediamo lontana anni luce da noi.

 

 

 

1983

 

Una storia tutta Italiana: la generazione dei miei genitori arriva matura negli anni di piombo e si ritrova con dei figli, la rivoluzione gli passa accanto, subito dopo il grande discorso di Natale 1983 del presidente Pertini l’ottimismo e la televisione diventano una religione: i figli di colpo son grandi e si ritrovano smarriti in un paese che nessuna delle due parti ha mai davvero voluto.

 

 

 

 

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