Quando si pensa di aver ascoltato tutto….bè.,poi capita tra le mani un dischetto davvero interessante che ti fa ricredere e ti fa ben sperare per il futuro per la musica.
E’ quello che è capitato a me con “Palepolis” di Ben Slavin,un cantautore americano che vive a Napoli da tempo:si tratta di un bel lavoro con delle ottime canzoni dentro,suonate e composte con il cuore;la voce di Ben,personale e molto bella,fa il resto,oltre alla indubbia capacità compositiva…La scena è quella indie folk-rock americana,più o meno,ma reinterpretata con fare personale….ed il disco è veramente vario,c’è davvero di tutto al suo interno,ma con una spiccata matrice “d’autore” in evidenza (e che fa la differenza).
Apre la poetica “Beauty & filth”,dalle delicate influenze country:già da questo primo brano,si capisce che Ben non è artista da sottovalutare o ignorare….Pura bellezza sonora che lascia il segno nell’ascoltatore.
Si prosegue con la più movimentata e rockeggiante “Unacessible”,in cui una morbida introspezione si sposa ad un’andatura irresistibile:un brano perfetto,che fa “viaggiare” con la mente e rilassa,con la sua estrema orecchiabilità (senza essere affatto banale).
“Tie and bound”,per contrasto,è una ballata soffusa e malinconica,mentre “Poulenc’s grave” è un brano insolito e più elaborato,che evoca lontane arie irlandesi e perfino il fantasma di Tim Buckley come attitudine,con un sottile retrogusto vagamente folk progressive.
Si continua con la delicata armonia di “For free”,dalle venature quasi soulful ed il country della title-track,passando per l’inquietudine di “Lucia lies in purgatory”,che fa intravedere una verve più sperimentale,in cui le influenze folk vengono ribaltate e trasformate in un mantra dark lievemente psichedelico molto suggestivo.
Il gusto per raccontare storie personali con fare inedito e squisito si ritrova anche su “Eruption,floods and signora Concetta”,un brano in cui torna un mood decisamente più rock;”As we grow older” è un momento pacato e più meditativo,mentre “Home” è il finale in cui torna un deciso sapore “americano”,con la sua andatura folk/country rivisitata in chiave moderna e “alternativa”.
Un bell’album,e un cantautore che vi stupirà con le sue incantevoli canzoni.


