DADAMATTO “Rococò” (la tempesta dischi)

I Dadamatto sono la dimostrazione che nel 2014 si può incidere un disco di pop-nell’eccezione più nobile del termine-raffinato ed elegante, in maniera personale.

Sì,perchè “Rococò” è fondamentalmente un album pop,o meglio pop rock, con un’atmosfera fuori dal tempo:difatti alcuni episodi potrebbero uscire da un vecchio cassetto di fine 1969, oppure dagli anni ’80….tutto l’album è permeato da un mood molto particolare e difficilmente incasellabile in una data e forse nemmeno in un genere, alla fin fine…

Prendiamo ad esempio l’inizio:già dal “Prologo”, ma soprattutto nella successiva “Marina”,il sound “orchestrale” ricorda quello delle band che a fine ’60 passavano dal beat al progressive….Immaginate di salire in una caleidoscopica giostra (grazie alla luminosa tastiera e alla vertiginosa chitarra) e verrete catapultati in un’atmosfera tutta particolare:a questo,poi,si uniscono reminiscenze “cantautorali” ed una voce che ha sicuramente imparato bene la lezione di certo romanticismo e post-dark anni ’80.

Anche “Pluridimensionalità” si muove entro questi territori (immaginate dei Baustelle parecchio più alternativi e sottilmente psichedelici, ma soprattutto influenzati dai tardi anni ’60/primi ’70,e avrete una vaga idea del risultatO);”A due passi dal mare” è una canzone spumeggiante,in cui l’attitudine “cantautorale” è più evidente,e con perfino un po’ d’ironia in più (“e Gino lassù/seduto sul molo/si guarda l’uccello/e si sente piùsolo”),con un fondo agrodolce.

Lo spleen è una componente della musica dei Dadamatto e si ritrova pure su “Orte”,seppur una certa ironia non svanisca nemmeno qua,tra ricordi Beatlesiani e schegge intellettuali che piacerebbero sicuramente ai Bluvertigo più morbidi; ”America” è una sorpresa che vede la partecipazione di Emidio Clementi, il mitico frontman dei Massimo Volume,ed un ritornello accattivante e pungente al tempo stesso (“ e nonostante tutto l’america son 50 anni ormai che strozza Cuba”).

“Arrivederci” è malinconica al punto giusto (ma con una melodia scorrevole che evoca gli anni ”80) ed è incentrata su una figura femminile,che narra la sua storia in prima persona; ma la parte centrale svela perfino ricordi psichedelici,grazie anche alle scale orientali dell’organo e della chitarra elettrica.

Ma il disco scopre man mano anche altre anime: ”I cinque dell’Ave Maria”,per esempio, è un sarcastico bozzetto folk (“avevano vent’anni e alla sera si drogavano come degli eroi”),i n cui tornano memorie cantautorali;”Insieme” è una delle tracce più belle del disco,adornata da una struggente e rilassante chitarra,non priva però di ritmo (c’è anche un curioso harmonium sullo sfondo,mentre le liriche continuano ad essere intelligenti ed interessanti:stavolta sono i rapporti sentimentali ad essere presi in esame).

“Epilogo” è il classicheggiante finale,che chiude con ariosa malinconia il lavoro.

Un disco senz’altro interessante,che sfugge le definizioni,dall’ anima “leggera”in evidenza-che poi tanto leggera non è-ma che unisce vari momenti e varie “emozioni”,all’insegna della classe e della musica d’autore;ed una band che non può passare inosservata,per via di un’abilità indiscussa nello scrivere e anche per la sua personalità,davvero notevole.

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