FALLEN:”Secrets of the moon” (Psychonavigation records)

Torna il prolifico musicista toscano noto col monicker The Child of a creek con un album in uscita il 17 aprile …stavolta però,con alcune sostanziali differenze.

Innanzitutto cambio di nome artistico per l’occasione (che diventa Fallen) e anche di direzione musicale:non che l’ambient fosse esente dai suoi precedenti lavori (ricordate lo strumentale “hidden tales & other lullabies” da me recensito mesi fa?),ma stavolta è decisamente “dichiarato”e maggiormente in evidenza.

Ad ogni modo,questo “Secrets of the moon” è un album bellissimo e di sicuro interesse,che aggiunge qualcosa alla particolare musica di Lorenzo;6 tracce strumentali ampiamente evocative,un vero e proprio viaggio interiore in cui il nostro fa tutto da solo,alternandosi a vari strumenti (synth ed ogni sorta di tastiera,ma anche chitarra,oboe,percussioni).

Apre l’album il lungo viaggio notturno e misteriosamente onirico della title-track,che non sfigurerebbe in una colonna sonora;un trip interiore carico di luci ed ombre perennemente in bilico,ma dall’affascinante mood sonoro.

Non meno misteriosa l’andatura di “Golden dust (the vanishing)”,anche se sempre molto rilassante e godibile ,seppur con quel particolare appeal “introspettivo” e darkeggiante che è una delle caratteristiche del sound targato Fallen/The Child of a Creek.

“Ravenhand” è forse il mio brano preferito (anche se è difficile sceglierne uno:tutto il cd è valido!);il mood oscuro,coi suoi arpeggi malinconici in minore e le varie stratificazioni sullo sfondo ,mi riportano alla mente le cose migliori della scena tedesca dei ’70 (Popol Vuh,Ash Ra Tempel),ma anche i dischi ambient di Burzum,come “feeling enigmatico” tradotto in sound.

“Of dreams and wounds” ha un’atmosfera ancora più meditativa ed introspettiva:sottilmente psichedelica a tratti,carica di spleen cosmico in altri momenti;”Cosmos” è il brano più lungo del lotto,una sorta di ambient “progressiva” avvolgente,che affascina:l’alternarsi di dinamiche enigmatiche e scorrevoli è ancora una volta riuscito ed interessante,a metà tra melodie colme di relax e momenti più scuri (ma non meno godibili).

“At the end of the world” è la traccia conclusiva,ampiamente luminosa e distensiva:è un brano che genera positività nell’ascoltatore,grazie alle avvolgenti tastiere che risultano accattivanti e melodiche;ma nel finale,arrivano anche delle suggestive parti di chitarra…..e sembra di viaggiare alla scoperta di lontani mondi meravigliosi,mentre ascoltiamo il tutto.

Un disco molto bello e ricco di sfumature diverse,che lascia intravedere ulteriori nuovi e inediti sviluppi futuri:sicuramente un album che sorprende,e incatena l’ascoltatore alle casse dello stereo…..Una volta che il tasto “Play” è schiacciato,si viene catapultati in un mondo magico da cui sarà difficile distaccarsi. Provare per credere

COPERTINA FALLEN_THE CHILD OF A CREEK

 

 

 

 

 

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