COCKOO ”Buongiorno”

I Cockoo sono una band proveniente da asti e questo è il loro secondo lavoro,dopo un primo disco uscito nel 2009(“la teoria degli atomi”)e due demo più vecchi(uno dei quali creò un notevole seguito di culto in rete,grazie al free download).

“Buongiorno”è un disco incentrato su una storia unica,quella di un individuo che,risvegliandosi,vede e avverte le cose su una prospettiva diversa,più ampia….una sorta di concept album non dichiarato…sì,perchè se si ascolta bene e a fondo il rock melodico dei Cockoo , troveremo un filo rosso che lega tutte le 12 storie di questo disco.

Musicalmente, i Cockoo si muovono nei sentieri di un pop rock melodico arricchito di elettronica,gradevole e introspettivo.

Questo è evidente fin dal primo brano,”Le distanze(solo lamenti)”,in cui la melodia e le tastiere dal sapore pop si sposano decise alle chitarre e alla sezione ritmica,che svelano una matrice più rock.

Le liriche affrontano le responsabilità della persona(“le distanze che non so sentire più/e mi sembra di scoppiare adesso/ogni giorno che mi passa in testa,tu/sai dividere,buttando il resto”);se si è coscienti delle proprie azioni,non si giudicherà tempo perso quello che si fa,sembra suggerirci il cantato.

“Casa”è un brano dominato nell’introduzione da inquietanti tastiere,quasi come un’orchestra distorta(e vagamente prog è l’incipit del brano,complice un synth che ricalca il moog),mentre il ritornello è il perfetto incrocio tra cantato pop e rock cadenzato(memorie alternative dietro l’angolo):la”casa”del titolo,in realtà,non è solo l’abitazione,ma il nostro io interiore(“col senno di adesso/tutto è semplice/pulisci le scarpe,stai per scendere/faccio entrare te,a prendermi/cerco nella mia gabbia toracica un qualcosa che si possa definire casa”).

“Baby”è una ballata insolita,una lovesong introspettiva dai battiti elettronici,ma essenzialmente dominata dalla chitarra acustica;l’osservazione del mondo attraverso occhi innamorati,è una proiezione di sé stessi(“vedo sogni di altre vite/quelle che vorrei provare/le pretese di cambiare/per poterti solo amare”)….il crossover tra pop,rock ed elettronica è sempre vincente e abbastanza personale,non si fa mai a meno della melodia,ma nemmeno delle chitarre poderose,e questo è ottimo.

Più riflessiva e meditativa è”La parte più eterna del mondo”,un dialogo tra il figlio e la propria madre(“è la storia che parla di noi/quella che raccontavo a mia madre/in un giorno di rabbia e pietà”),adornato da arpeggi acustici e qualche accennto in reverse ,il tutto traghettato su un’ottica molto melodica(ma originale) e moderna,complice anche l’uso della tastiera.

Le tastiere dal sapore electro ritornano prepotentemente su”Nel bianco dei tuoi occhi”,un brano molto riuscito e tra i migliori del disco:darkeggiante,dotato di un arpeggio chitarristico molto carico di spleen(che si tramuta in un riff affilato nel ritornello);la “trama”del pezzo gravita intorno al rendersi conto di quanto importanti sono certe persone solo quando esse non sono più con noi(e quindi,troppo tardi)….il brano ha un sapore cinematografico,molto al passo con i tempi….

“La leggenda personale”è una canzone ispirata al libro”L’alchimista”di Paolo Coelho:ovviamente il “feeling”del libro è riletta in chiave rock(“se ti riconoscerai/la fortuna è questa qua,ma non ti basterà/ecco,in questo c’entri tu/a cambiare la realtà/finchè ti servirà”);le ritmiche si fanno più dure(ma senza esagerare),e la malinconica melodia è molto bella….e ritorna una sottile inquietudine(come il gusto per un mood”da film”….vuoi un po’ per la storia,vuoi un po’ per le atmosfere molto particolari)…uno dei brani che preferisco dell’intero lavoro!

