EDITH AVEVA UN FONDO NICHILISTA”Edith a.u.f.n. (Seahorse recordings)”

Ci sono dei gruppi che fin dal nome scelto evocano qualcosa ed incuriosiscono.

Gli Edith aveva un fondo nichilista(o,più semplicemente,Edith A.u.f.n.)fanno parte di quella schiera….ed il bello è che le premesse del nome sono mantenute tutte,essendo la loro musica di notevole interesse.

La band si è formata a Chieti 8 anni fa e solo oggi arriva all’esordio discografico;è composta da Matteo Dossena(voce,chitarre),Enrico Legnini(Chitarre),Ivano Legnini(basso,contrabbasso elettrico),Graziano Zuccarino(batteria)e Ivana Bevilacqua(flauto traverso,xilofono,nocette).

Ma che musica fanno questi Edith a.u.f.n.? Sicuramente è rock,ma un rock caleidoscopico,a volte psichedelico,a volte con reminiscenze progressive,sicuramente alternativo e con lievi influssi”post”.

Alla fine,però,quello che conta è che la materia di cui è composto questo cd è 100% Edith A.u.f.n.

Parliamone in dettaglio….perchè nonostante sia solo una mezz’oretta di musica,si tratta di un ottimo lavoro,pieno di bellissime tracce.

Gioiose e scintillanti chitarre aprono il disco con”Tram Tram”:un brano che mescola attitudine”indie”a riminiscenze vagamente vintage,a tratti psichedeliche.

Le liriche sono introspettive,ma allo stesso tempo dirette,di sicuro con più chiavi di lettura(“sono stufo di me/il mio tram tram in una preghiera per me/vedi che ti spiegherei il corano ma lo dovrei leggere”)che girano intorno ai rapporti personali.

Ombrosa e misteriosa è”Gwen”:grandissimo come sempre il lavoro delle chitarre,tra arpeggi elettrico-acustici e improvvisi glissando affidati alla slide;è un brano onirico,notturno,dai risvolti progressive(inteso in maniera”minimale”)e cantato in inglese.

Davvero fascinosa la sua andatura,che si trasforma più volte,a volte con cadenze insolite,e nel finale con dei segmenti post-rock originali.

“Mezz’ora”è una breve traccia acustica,dalle influenze westcoastiane;il testo è come sempre curioso e si presta a vari significati (“vivo con altri 100 e non mi lascio andare/sarei un buon attore/ma creperei di fame”),avvolgente l’arpeggio di chitarra che dona al brano un mood “pastorale”(e decisamente pinkfloydiano).

Mai titolo fu più appropriato come per”Mesmer”:difatti questa traccia è molto delicata,affidata sempre a degli arpeggi di chitarra come sempre molto soffusi ed onirici…anche se subito dopo fanno capolino distorsione e sezione ritmica che disegnano sentieri di post-rock sognante e rilassante;e le liriche sono in contrasto con questo dolce e arioso mood,risultando riuscitamente impenetrabili e personali(“La bufera,poi…libera già sei tu/e uccideranno me”),leggermente amare(ma la lettura,si sa,potrebbe essere diversa).

Una ballad apparentemente intimista è anche”Operai”,con il tintinnare delle corde della chitarra (nell’introduzione) che donano un aspetto insolito alla canzone…prima delle deflagranti distorsioni che riportano il brano su territori decisamente più rock e “acidi”.

Il finale è una riuscita e psichedelica jam tortuosa e visionaria.

Le atmosfere struggenti e rarefatte sono un po’ il leit-motiv del disco:”haiku”è bellissima,e ricorda (nella voce) un po’ i Verdena più rilassati e “spiritati”e alcune cose dei Motorpsycho.

Anche le liriche sono sempre molto interessanti(“e questi lacci stringono/prega per noi,madre/che fuggirò/questi padroni devono morire”)e si prestano anche a connotazioni velatamente”sociali”(ma non solo).

Probabilmente la mia preferita del disco,ma la scelta è veramente difficile,perchè il cd è davvero riuscito in tutti i sensi;nel finale appaiono suggestioni orientali e psichedelico-progressive in salsa straniante,dominate dal flauto e da ipnotici intrecci chitarristici.

Con”Le ore”si torna su atmosfere più pastorali e acustiche,riflessive ed intimiste(“Ho scolorato le visioni/non ricordo perchè Dio si posasse su me/disse”Sono io,più profondo di te””);ma il sentimento generale è molto solare e traspare anche dell’ironia appena accennata,mai sopra le righe.

Introdotta da violino e flauto,”Nel selvatico”spinge ancora di più su atmosfere progressive(mi verrebbe quasi da dire da “dark sound”seventies-style)e si ha proprio l’impressione di trovarsi in una foresta di notte:le atmosfere sono volutamente oscure,ma melodicamente perfette,con testi enigmatici(“Nero corallo sono/sei la mia tana/elimina tutto attorno/eliminati da te/tu sei me/parte del mio colore”)….l’intreccio elettroacustico delle chitarre fa il resto,e si mescola in un’orgia di colori e suoni,con i flauti che dialogano con la 6 corde nel finale e la precisa sezione ritmica.

Spettrale e convincente,anche questo è un brano decisamente superlativo e riuscito,che ci riporta-come dicevo poco fa-in un’atmosfera anni ’70,quasi”ossianica”,degna dei Black Widow più cauti.

Elementi progressive e psichedelici,mescolati a sentori di post-rock si ritrovano anche su”Una volpe”,che è secondo me una riuscita critica alla società consumistica moderna e sull’ignoranza della gente(o almeno credo,perchè il testo non lascia molti dubbi a riguardo,anche se non si può mai sapere:”masticata merda di qualità/consumata in sacche di umanità/non ti vogliono”).

Come sempre ben curate e dosate le code strumentali,fresche e mai banali,melodiche ma ben strutturate e una voce cauta,pacata(in questo caso c’è anche un po’ di delay sul finale),perfetta per gli intarsi del tappeto in sottofondo;i pochi secondi finali sfumano in un’inedita accentuazione noise,che si spegne subito in dissolvenza….

Il finale del cd è una ballata cantata in inglese,ed affidata solo a chitarra e voce:un breve sigillo diretto e dall’inconfondibile aroma di rock-blues rurale che chiude il disco…ma come le ultime note finiscono,si ha subito voglia di riascoltare il cd dall’inizio….

Davvero un gran bel disco questo,e la band sicuramente geniale:è vero che il gruppo ha aspettato tanto prima di esordire,ma questo non ha fatto altro che giovare alla loro musica e alle loro scelte stilistiche ,perchè si è presentato sul mercato con un full length già maturo e privo di momenti morti,con delle soluzioni artistiche ben dosate e calibrate.

Difatti credo che sia le canzoni che il sound e gli arrangiamenti siano tutti al loro posto,non ho nulla da obiettare verso questi Edith A.u.f.n…..un disco davvero interessante,caldamente consigliato a tutti gli amanti di un certo tipo di sonorità,ma anche a chi cerca originalità e cura nel rock indipendente.

Come dice sempre un mio amico”c’è vita nella moderna psichedelia”:se volete delle conferme a questo detto,le troverete qui,nelle spirali avvolgenti e dolci che adornano queste 10,meravigliose tracce sonore.

 

 

Immagine

Webzine

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *