GIOVANNI MARINELLI “Oniria”

Giovanni Marinelli è un cantautore rock attivo già da diversi anni, dapprima con una band (i Qasar), poi come solista:”Oniria” è il suo secondo lavoro, che arriva 4 anni dopo il precedente (in realtà l’album è uscito anno scorso, ma l’ho scoperto solo ora!).

“Oniria” è un lavoro robusto, dotato di canzoni energiche ma melodiche, dall’appeal “radiofonico” molto evidente, anche se non calcolato: ed è proprio per questo che le tracce funzionano con naturalezza!

“Confusione” è l’opening track, che getta uno sguardo su quello che sarà il disco: puro rock catchy,adornato da chitarre potenti, tra riflessione ombrosa (“e provo a riordinare pensieri e parole/ma mi sento incapace a poter mettere(ordine e regole/quando ho bisogno di disordine”) e corposità hard.

Introdotta dal ticchettio dell’orologio, l’introspettiva “Non svegliatemi” che è appunto una fuga quasi onirica dalla realtà: ”Credi che sia vero ciò che senti in giro?” s’interroga Giovanni sul tappeto di un rock melodico fresco e godibile,dall’appeal moderno.

“Paura di che” presenta invece un’insolita introduzione affidata ad un sample cinematografico,mentre il sound continua tra hard rock e melodia,con un testo più ombroso del solito (“non hai paura di un altro sbaglio/Non hai paura di tutto il tuo orgoglio”), ma sempre attivo sulla sfera personale.

“Cielo e polvere” è una ballata e svela un lato più intimista,più “pop” (ma sempre sposato al rock,anche se più leggero in questo caso); ”La mia storia” continua su segmenti autobiografici (“quello che sono è tutto qua/la mia storia,un percorso,la mia età”) e la musica ritorna più possente e graffiante.

Anche “Un attimo” continua un po’ su questo sound rock,che coniuga come sempre melodia e chitarre affilate,anche se con un po’ più d’introspezione in evidenza:anche le liriche indagano su pensieri riflessivi.

E meditazione profonda pure nel testo de “Il giardino del mondo”,dall’andatura più straniante-dove il rock si fa più “alternativo” e con qualche leggera inflessione psichedelica (ma non troppo) “tra le righe”;”In ogni parte di me” è un’amara canzone d’amore e di abbandono (“comincio a credere che non in ogni parte di me/non ho più bisogno di te”), il lato più pop di Marinelli (anche se pur sempre di classe!).

Su “Panta rei” si torna al rock, con dei riff chitarristici quasi stoner nelle strofe; la metafora del pazzo come chiave per la libertà è molto affascinante,e si stende su un sound melodico ma deciso; ”Pur di arrivare” è ancora più insolita,e tornano anche le rimembranze oniriche, con un riff orientaleggiante sullo sfondo,che sa anche di post grunge e psichedelia umbratile: l’amarezza che s’intravede in altri tasselli-quelli dedicati all’introspezione-del disco,qui è più darkeggiante ed in qualche modo “estremizzata” (“sono alla fine del corso/non so che fare/forse ho sbagliato percorso pur di arrivare”)…Probabilmente il mio brano preferito dell’intero lavoro, per la sua particolare atmosfera e per il suo sfogo a cuore aperto (anche se con più chiavi di lettura).

“Livide bugie” è l’ultima ballata e chiude il disco con fare malinconico e notturno;si parla d’amore con sentimento e struggente spleen,e le note di pianoforte amplificano questo particolare mood.

Disco frizzante e che si fa ascoltare tutto d’un fiato,con alto potenziale:sì, perché tutti i brani potrebbero essere dei potenziali hit,ma con la “qualità” dalla loro parte,sia in fase di arrangiamento che di composizione/esecuzione.

PS: piccola curiosità. Nella copertina del disco, oltre ai ringraziamenti, ci sono anche dei “Non-grazie” a chi non ha creduto nel progetto, a tutti gli arrivisti del mondo e a tutti i disfattisti possibili, oltre ai soliti criticoni “che ti dicono sempre cosa fare”; una nota simpatica che condivido in pieno, bravo Giovanni!

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