“Il mio corpo”punta ancora su riflessioni inquiete;è una ballata essenzialmente acustica dagli spunti interessanti e meditativi,sia musicalmente che liricamente(“dolce illusione il tempo/come la pazienza che ci consuma dentro/mentre soffro attendo di spegnere le fiamme,comandare il vento”)….e questa inquietudine continua a riflettersi su”Supernova”,anche se stavolta il ritmo accellera,e siamo dalle parti di un hard rock moderno e futuristicamente melodico;l’osservazione di una stella(“sei supernova finchè il nero non ti abbraccerà”)che in realtà è una metafora per descrivere quanto fallace sia l’essere umano,destinato a spegnersi un giorno(“ col tempo il buio che sta brillando ancora/nuove scie mi porterà/vuoti d’aria pura”).

Le parole nei Cockoo sono molto importanti,almeno quanto la musica:e”Kafka”ne è un esempio palese,anche se le parole stesse vengono viste da una luce diversa:quante volte noi stessi fraintendiamo i discorsi?Quante volte le parole acquistano un significato differente?”Se le parole potessero servire sai,io le userei,mi disse lei”canta Andrea in maniera perfettamente credibile;anche le citazioni Kafkiane sono usate in maniera introspettiva(la parte musicale riflette le andature cangianti della canzone,in quanto affiorano dei vaghi ricordi progressive rock,ovviamente filtrati verso un’ottica più moderna…accenni che appaiono in vari momenti del disco,ma che qui risultano più evidenti).

Bello il finale,dal sapore heavy,con i riff chitarristici che s’intrecciano all’ariosità delle tastiere.

La title-track è una ballata acustica che spiega e riassume l’intero disco,ed è quello che spiegavamo poco fa:un risveglio che non è solo fisico,ma anche interiore(“sono l’uomo che ha dormito così tanto e tanto a lungo/fino al giorno che ha scoperto di esser altro/tra tutte quelle voci che mi assillano la testa/adesso basta/dietro di me,che cosa resta?/sono come una valigia che contiene forse 100,1000 vesti/ma io non sono quelle vesti/perchè sono la valigia”).

Forse il mio brano preferito in assoluto del disco,perchè assolutamente esplicativo.

Le simbologie e le metafore sono un po’ un concetto ricorrente nel disco dei cockoo,e non fa eccezione il penultimo pezzo,”la cometa”,che oltre a rievocare nuovamente le stelle,lo fa proprio mentre ci avviciniamo alla fine del disco(la cometa intesa come coda).

Musicalmente è un brano sempre al passo coi tempi,con le tastiere in evidenza,nel quale il protagonista traccia un parallelo cometa/consapevolezza di sè(ennesima,riuscita metafora;”l’universo cambia quando illuminerò l’ombra che ho di me”è la frase-chiave che riassume il tutto).

Bello il solo di chitarra,che dona profondità al brano,quasi una canzone nella canzone,semplice ma non banale.

L’album si chiude con”Lady G”,e la consapevolezza diventa infine realtà:il risveglio accennato su”buongiorno”,viene esplicitamente analizzato qua…a volte è più facile modificare sé stessi e le nostre percezioni sbagliate(“lady g non ha più paura(…)brucia i suoi giudizi(….)sceglie di cambiare)”e d’improvviso il mondo ci sorride,coscienti che non si può cambiare cosa ci circonda,se prima non cambiamo prima un po’ il nostro”vivere”(ed gli errori personali insegnano).

Un album ottimamente suonato e composto questo dei Cockoo che dietro un’apparente scorrevolezza,svela un’anima intensa e filosofica:e se le cose vanno come m’immagino(dato l’appeal assolutamente radiofonico dei brani),i Cockoo diventeranno famosi ed il loro messaggio positivo risuonerà in molte case.

Me lo auguro di tutto cuore,perchè la band è formata da veri musicisti,e crede fermamente in ciò che scrive….la passione e l’emozionalità intensa traspare in tutto il disco,e non viene mai meno…sicuramente questo è un disco di cui sentiremo ancora parlare,e a lungo.

Un ultimo cenno prima di andare,alla line-up della band..i Cockoo sono:Andrea Cerrato-voce,chitarra;Alberto Tebani-tastiere,synth;Luca Genta-basso;Silvio Colombari-batteria,percussioni

 

 

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