Diventa sempre più un impresa, col passare del tempo, trovare gruppi e artisti innovativi, qualcuno che sappia tracciare nuovi percorsi musicali, nuove idee…nuovi credi, o che per lo meno riesca ancora a sfruttare al meglio e sapientemente i vari canali e sorgenti già presenti, indipendentemente dalle richieste di mercato. In questo grande “imperativo” musicale, in questi ultimi anni, hanno trovato una propria dimensione i Fitz & the Tantrums, poliedrica e coraggiosa band di Los Angeles, capitanata da un dandy atemporale che prende il nome di Michael Fitzpatrick, in arte “Fitz”, sapiente e visionario cantante grande appassionato delle sonorità 60’s della Motown (Soul, R&B, Funk) e della New Wave di prima scena (Depeche Mode, Soft Cell, Ultravox, Duran Duran, ma anche le leggendarie colonne sonore di Giorgio Moroder).

Infatti Fitz e soci, dopo il grande esordio a nome di “Pickin’ Up the Pieces” del 2010, intrigante mix musicale sempre in bilico tra indie e pop sintetico, firmano un contratto con l’Elektra e tornano sulle scene musicali con quest’ultimo e imprevedibile lavoro dal nome “More Than Just a Dream”. Titolo più che azzeccato dal momento che il buon Fitz ha deciso dopo i grandi consensi raccolti all’esordio di “sognare” più in grande e, spinto dal desiderio di spiegare le sue “ali creative”, rivoluziona ulteriormente insieme alla sua band. Per cui suoni più alleggeriti (notabile dalla quasi totale mancanza di chitarre e un suono più “robotico” della sezione ritmica, figlio proprio del sound ottantiano) e più eterei e profondi tramite una presenza più massiccia e sentita di tastiere e sintetizzatori, già notabili dall’opener “Out of My League”, ma anche in “Last Raindrop” e “Fools Gold”, delineando ancora di più gli amori, le passioni musicali di Fitzpatrick, oltre a un degno manifesto revival di sonorità che in gran parte si sono perse negli anni. Ed è proprio in questo ambito il gruppo va a puntare: da una parte a recuperare e reinserire quelle atmosfere, un po’ per malinconia e un po’ per alienarsi dal solito, prevedibile mercato musicale, e manca pure una voglia a spingersi oltre il solito stallo. Ciò nonostante va detto che il gruppo americano gioca pure molto su sonorità commerciali, giocate su motivetti orecchiabili e catchy, come in “Spark” o nella già citata “Out of My League”, senza però mai mancare a scelte più raffinate (vedi “The Walker” o “Break the Walls”). D’altro canto l’album presenta pure alcuni riempitivi, specie nella seconda parte del LP dove risulta essere un po’ fiacco: un peccato per un lavoro così ricco di spunti e potenzialità.

In conclusione, che tu sia un malinconico di un sound retrò, navigato tra i ‘60 e gli ‘80, o in cerca di un album disinteressato e dall’ascolto facile ma di continuo ammaliamento, questo lavoro farà sicuramente per te, memore del fatto che, partendo da queste caratteristiche, continuerà a catturarti l’attenzione e a fartelo amare nel tempo…e poi chissà, sarà il tempo a decidere se sarà stato un totale flop o un’ulteriore sfida musicale vinta da questa intrigante band. Menzione a parte merita pure l’eccezionale cantante Noelle Scaggs, fondamentale sia nei cori che come seconda voce nella ricerca di un sound più corposo.

Voto: 7

Fitz & the Tantrums - More Than Just a Dream

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